
Non è la prima volta, che me lo chiedo.
Ok, lo capisco, Israele; ma quale prezzo è disposta a pagare, quella nutrita parte della comunità ebraica che ha abbracciato la destra, pur di stare dalla parte dell’antisemitismo odierno, quello contro gli arabi?
Berlusconi che rivendica le barzellette sull’Olocausto a dimostrazione di quanto siamo ilari, noi italiani.
Ma non lo vedono, che la stampa che oggi lo difende è la stessa dell’operazione di marketing chiamata ‘Israel day’ di qualche tempo fa?
In gara a sostenere i reciproci interessi più indicibili, facendo finta di non vedere l’ovvio: che questa destra, oggi, tace il proprio disprezzo per gli ebrei solo perchè è indaffarata a disprezzare ancora di più un altro popolo, un altro credo.
Poi lo sprazzo di sincerità, la forza liberatoria del “motto di spirito” berlusconiano… ma non lo vedono?
Ma non lo sentono, almeno per istinto?
Per questa destra (ma sarebbe chiaro anche a un cieco) gli israeliani sono degni di stima solo in quanto sterminatori di arabi e il filoebraismo è la tassa da pagare e, allo stesso tempo, il premio per il lavoro svolto.
Altro che kapò.
E si fa finta di non saperlo, di non accorgersene.
E la parola “antisemita” serve a criminalizzare quelli che denunciano i crimini contro i palestinesi.
Già.
Le barzellette sull’Olocausto di Berlusconi bisognerà dimenticarle in fretta. Conviene a tutti, in nome dell’interesse comune: sterminare arabi.
Bravi.

Condivido molte cose che hai scritto.
Sarebbe davvero melio avere una visione un po’ + aperta e guardare un po’ + in la del proprio naso o di quello che dicono i governi.
Mah speriamo nelle persone!
certe volte ho la sensazione (paura?) che tutto sia null’altro che lo specchio fedele della maggioranza di questo paese, della sua sciatteria, della sua distrazione, del suo disinteresse al mondo fuori dai propri balconi e dal proprio 7e30. Che non ricorda pi? cosa sono i kap?, che non sa pi? nemmeno i significati delle parole (territori occupati: sar? il nome di una regione, come baviera o cornovaglia, e non si chiede (pi?) se sono occupati da chi e perch?), che su quei drammi ha tirato la riga del “che s’ammazzino tra di loro, basta non vengano a mettere le bombe qui” (sentito con le mie orecchie…). Con pi? di qualche responsabilit? di una minoranza stanca, stanca di rimettersi ogni volta a spiegare daccapo. L’ho fatto anch’io, lo confesso, di girare tacchi, sguardo e energie al suono di qualche bestialit?. Invece no, non dovremmo mai essere stanchi.
Ma sai… un sacco di tempo fa, Do’ mi disse che non serviva proprio a nulla, mettersi a spiegare le cose: il mondo ? pieno di informazione, per chi ha voglia di farsi venire qualche dubbio.
Ci meditai molto, ma aveva proprio ragione lei.
La maggioranza di cui parli ha solo un eccesso di energie distruttive da sfogare, travestite da idee politiche.
Parlarci non serve a nulla.
Credi forse che sarebbe stato possibile convincere gli entusiasti del nazismo con il dialogo, prima della II G.M.?
Non serve a nulla.
Giusto ad avere la coscienza a posto, che comunque non ? poco.
Non so… Certo che gli entusiasti del nazismo allora come dello sterminio dell’arabo oggi non li convinci. Agli entusiasti non c’? nulla da spiegare, c’? da combatterli, da opporsi, da contrastarli se si vuole. Io pensavo piuttosto a quel “ventre molle” di questa societ?, fatto di gente che afferra, quando va bene, due parole su tre al tg5 e non ha voglia, tempo, educazione, sensibilit?, cultura per informarsi. Io non sono un agit-prop n? un missionario, per? ho visto almeno cascare qualche mascella stupefatta davanti, tanto per restare a noi, al disvelamento dell’abbattimento della statua di saddam o alla storia di Rachel. Non ho cambiato il mondo, non ho nemmeno cambiato loro o il loro modo di vedere, probabilmente ho appena seminato un piccolissimo dubbio destinato a essere portato via dal vento in tre-minuti-tre. Non l’ho fatto nelle piazze e nemmeno per scelta o vocazione o coscienza, l’ho fatto, quasi casualmente, borghesemente si sarebbe detto un tempo e forse meschinamente, dietro un bicchiere di birra o una pausa di lavoro in ufficio. E ogni tanto non l’ho fatto (a questo mi riferivo). Ma forse sono solo io che vivo sprofondato in questo ventre molle e che sono circodato da questa gente…