
Ho visto Il banchiere errante, ieri sera.
Seguo Moni Ovadia da parecchi anni, e non mi stanco del suo modo garbato, ironico, sofisticato ed enormemente umano di raccontare.
Amo molto chi lo sa fare.
Come ogni bambino sa, un bravo narratore di storie possiede le chiavi per rendere felice chi lo ascolta.
Dello spettacolo si dice che tocca i nervi ancora troppo scoperti di un antisemitismo…ecc. ecc.
Non so… a me è sembrato che la messa a fuoco ebraica fosse incidentale, relativa. C’è perchè è Moni Ovadia, quello che racconta.
Ma sarebbe possibile dire le stesse cose, attivare le stesse riflessioni partendo da qualsiasi altro riferimento culturale.
O, forse, la questione è proprio questa: l’universalità di quegli aspetti della natura umana che, di volta in volta, vengono considerati ‘ebraici’, ‘islamici’, zingari’ o quant’altro.
Tzk…
Insomma, quest’insistere sulla questione ebraica, nei riassunti dello spettacolo, mi pare fuori bersaglio rispetto alla sua essenza.
Moni Ovadia è un uomo di pace, e le sue critiche al mondo sono morbide nei toni, calibrate.
Lavora sull’includere, non sull’escludere. E’ raro che denunci senza lasciare una porta socchiusa al ritorno della ragionevolezza nel mondo.
Il concetto di ‘nemico’ gli è estraneo perchè, fondamentalmente, lo trova stupido.
Anzi, no: una volta disse: – Mi hanno chiesto se Haider mi fa paura. Assolutamente no. Mi fanno schifo i suoi elettori?”. , in una splendida intervista che consiglio a chiunque abbia qualcosa da imparare su Turchia, sefarditi, Mediterraneo e aria che tira sul mondo.
Ai portatori di certezze, no; non la consiglio.
(Mica male, Ovadia quando si incazza…)
Dicevo: non è che si parlasse proprio di ebrei, nello spettacolo di ieri sera.
Si parlava di denaro, e di tutti noi.
E, a un certo punto dello spettacolo, la sua voce (amplificata, durissima) ha fatto il suo riassunto della situazione attuale: – Ogni anno spendiamo milioni e milioni per gelati o cosmetici, mentre l’80 per cento dell’umanità…
E quello che diceva era terribile e, quando il discorso è finito, si sono accese le luci ed hanno illuminato la platea.
E il pubblico è esploso in quest’applauso scrosciante, ma la scena era assurda…. il palcoscenico buio, il pubblico illuminato in pieno, quell’accusa tremenda, e gli applausi.
La luce che diceva: “Guardatevi!”, e noi ad applaudire.
L’applauso come scarico di responsabilità.
Chissà se esiste, un pubblico capace di rimanere in silenzio, zitto, a quel punto dello spettacolo..
