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Mi hanno dato il primo anno, con mia somma gioia.
Ho anche un paio d’ore con il secondo e con il quarto ma, soprattutto, mi hanno dato i peppettini di primo, che hanno 17 anni.
Otto ore alla settimana, ho con loro. Me li crescero’, praticamente…

Si alzano quando entro in aula. All’universita’. Rimango strabiliata.
Le ragazze, piu’ numerose, hanno occupato tutta la zona davanti alla cattedra, relegando i maschi nella fila laterale.
Soliti maschi segregati, si’…:)
Il preside mi aveva avvisato che li avrei visti in file diverse (“Al Cairo si siedono mischiati, ma qui siamo in provincia e sono piu’ conservatori…”), e il colpo d’occhio e’ notevole.
Da una parte, queste ragazze linde e pinte, fazzolettino colorato in testa e occhioni sgranati, camicine, colonia al gelsomino e cellulare da cui, ogni tanto, parte uno squillo e diventano paonazze. Spegnete i cellulari, bimbe.
Dall’altra, i maschi che sembrano i loro fratelli poveri: hanno l’aria spennacchiatissima, i capelli dritti come crine impomatato, ti viene voglia di soffiargli addosso per vedere se si solleva della polvere. La realta’ e’ che sono solo scuri, tipo Calimero, e timidi e attentissimi, con l’aria di mandarti messaggi subliminali del tipo: “Studiero’! Sono un ragazzo serio, io!”
E seri lo sono davvero, che per essere ammessi in quest’universita’ ci vuole la media del 9,5 su 10 alla maturita’, una cosa astronomica…

In questa zona dell’Egitto, il 20% della popolazione e’ cristiana, e la riconosci.
In classe, sono le testoline non velate che spiccano tra i foulard della zona delle ragazze.
E si chiamano Marie, Christina, cose cosi’. Niente hijab, ma croci e crocette ovunque, al collo, al polso, ai lobi delle orecchie…
E il tatuaggio, che poi e’ il modo piu’ veloce per riconoscere i maschi: hanno, maschi e femmine, una croce tatuata nell’incavo del polso o, a volte, sul dorso della mano, tra il pollice e l’indice.
Mi domando se il tatuaggio glielo fanno da piccoli o se, forse, coincide con la comunione, boh…
Comunque, per quanto strepitino i neoconi nostrani, i cristiani di qui manifestano la loro fede col megafono, altro che storie.
Ne avevo gia’ parlato nel reportage sull’internet cafe’ crociato, ma quest’abitudine del tatuaggio mi pare conclusiva.

A me sembrano deliziosi, tutti loro.
Queste cristiane con le rose e le crocette; le musulmanine che (ed e’ buffo) sembrano tante madonnine dei nostri quadri religiosi, col loro velo che ci fa venire le convulsioni, ed io non me lo spiego…
E gli spennacchiotti, e tutti che parlano con un filo di voce ma sono veloci ad imparare, e torno a divertirmi con ‘sto lavoro quando era un mucchio di tempo, che non mi divertivo piu’.
E comunque, al di la’ dei particolari che mi colpiscono, la notizia e’ che sono ragazzetti normalissimi.
Si dividono in aula, ma al bar ci vanno tutti assieme.
Cristiani e musulmani si suggeriscono e si scambiano gli appunti.
Questo e’ quello che vedo io.
Sono normali, loro, alla faccia di chi ha la passione di soffiare sul fuoco e di godersi lo spettacolo delle fiamme.
E, visto da qui, il fantomatico “Occidente” e’ il paese dei pazzi.