Al ritorno dai Territori, stetti davvero male.

Avevo pensato di andare anche a Gaza, ma mi dovetti arrendere.
Non ho molte difese, davanti al dolore altrui, me la cavo meglio con il mio.
Stetti male, malissimo, e poi decisi che era arrivato il momento di riprendersi, e me ne andai sul Mar Morto.
In effetti, non esiste luogo più tranquillo al mondo; nemmeno nel mare c’è vita, appunto.

Il guardiano dell’ostello era un bel giovanottone da kibbutz, col suo bravo mitra ed un taglio di capelli legge/ordine.
Non c’era veramente un piffero da fare, lì, se non passare le giornate coperta dal fango miracoloso, galleggiare come un salvagente nell’acqua, saltare sulle pietre con un mezzo pensiero rivolto all’eventuale scorpione, fare il paio di km dal mare all’ostello con il vestito ben bagnato addosso, per non stramazzare dal caldo.
E strabuzzare gli occhi davanti ai bimbi ortodossi col cappotto.

Cercavo il vuoto, dopo Ramallah, e lì c’era tutto il vuoto del mondo.

Io e il giovanottone incrociammo gli sguardi, facemmo amicizia, la sera riempivamo il vuoto chiacchierando sdraiati sul prato.
Io, lui e il mitra.
“A che ti serve, il mitra, qui?”
“Di là c’è la frontiera giordana, e comunque è per la sicurezza.”
“Ma si può attraversare, il Mar Morto…?”
“No. Qualcuno ci ha provato, ma non è possibile…”

Rabin era vivo, quell’estate.
Il giovanottone mi disse che la pace non ci sarebbe stata: “Figurati, come possono avere uno Stato sparso qua e là? E le frontiere? E le strade per raggiungere i vari pezzi del loro ipotetico Stato?”
Ci rimanevo male, mentre lo ascoltavo (“Ma… Rabin ce l’avrà una risposta, per questo, immagino…”) ma continuavo a comporre il mio personale puzzle della situazione, ed ascoltavo.
Mi spiegò che non era felice, l’infanzia nei kibbutz….”Sei sempre in gruppo, non vedi mai tua madre… fin da quando sei piccolo.”
Si vedeva, che ci aveva sofferto.
Il Sabato non fumò, perchè non si fuma di Sabato.
Da accanita fumatrice, non me ne facevo una ragione: “Vabbe’, ma se il problema è accendere il fuoco, non potete lasciarne uno acceso in anticipo??”
Mi guardò come si guarda l’Occidente decadente: “Questo è barare, non ha senso.”
Un templare, per quanto l’espressione possa apparire fuori luogo.
Mi disse una brutta frase: “Arabs only understand power.”.
Proprio così, queste esatte parole.
Pensai: “Non è vero”, e rimasi zitta.
Non ti viene mai voglia di polemizzare, lì.
Perchè non ha senso e perchè, più che altro, ti senti triste.

Anche a Ramallah non ci credevano, alla pace.
Io, con un palestinese che simpatizzasse per Arafat, non sono mai riuscita a parlarci. Mai incontrato uno.
Anche se lo so, che non rappresento un campione statistico degno di nota.
Tutti quelli che ho visto, comunque, erano simpatizzanti di Hamas.
E i manifesti di Arafat, in giro, erano scarabocchiati, e non erano certo i suoi simpatizzanti, a prendersi la briga di parlare, spiegare, portarti in giro con le macchine con le famose targhe blu, che altrimenti nei territori non potevi entrare.
Suona strano, dirlo da qui, ma lì Hamas era come un semplice partito politico, una cosa normale, è lì.
La gente lo dava per scontato.
Mi sentivo con lo stupore che doveva provare, qualche anno prima, un cittadino USA di fronte al fenomeno del PCI: una cosa da extraterrestri, vista da fuori, e banale vista da dentro.

Per me fu un sollievo, attraversare la frontiera e finire in Egitto.
E nulla può spalancarti il cuore quanto vedere arabi ed israeliane che amoreggiano in riva al mare, e si baciano e stanno mano nella mano, e ce ne sono a valanghe…

In Egitto (quel Paese è un sogno, dico davvero) mi scrollai di dosso la sensazione irreale, angosciante, che mi aveva trasmesso Israele: che, in tutto il Paese, gli unici a credere nella pace fossero loro due, Rabin e Arafat.

Poi tornai a Milano, e poco dopo uccisero Rabin.
Adesso Arafat è lì, al buio e senz’acqua.

C’è qualcosa, lì, che va al di là del concetto di ‘Paese in guerra’.
Credo che Zimba abbia torto, quando dice che al mondo non c’è solo Israele.
E’ come se lì ci fosse la sintesi di tutto ciò che è l’uomo, il destino umano, tutto.
Se anche ne rimanesse solo uno, di esseri umani, lì, forse sarebbe capace di farsi la guerra da solo.
Deve essere che è come un immenso specchio, Israele: noi siamo questo.
Nient’altro.