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Ne esco adesso, fusa come tutte le volte.
Faccio sette ore di lezione alla settimana, piu’ la “conversazione” con Nour.
Se allenarsi a dire “quindici” puo’ essere definita ‘conversazione’.

Il prof vero e proprio, ovvero quello che pago, che mi da’ i compiti da fare e che mi fonde i neuroni tutte le volte, si chiama Omar, e resiste bene all’avermi come allieva.
Perche’, certe volte, mi vengono istinti omicidi (oggi ho rotto la penna), attacchi d’ira, sconforto e, a tratti, persino un po’ di razzismo, che deve essere l’ultima scappatoia dell’occidentale disperata, che’ ‘sta lingua e’ un inferno, e sbotto: “No, aspetta, non e’ RAZIONALE che tu dica “E” ed io debba scrivere “y”!!”.
Ma lui e’ paziente, e sa dire “brava!” al momento giusto, e la bambina che e’ in me si rasserena.

Si complica dal primo istante, l’arabo.
“Quale arabo vuoi imparare? Per fare cosa?”
Lo vuole Classico, signora, o Standard? O preferisce forse il Dialetto, versione egiziana? Ma quale, quello del Cairo o quello che ti serve per capire che i peperoni, qui, costano 3 LE al chilo?
Se non ho capito male, io starei imparando uno standard che tira verso l’egiziano. Non ne sono sicura, comunque. La mia priorita’ e’ comprare i peperoni. Quando saro’ in grado di farlo in modo efficace, ne approfittero’ per domandare in giro se mi sanno dire in che lingua sto parlando.
“In arabo!”, mi risponderanno. Ed io gli tirero’ un pugno.

Appurato che il numero 2 si scrive in tre modi diversi, adesso sono in grado di leggere la data di scadenza sullo yogurt.
In teoria, dovrei anche capire tutti i prezzi fino a 20 LE; in pratica, da 4 LE in poi li capisco solo se me li dicono mooolto piano e scandendo bene le parole, mentre io seguo il labiale.
Avermi davanti, alle casse del supermercato, non e’ una botta di fortuna per chi ha fretta.

La mia praticita’ femminile, poi, si scontra con l’indole tradizional-didattica di Omar.
Fosse per me, inizierei la scrittura tra 6 mesi.
Lui non sente ragioni, e mi infligge dosi massicce di alfabeto che io, diligentemente, ricopio tutti i pomeriggi.
Lo dico?
No, non lo dico, tanto si sa…
Massi’, lo dico, cosi’ mi sfogo.
Lo dico: ha 28 lettere, l’alfabeto arabo.
Moltiplicate per quattro. A seconda della posizione nella parola.
Moltiplicate per ogni tipo di stracacchio di calligrafia, carattere, estro di chi scrive e balle varie.
Ha un milione di lettere, l’alfabeto arabo.
Altro che 28.
Io, per il momento, so scrivere “papa’”, ma non lo so leggere.

L’arabo e’, poi, una lingua che ti impone di avere costantemente un alito perfetto.
Ti ritrovi a pronunciare delle lunghissime varieta’ di H che manco sapevi che esistessero e, in quei momenti, sei dolorosamente consapevole della tua condizione di fumatrice che fa “Hhhhhh…” in faccia al professore che non fuma.
Ho la borsa piena di mentine.

Non e’ facile, no.
E’ tutta la vita che imparo e insegno lingue, ma questa e’ un osso durissimo.
Onestamente, non so se imparero’ ad andare al di la’ dell’acquisto di peperoni.
Lo desidero tanto ma, oggi, mi sono davvero un po’ avvilita.

Gettano la spugna in parecchi.
Mi giunge voce (l’Egitto e’ piccolo, si sa) che la Bonino, per esempio, si sia praticamente arresa, e non mi stupisce.
D’altra parte, la Bonino ha pure un bel tocchetto di anni piu’ di me, che cavolo…
No, dai.
E’ solo che, forse, 7 ore alla settimana sono poche…