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Come ho già detto altrove, i prezzi delle cose che compri qui sono legati in modo dolorosamente visibile al prezzo del dollaro.
Il mio personale barometro delle fluttuazioni del prezioso bigliettone è il quotidiano pacchetto di Marlboro rosse.

Da Agosto ad oggi, il suo prezzo ha oscillato tra le 6,75 e le 7,25 LE. Da una decina di giorni, è fisso sulle 7,50.
?Ma ?sto cavolo di dollaro è salito ancora??, ho chiesto avvilita al mio spacciatore di tabacco nonché gestore dell?emporio.
?Già. E stavolta non è previsto che scenda, anzi. Si prevede che arrivi a 10 LE entro fine anno.?
?DIECI LE???? Ma siamo impazziti??? E lei come lo sa??
?Ci avvisa il rivenditore.?

Certo, non è la più attendibile delle fonti e comunque non voglio crederci.
Dovesse risultare vero, però, sarà l?ennesimo bagno di sangue, specie per i più poveri: l?Egitto ha 75 milioni di abitanti e una striscetta di campagna che, per quanto bellissima, certo non basta a sfamare la popolazione. Importa di tutto, a partire dai generi di prima necessità e, quando i prezzi aumentano, la gente mangia di meno.
Bella, vero, questa sintesi dell?economia egiziana?
Be?, sarà rustica finché si vuole, ma questo è quanto.

Più vivo qui, più divento allergica al cianciare occidentale sulla “democrazia”.
Facessero libere elezioni domani mattina, credo che gli egiziani voterebbero in massa, e non del tutto insensatamente, per i Fratelli Musulmani e la loro idea di porre fine alla clamorosa anomalia che vuole gli arabi seduti sulla risorsa naturale più desiderata del pianeta ma dotati di Stati costretti a inventarsi il prezzo della luce, dell’acqua e degli affitti, e a trasformare in poliziotti e vigili urbani tutta la propria giovane popolazione maschile, in modo da garantirle uno straccio di stipendio e canalizzarle il testosterone…

(Mi ha chiesto notizie dei miei euro, l?uomo dell?emporio. Sospetto che qualsiasi passante sarebbe felice di cambiarmeli al prezzo che voglio.)