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L’argomento e’ sulla copertina di Egypt Today, questo mese.
Si vede una ragazza con lo hijab e una senza. Il mensile si domanda: Quale delle due, a parita’ di preparazione e esperienza, otterra’ il lavoro?”
Griso e gli altri esponenti del “movimento femminista dei blogger” strilleranno che lo otterra’ quella col velo, ovviamente… non e’ forse un simbolo di sottomissione alla fallocrazia locale, lo hijab…??
Sbagliato: assumono quella senza velo.
Da qui, una battaglia femminile (anche legale) per portare il velo anche sul lavoro, senza rischiare il licenziamento da parte di datori di lavoro che non ne vogliono sapere…

L’editoriale di Patrick M. FitzPatrick identifica i termini della questione con un “come conciliare il diritto delle donne a professare apertamente la propria religione con quello dei datori di lavoro ad assumere chi preferiscono”.

L’articolo cita, tra gli altri, il caso di Nerin Salem, ex miss Egitto ’89 e poi pilota d’aereo, che ha portato in tribunale la Shorouk Air, rea di averla licenziata quando, nel Dicembre 2001, ha cominciato ad indossare il velo sotto il berretto della divisa.

A me dispiace tanto per chi si arrabbia, dico davvero… pero’, viste da qui, le cose sono un pochino piu’ complicate di come le racconta Libero…