
Parliamo di stipendi in euro, e il collega che e’ qui da vari anni mi spiega che gli stranieri piu’ ricchi in assoluto sono quelli delle ONG.
E mi presenta un bel quadretto, di yuppies rampantissimi che, nonostante gli stipendi da miliardari, riescono pure a stornare un po’ di fondi dai progetti umanitari alle loro tasche che, ovviamente, prima o poi dovranno tornare in Europa, e li’ la vita e’ piu’ cara. Si sa.
I progetti in questione, sempre secondo il collega, hanno poi la prevedibile caratteristica di essere generalmente inutili, e solitamente destinati a chiudere non appena la ONG si trasferisce altrove.
Un’efficiente macchina per arricchire chi ci sta dentro, mi dice.
Yuppies. Mi ripete la parola 10 volte e, dal poco che ho visto in giro fino ad ora, non mi pare di poterlo contraddire.
(Gli potrei solo obiettare che non si dice piu’, “yuppie”, ma in realta’ mi piace, questo suo italiano un po’ cristallizzato a qualche anno fa).
Gli yuppies in questione li trovi a Zamalek, di solito, che e’ la Posillipo cairota. (La zona piu’ bella della citta’, per i non addentro alle cose partenopee). E in tutta la mondanissima Cairo notturna che, per inciso, da’ parecchi punti alla Milano by night e costa quasi uguale, se vuoi fare lo yuppie.
E il loro tipo di mondanita’ coincide con quello della gioventu’ fighetta cairota che, in una sola notte di rave e di ecstasy si fa fuori, a occhio e croce, un anno di stipendio medio di un egiziano medio.
E lo vedi, a passeggio per Zamalek.
Macchinone stralucide con 20enne a bordo, giovanotti e giovanotte alla milanese, i locali-dark-chic tipo l’Aubergine dove un piatto di pasta ti costa quanto dieci piatti di pasta altrove, ed e’ pure assai piu’ schifido, che la cosa piu’ importante del locale e’ il fatto di esserci.
Come se uno pretendesse di mangiar bene all’Atlantique di Milano, dai…
Il collega si scandalizza, io no.
Cioe’: per le ONG mi incazzo parecchio, ma questa futura classe dirigente locale, viziata e danarosa, non mi sorprende per niente.
Mi suona a déjà vu.
E’ che sono napoletana, io.
Di classi dirigenti irresponsabili e felici dei propri privilegi mentre, tutto attorno, la citta’ (o il paese) affonda, ne ho viste da quando sono nata.
Uguale.
