copt.jpg

Cerca di fare il furbo, Omar (il quale, per inciso, ogni volta che sente il muezzin chiede permesso e va a pregare): “Noi crediamo in Cristo ma voi non credete in Maometto, non mi pare equo.”
“Un corno. Noi crediamo che Cristo sia il figlio di Dio, mica solo un profeta. La differenza mi pare sostanziale!”
Ride, e poi me lo domanda: “Quindi tu credi che sia il figlio di Dio?”
Svicolo: “Mah, guarda, piu’ che la dottrina mi interessa l’aspetto sociologico della questione, in questo momento… dunque, i cristiani di qui….”
Mi inchioda: “Ma tu? No, lo dico perche’ la collega dell’anno scorso diceva che Gesu’ era solo un profeta, eppure era cristiana… quindi, non tutti i cristiani pensano che Gesu’ sia veramente Dio…”
“Si’, ok, e’ frequente che un cristiano pensi questo, da noi. Ma, a voler essere precisi, un cristiano vero non dovrebbe pensarlo…”
“E tu?”
“Mi interessa molto tutto questo, e a proposito di copti…”

A proposito di copti, a me pare che siamo di fronte all’ennesima illusione ottica.
Cosi’ come l’identificazione degli occidentali negli israeliani mi pare abbastanza tirata per i capelli, identificarsi nei cristiani di qui e’ un triplo salto mortale: questi lo sono per davvero, cristiani. Ma di brutto. E anatema su di noi, ragazzi…

Il distinto signore copto sul treno (“Vado in Alto Egitto a controllare le mie terre, sono un terratenente…”) mi assicura che, in Egitto, non esiste il divorzio.
“Ma come??”, esclamo io. “Ho sempre saputo che c’era!”
“Oh, ma tu dici per i musulmani… si’, loro si’. Tzk. Noi no. Noi cristiani, dico. Io sono cristiano.”
“E non potete divorziare?”
“Certo che no!”. Mi guarda come se fossi idiota. “I cristiani non divorziano, e’ ovvio!”
“Ma non potete per legge?”, insisto, un po’ intimidita.
“Per religione! Il divorzio e’ un peccato gravissimo!”
“Si’, certo…” Non insisto piu’. Non mi segue, e’ evidente. E’ gentilissimo e socievole, ma mi pare il caso di cambiare argomento.

Le ragazze copte, tutte con la loro brava croce tatuata sul polso, vanno in giro coperte tanto quanto le musulmane, hijab a parte.
A me viene da pensare che un’onesta coppia di genitori cristiani di qui, se si ritrovasse di colpo in Italia, potrebbe morire d’infarto.
I figli, e soprattutto le figlie, li rispedirebbe a calci in Egitto, il giorno dopo.

Una nostra allieva possiede un internet cafe’ in societa’ con un’amica.
Mi ci ha portato oggi Omar, ispirato dalla nostra conversazione.
Le due amiche sono una cristiana e una musulmana, appunto.
E mi piacciono subito un sacco, che sembrano due sorelle, alte uguale, una con la croce al collo e l’altra col hijab.
Sedute dietro la stessa scrivania.
Verrebbe voglia di fotografarle, e non posso. Mi piange il cuore.
Da una parte, sono il mondo come lo vorresti, d’amore e d’accordo.
Dall’altra, ti basta guardarle per capire che la cristiana, e’ evidente, condivide con la musulmana valori, sensibilita’ e visione del mondo che, con me, non potrebbe mai condividere.
A voler essere proprio precisi, credo che la visione del nostro “cristianesimo per modo di dire” sia molto piu’ empia, per loro, di mille musulmani in preghiera.

(Devo specificarlo? Sia i cristiani che i musulmani sono fermamente convinti che la propria religione sia quella vera, e guardano l’altra un po’ dall’alto. Ma questo capita, quando si prende sul serio l’argomento.)