
A proposito di Moni Ovadia, ho trovato un sito che pubblica diversi suoi scritti ed interviste.
Non riesco a condividere ogni sua parola, ma capisco di essere, in questo, vittima della mortifera dinamica che, soprattutto negli ultimi due anni, ha sostituito la complessità con la contrapposizione, avvelenando davvero tutti.
Lui lo spiega bene qui.
E dice delle cose che mi fa piacere sottolineare, oggi che il buon senso sembra essere la cosa più sovversiva che c’è.
La lotta di Resistenza contro la barbarie nazifascista aveva cementato un rapporto di intima solidarietà fra ebrei e organizzazioni della sinistra protagoniste di quella gloriosa epopea di liberazione. Quel cemento si sta sfaldando a causa di una serie di concause e colpe fra le quali gioca un ruolo primario la rigidità ideologica di entrambe le parti. Di questo approfitta surrentiziamente la destra post-fascista ergendosi a nuovo difensore degli ebrei per il tramite di un rapporto acritico e strumentale con l’attuale dirigenza israeliana.
La destra di una volta sdoganata dalla sua posizione filo israeliana, avrà facile gioco a mettere in sinergia il revisionismo con il nuovo maquillage ?filosemita? per confinare l’antifascismo nel quadro angusto di un’ideologia veterocomunista, mentre qualsiasi democratico di buon senso sa quanto proprio in questo momento nel nostro Paese ci sia vitale urgenza di una profonda consapevolezza dei valori espressi dall’antifascismo.
Agli amici di Israele, ebrei e non ebrei, è richiesto di sapere distinguere fra le critiche. Se questo non avviene, se ogni critica diventa immediatamente antisemitismo e, se critico diviene sinonimo di infame, allora Israele diventa idolo e un Israele idolo non è più Israele.
Agli ebrei è chiesto di non dimenticare anche per sapere distinguere i veri amici dagli amici di comodo. L’isteria della fazione prevarica l’uso del pensiero e, quando questo accade, la grande questione ebraica diventa una questioncina rabbiosa.
