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Questa enorme massa d?acqua che si chiama Nilo, con la scia di campagna verde smagliante che si porta dietro (e le banane, le arance, i fichi e tutto il suo infinito ben di Dio), è una metaforica risata vittoriosa fatta in faccia al deserto.
Ma il deserto è qui che ci circonda, mille volte più esteso del Nilo, e non si fa dimenticare: è nella luce chiarissima che c?è ovunque, e nel filo di freddo inatteso che ti si infila tra le coperte di notte, quando dormi con le finestre aperte.
Soprattutto, è nella sua sabbia, che copre qualsiasi cosa stia immobile per un attimo.

Un libro lasciato su un tavolo, la sveglia e la lampada sul mio comodino, i cd, il frigo, tutto: un attimo, e arriva il filo di polvere chiara a coprire il copribile.
Pensi all?ostinazione della vita contro la morte, mentre soffi, spolveri e tieni a bada qualcosa che è lì dalla notte dei tempi, e l?intrusa sei tu. Opponi movimento alla polvere, per non esserne sepolta. Bisogna muoversi, e muovere gli oggetti.
E il mio povero portatile, che quando mi fa da stereo deve indossare il suo hijab (che poi sarebbe la bandiera della pace che mi sono portata da Milano perché non la volevo buttare, ed è un bel riciclarla, prima come tovaglia d?emergenza e ora come sindone del pc), che in un attimo ti ritrovi polvere fin dentro la scheda madre, altrimenti.
E il corpo.
Le mani che ti lavi mille volte al giorno, e ogni volta l?acqua è nera.
La pelle, che la sera passi l?ovatta con il tonico sulla faccia e togli tanta di quella polvere che ti senti una statua a cui togliere l?eccesso di argilla. E per fortuna non sei al Cairo. Quando ci vai, rincasi alla sera che sei nera. Uno spazzacamino, diventi.
E il mirabolante fenomeno dei capelli diventati secchissimi di botto.
Che mica ci puoi passare l?ovatta serale con il tonico, sui capelli. Ti tocca lavarli tutto il tempo, ma loro intanto sono un fascio di stoppa o somigliano sempre di più ai fili dell?elettricità e, se prima già li governavi poco, ora è finita: non ne hai più nessun controllo.
E ti guardi allo specchio e, tanto per cambiare, capisci le altre donne: un hijab, presto! Non esiste altro modo, per proteggerli da questa sabbiolina onnipresente. Li devi coprire, o lavarli ogni sera e poi farti gli impacchi con l?olio d?olia, metterli in salamoia, avvolgerli nel burro? non ci sono molte alternative.
Oppure tenerli sempre legati, come fanno le cristiane.
Tenerli sciolti equivale a buttarli, alla lunga.

Però ti fa sentire forte, il deserto.
Se la scelta è tra il movimento e la polvere, finisci col pensare di essere destinata a non corromperti mai, finché sei qui.
Immagini una vecchiaia asciutta, con tante rughe attorno agli occhi ma tutta la tua capacità di muoverti intatta. Io vorrei invecchiare così.
E credo di amare più il deserto che questo Nilo mozzafiato, bello che ne fai indigestione e troppo più sfacciato del suo avversario sobrio e sabbioso.