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I botoletti del primo anno, irriconoscibili.
Inquieti, distratti, svogliati.
?Sì, ho capito che è Ramadan, ma i compiti li potrebbero fare, checcavolo!?
Poi, un giorno, mi viene sete.
Qui è piena estate, pare Luglio.
?Oddio, la sete. E mo???
I bidelli che portano da bere sono tutti a casa. Di bere dal rubinetto del bagno, non se ne parla. Mi potrebbe ammazzare, la loro acqua potabile. Mi tocca tenermi la sete fino a casa.
Penso: ?Devo cercare di sforzarmi e di parlare il meno possibile?. E, come per incanto, capisco i ragazzi.
A dimostrazione che l?essere umano, quando ha mangiato e bevuto, può anche essere sinceramente convinto di capire gli affamati e gli assetati, ma è una balla.
La comprensione teorica non è comprensione, ahimè. Ci vuole la pratica.

Gli ospedali sono in allarme rosso e, davanti al nostro, arrivano ambulanze tutte le sere.
A volte arrivano dalla campagna, e allora vedi una cinquantina di fellahin, con la loro galabiya azzurra e il turbante, che siedono sui marciapiedi attorno all?ospedale, l?aria preoccupata, e chissà chi aspettano, o chi vegliano.
?Perchè dovrebbero fare come in Marocco: lì, quando scatta la fine del digiuno, prendono un brodo e qualche dattero. Poi, dopo un?oretta, mangiano?.
Gli egiziani, figurarsi.
?Già, bisognerebbe fare così. Ma quello che facciamo in realtà è correre a mangiare, e di fretta.?
Come si può pretendere che un popolo simpatico sia anche disciplinato?
E così le indigestioni sono all?ordine del giorno, e qualche nonno ci lascia pure le penne, magari.

Però deve essere proprio bello.
Cammini per strada verso le 3, le 4, e da ogni casa, da ogni finestra, ti arrivano odori di cibo delizioso, e devono esserci centinaia di pentole sul fuoco, e tutta la città sente questi odori e resiste.
Poi, alle 5, la città è vuota.
Se mi mettessi a camminare nuda per strada non mi vedrebbe nessuno, nessuno se ne accorgerebbe.
E? una città fantasma, è l?atomica.
L?Egitto intero con la testa nel piatto. Tutte le fibre e la tensione nervosa di ogni singolo egiziano concentrate sulla propria bocca, sulla gola, sulla pancia.
Alle 5 della sera del mese di Ramadan, questo è un popolo inerme.

Ci sono poi anche quelli bravi davvero, che mangiano alle 5,30 perché alle 5 pregano. Mica il contrario, come quasi tutti gli altri.
Alle 5 di stasera, con il Nilo che cambiava colore per il crepuscolo, c?era il guardiano che pregava, qui sotto.
Io sul balcone, a guardarlo, e lui giù, ma lontano mille miglia, concentrato.
In piedi, poi si inginocchia, poi gira la testa da un lato e dall?altro, poi poggia la testa sull?erba del giardino, e la affonda nella terra, quasi. Sta pregando sul serio, ci mette l?anima.
Chissà com?è, saper pregare così.
E ancora, l?aggettivo ?inerme?.
Lui è una guardia, ha la divisa e il mitra. Ma tu sai che si sta sentendo umile, inerme di fronte all?infinito, e lo guardi.
Si è tolto le scarpe, e i calzini sono bucati sul tallone.
La tenerezza che ti trasmette è tenerezza verso il genere umano.

Ramadan vuol dire che bisogna essere generosi.
Oggi ho comprato le verdure al mercato. Chiuso l?acquisto mi allontanavo, ma loro mi richiamavano indietro: in tutto, mi sono state regalate tre arance, una manciata di peperoni, una brioche, un grappolo d?uva.
Io, invece, ho dato delle monetine a dei bambini.
Per i bimbi, è una specie di Halloween: di sera, si aspettano caramelle e dolciumi. Di giorno, monetine per i petardi.
Ed è tutto un petardo, in strada, ma gatti, asini e galline non fanno una piega. ?Bum!?, e il gatto si limita a fare la faccia schifata.
Comunque sono pochi, i bimbi che hanno il coraggio di chiedere qualcosa a me. Sono troppo esotica, per loro, e mi guardano ma stanno lontani.
Qualche bambina è capace di rimanere lì a fissarmi con la bocca aperta, quando sono vestita molto occidentale.
La timidezza è un handicap. Più la mia che la loro.