
Io e il collega egiziano dobbiamo prendere il treno.
Davanti alla biglietteria della stazione Ramses, una fila che e’ una bolgia, nonostante siano le 6 del mattino.
Ci saranno almeno 50 persone davanti a noi, e la massa riempie l’intera stanza, non si riesce nemmeno a distinguere gli sportelli.
Il collega sospira: “Be’, dovrai farlo tu, il biglietto. Passa avanti.”
Basita, protesto, e gia’ mi immagino linciata dalla folla. Lui insiste: “Ma no, c’e’ la coda per le donne, fatti largo!” E, per aiutarmi, urla che “la signora deve passare”.
Mai vista una cosa simile: la folla si apre manco fosse il mar Rosso, si trasforma in un insieme di singole persone cortesi che, tranquillissime e sorridenti, mi fanno spazio e mi esortano a precederle, e infine la vedo.
La file delle, donne, effettivamente.
Prima non la vedevo perche’ loro sono solo tre, e gli uomini cinquanta, e coprivano la visuale.
Ma c’e’, ed ha a disposizione la parte sinistra dello sportello.
Che bello, ma allora sono la quarta della coda!! Faccio il biglietto in 5 minuti e raggiungo il collega, che borbottando mi spiega che e’ sempre cosi’: l’unico modo per sbrigarsi, nelle code, e’ viaggiare con una donna, che altrimenti non ti passa piu’.
E siccome l’impiegato allo sportello e’ unico, ogni donna che arriva frega il posto a un maschio, perche’ lui e’ tenuto a dare un biglietto a sinistra e uno a destra, uno a sinistra e uno a destra….
Fantastico.
Il collega fa un grugnito e si lancia in una requisitoria rivendicativa: “Ma sai quanti ne hanno, le donne, di privilegi di questo tipo?? Ma ti pare giusto, che io debba metterci il doppio del tempo di una donna per fare qualunque cosa?? Da voi in Europa non e’ cosi’, se arriva una donna sta dietro di me, mica mi passa avanti!! E la metropolitana?? In metropolitana avete i vagoni riservati e, dai vetri, vi si vede belle comode mentre noi stiamo ammassati come sardine! Pero’ voi ci potete venire, negli altri vagoni, se avete voglia!! Perche’ noi uomini non possiamo entrare nei vostri?? Allora nemmeno voi dovreste entrare nei nostri, che giustizia e’???”
E’ inferocito davvero, il giovane collega… vuole l’uguaglianza e cerca di convincermi, poverino, mentre io gia’ mi vedo, felicissima, mentre viaggio in metropolitane comode e profumate in piena ora di punta, e fendo la folla delle stazioni come una fata, armata di gonna e sorriso altero…:)
Per consolare il collega, gli spiego che in Cattolica, a Milano, abbiamo il cosiddetto Giardino delle Vergini.
E, un giardino interno, con panchine e tavolini all’ombra degli alberi, stupendo, dove agli uomini non e’ permesso entrare. Ne’ professori ne’ studenti, nessuno. E’ solo per noi.
Ed e’ tranquillo, con le prof e le studentesse che si tolgono le scarpe, prendono il sole, chiacchierano in santa pace, e ti accorgi che si chiacchiera a voce piu’ bassa, quando non ci sono maschi rumorosi attorno…
Bellissimo.
Dovreste esportarle, le code e le metropolitane al femminile, collega caro. Altro che lagnarvene….

Meraviglioso questo racconto. Ho appena scoperto il tuo blog, e lo trovo davvero molto interessante. Soprattutto perch? ribalta qualche luogo comune sulla condizione femminile nel mondo islamico, che, fondamentalismo a parte, tutela le donne molto pi? di quanto noi occidentiali ci illudiamo di fare con stupide parificazioni.
Spero tu non parli seriamente…
Grazie, sei molto gentile…:)
In effetti, la quantita’ di luoghi comuni sciocchi sull’Islam che gira in Europa e’ tale che, visti da qui, non e’ che ci facciamo proprio una figura grandiosa…