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L’imbianchino sta imbiancando in modo misterioso (mette della crema bianca su una spatola e la sparge sui muri), e la fida Soher sta qui a far nulla, o meglio a fargli il tè e a ciacolare.
Ogni 10 minuti, entrambi cercano di spiegarmi cose importantissime in arabo: io mi armo di dizionario, e loro ridono. Colgo una parola ogni 2000, e loro ridono. Provo ad intervenire nelle operazioni, e loro ridono.
Sconfitta, gli faccio segno di fare ciò che vogliono. Tanto mi pare che facciano un buon team e, di sicuro, io sono completamente superflua.

Tra la vernice e i mobili smontati, mi è stato riservato l’angolino con il tavolino e il pc: relegata qui, sono inoffensiva e non intralcio.
Bloggo di fronte alla porta aperta che dà sulle scale, praticamente sul pianerottolo.
Forse sembra addirittura che io stia facendo qualcosa di intelligente, tutta compresa a pigiare sui tasti di un portatile, e mi illudo di riportare ad altezza-uomo la mia reputazione intellettuale, che immagino gravemente danneggiata dalla mia manifesta ottusità linguistica.
Mi sembra di essere la straniera delle vignette, porca miseria.
Guai a me se non mi spiccio a imparare questa diabolica lingua.

Per aggravare ulteriormente la mia posizione, ho preso la macchinetta fotografica e mi sono sfogata su di loro, specie sull’imbianchino.
Lui era contentissimo ed è corso a mettersi in posa, ed entrambi si sono divertiti moltissimo.
Gli egiziani sono i cuor contenti del Medio Oriente, e questi due non smentiscono tanta fama. Mi sto divertendo e, bloggando sul pianerottolo, mi pare di avere una collocazione.

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