Alla fine ci sono arrivata, nell’Egitto centrale.
‘Sto taxi sembrava impossibile da prendere, che ci voleva il permesso della polizia che, a sua volta, comportava la scorta armata fino a li’.
Un casino capace di scoraggiare qualunque taxista, ovviamente.

Che poi e’ abbastanza allarmante andare a lavorare in un posto in cui, secondo la polizia, dovresti arrivare con la scorta.
In effetti la faccenda e’ piu’ complessa, e funziona piu’ o meno cosi’: se sei un turista, si suppone che tu ti muova in taxi, appunto, o con i pullman turistici.
In questo caso, insistono per accompagnarti. Appena hanno sentore che vuoi andare li’, si presentano al tuo albergo e non ti mollano piu’ fino a quando non hai finito il tuo giro da quelle parti.
Se prendi il treno, invece, si suppone che tu non sia un turista ma un residente. In questo caso, puoi fare quello che vuoi e nessuno ti rompe l’anima.
Perche’ tutto questo?
All’epoca dell’attentato di Luxor, questa era una zona con una forte presenza di integralisti, pare, soprattutto nella campagna attorno.
Il governo scateno’ una repressione da paura che, a sua volta, scateno’ una specie di faida tra i contadini e la polizia, nonche’ tra cristiani e musulmani. Qui se la legano al dito, se gli uccidi un parente, mica porgono l’altra guancia… insomma, c’e’ stato casino.
Il governo fece una specie di cordone sanitario attorno alla zona, proibendo il passaggio dei turisti e arrivando a sospendere la classica crociera sul Nilo in questa zona: praticamente, scendevi dalla nave, ti scortavano in pullman fino a piu’ a sud, e poi ti riprendevi la nave.

Da allora, comunque, sono passati 10 anni, e la situazione non ha piu’ nulla a che fare con quella dell’epoca.
La faida si e’ ricomposta, e mi dicono che ci sono stati appositi emissari del governo a concordare con i contadini i risarcimenti per i vari familiari uccisi, sia tra i cristiani che tra i musulmani. Questa del risarcimento e’ una questione importante, nella tradizione della campagna egiziana: se uccidi qualcuno, provochi un danno economico serio alla sua famiglia, oltre a causare un lutto. Pagare il risarcimento e’ la forma arcaica della nostra assicurazione sulla vita, e ricompone situazioni che, altrimenti, si avvitano in spirali di vendette. La campagna ha le sue consuetudini.
Rimane il fatto, comunque, che da allora sono passati un mucchio di anni, ed io faccio fatica ad immaginare un posto piu’ tranquillo di questo.
Il governo, comunque, non vuole correre rischi: se a qualche turista venisse in mente di farsi sparare da qualche contadino irascibile, le ripercussioni sul turismo sarebbero gravi e il danno economico per l’Egitto sarebbe enorme.
Il messaggio, quindi, e’: “Caro turista, non rompere i marroni. Li’ ti ci portiamo noi, che non vogliamo grane se ti metti nei pasticci.”

In conclusione, il problema sembrava insormontabile.
Ma i problemi insormontabili, in Egitto, hanno vita breve; quei geni della pensione Roma, quindi, mi hanno trovato un taxista che, molto semplicemente, ha tirato fuori la sua macchina privata.
E, siccome il Padreterno ha avuto l’ottima idea di non farmi nascere bionda, ecco Indiana Prof che si dirige verso la zona proibita travestita da moglie del taxista, placidamente ignorata a tutti i posti di blocco, comodamente assisa sulle proprie innumerevoli valigie.
Che, per portare, mi sono portata dietro pure il piumone… volevo vedere come avrei fatto in treno, col piumone….

E, insomma, sono arrivata. Clandestinamente, che ha riso mezza universita’, ma comoda e felice.

Tra l’altro, al povero taxista avevano giurato che la mia meta era a soli 100 chilometri dal Cairo, e il prezzo era calcolato su quelli.
Ho avuto modo di imparare diverse imprecazioni in arabo, quando il mio finto marito ha scoperto che i chilometri erano 300, non 100.
“Ok, signora, non e’ colpa tua, ma quando torno al Cairo mi sentono quelli della pensione!!”
Si e’ pure sfogato con il mio professore, al telefono: “Si, doctor, stiamo arrivando, ma le sembra giusto che io sia pagato solo 300 pounds per 300 km??”
“Si’, mi sembra giusto, depositi la professoressa a quest’indirizzo, prenda nota…”
Voleva piangere, poverino….

Ed io, affascinata dall’emozione, sicuramente destinata a rimanere irripetibile, di avere (involontariamente) imbrogliato un rappresentante della piu’ scaltra, intraprendente, astuta e imbrogliona tra le specie umane: un taxista del Cairo, niente di meno…..

No, siamo rimasti amici, comunque.
Appena torno al Cairo, mi imbrogliera’ abbastanza da farsi risarcire con gli interessi, non ho dubbi.