La casa dove abito è in un edificio di proprietà dell’università diviso in appartamenti destinati ai prof.
E’ più che dignitosa, per gli standard egiziani, ma richiede un po’ di pazienza se vieni dall’Europa.
Raccontano che la prof dell’anno scorso telefonò in piena notte al rettore denunciando la presenza di scarafaggi nell’appartamento, in piena crisi di nervi.
E il rettore: “A quest’ora non saprei come aiutarla, le raccomanderei di comprare del Baygon…”
Ora è in Norvegia, la collega, e qui non la ricordano volentieri.
Io non li ho ancora visti, gli scarafaggi (saranno pure nobilissimi scarabei egizi, ma da me c’è un muro di Baygon preventivo), ma trovo particolarmente seccanti le interruzioni dell’acqua: sei sotto la doccia e, all’improvviso, ti ritrovi insaponata e all’asciutto, senza altro da fare che sederti biotta su una sedia a solidificarti assieme al Badedas con un libro in mano, in attesa che ti rispunti il Nilo dalle tubature.

Però, poi, si fanno perdonare tutti e due, la casa e il Nilo.
Perchè, quando esco dal portone, attraverso la strada e sono qui:

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