
Io ho una figlia che è andata a fare l’università in Spagna.
Non ricordo in quale posto strano volesse andare (Burgos? Valladolid? Sanse? Bah.) Ovunque, tranne che a Madrid.
Io l’ho praticamente obbligata ad andare a Madrid, invece, e lei adesso è lì tipo crisantemo, che non perde occasione di spiegarmi quanto le faccia schifo quella città, peraltro meravigliosa.
E’ il tormentone della mia vita, in pratica.
Ma di quella privata, mica di quella bloggistica.
Bene: esiste qualcuno che è arrivato su questo blog digitando la seguente chiave di ricerca:
“Comunque Madrid è un luogo strano e non credo che piaccia la prima volta che ci si va“.
Che, dico io: già mi pare una chiave di ricerca piuttosto singolare.
Quello che proprio non mi spiego, tuttavia, è come sia possibile che, digitandola, Google faccia apparire il mio blog al primo posto.
Escludendo (mi manca solo questa) che Google mi mandi lo spider pure nei pensieri, finirò per forza col pensare che la bambina mi abbia fatto del Google bombing.
Altro che miserable failure.

E’ un caso.
Guarda la cache di google e vedrai perch?:
http://www.google.it/search?q=cache:1_jktd7kbwAJ:www.ilcircolo.net/lia/000239.php+Comunque+Madrid+%C3%A8+un+luogo+strano.+Non+credo+che+piaccia+la+prima+volta+che+ci+si+va%3B&hl=it&ie=UTF-8
Toh, non ti facevo madre che costringe la figlia a fare una cosa cos?. Perch? ce l’hai con Burgos (o Valladolid)? E poi, se per TE ? meravigliosa, non ? detto che anche per tua figlia debba esserlo, quasi mai i figli apprezzano ci? che i loro genitori hanno amato.
Io ho passato sei anni universitari molto molto belli a Milano, ma non obbligherei mai mio figlio/a ad andarci. ;)
Brutta Madrid?
perch??
a me era piaciuta tanto, ho deciso apposta di andare prima l? che a Barcelona perch? tutti mi dicevano che chi vede prima questa poi schifa madrid, e non mi pare giusto, sono due mondi diversi….
Ahim?, MM, lo temevo…:)
Peccato, cmq: aveva un suo fascino, l’idea della ribellione filiale espressa col bombing al blog di mamm?.
Ma, pur trattandosi di un caso, ? uno di quei casi che mi affascinano profondamente.
Grazie :)
Groucho, accomodati pure tra le mie grinfie, che devo dirti due parole.
Perch? non mi facevi madre capace di fare una cosa simile?
Anche con gli studenti, mi pare che sia emerso che abbiamo approcci diversi…
A me pare che la funzione educativa comporti il dovere di indicare delle direzioni e le spalle sufficienti a reggere l’impopolarit?, se ? il caso.
Se IO ritengo che Madrid sia meravigliosa, non sto consigliando un cappello o una gonna, che pu? piacere a me e fare orrore a un altro.
Io sto fermamente comunicando a mia figlia che tra:
1. una citt? di provincia conformista e bigotta dove, se non ti adegui ad avere due metri di orizzonte, fai l’alternativo che crede di misurarsi col mondo mentre si misura con un ininfluente fazzoletto
e
2. una capitale europea dal peso culturale di una ventina di Milano e ponte tra tre continenti
tra le due cose, dico, IO ritengo che una ragazza giovanissima che inizia l’universit? debba lanciarsi in quest’ultima.
Ragion di pi? se, per giunta, sta lasciando il suo paese e la casa di sua madre.
Cos? come la lascio andare in Spagna per fare l’universit? e non per vendere carciofi, la lascio espatriare a condizione di andare a Madrid e non a Burgos.
E siccome io sono sua madre e non una passante, la mia signorina ci deve fare i conti, con le mie convinzioni, il cammino che le indico e la mia visione delle cose. E fino in fondo.
Altrimenti, invece di dedicarmi a fare la madre, andavo a farmi i t? con le amichette. Giusto?
Detto questo: ? nell’ordine delle cose che lei, appurato (se sar? il caso) che la strada che le ho FERMAMENTE indicato (perch? le strade, ai figli, si indicano fermamente o si sbadiglia e ci si gira dall’altra parte) non le piace, non le si adatta o le fa schifo, si ribeller? alla madre e far? ci? che ritiene opportuno.
Assumendosi le sue responsabilit?, impopolarit? compresa, esattamente come ho fatto io.
Francamente: a me fa orrore, l’adulto-budino.
Questa societ? di padri e maestri che non vedono l’ora di compiacere i pupi facendo valere il proprio punto di vista meno di quello del lustrascarpe, porta sulle spalle la responsabilit? di aver formato una generazione di ragazzi incapaci di reggere mezza frustrazione, di prendere mezza decisione conflittuale e di diventare adulta.
I genitori, prima o poi, li devi persino simbolicamente accoppare.
Come fanno i vostri pupetti ad accopparvi, se siete sempre cos? orribilmente simpatici e comprensivi?
Non devono proprio crescere, n??
Quanta paura avete, di fargli fare la fatica di mandarvi prima o poi al diavolo?
(Ed ora, 100 flessioni e 10 giri del campo di corsa. Al?.)
Maril?: siamo due incomprese, sigh. :)
Non c’? dubbio, abbiamo approcci educativi completamente diversi. Sar? pi? breve: quello che dici lo capisco, e non dico che hai torto. E’ un approccio. Ce ne sono altri.
Non si tratta di fare l’adulto-budino, si tratta di dare il diritto ai nostri figli di fare scelte con la LORO testa e non con la nostra. Fare errori, anche. Soprattutto. Ma sulla loro pelle, con le LORO scelte. Poi, magari, invece di scatenare un conflitto generazionale, ribellioni o uccisioni metaforiche freudiane, si potrebbe arrivare ad una “accidenti, mamma, avevi ragione”. Cos’, abbiamo evitato conflitti, e magari la pulzella ? maturata lo stesso.
Le convinzioni dei genitori sono importanti, s?, ma… per i genitori stessi, secondo me. Noi abbiamo convinzioni che non possono essere messe in relazioni con quelle di una ragazza ventenne, perdipi? di questi anni. E poi, siamo proprio cos? sicuri che le nostre convinzioni siano le migliori, e indiscutibili?
Evidentemente per te ? cos?, per me no. Io mi lascio sempre il beneficio del dubbio. Su me stesso, prima di tutto, eh.
(e comunque, la generazione di genitori che hanno imposto indiscutibilmente i loro diktat ai figli non ? che abbia dato risultati generazionali migliori).
Est modus in rebus…
Non mi interesso di pedagogia, anche se dovrei, lo so. E’ che ogni volta che leggo un testo o qualcosa che assomigli ad un testo di pedagogia o similia mi viene il mal di mare. E’ colpa mia, eh, mica dei testi. Del resto, mi capita anche con i testi di linguistica. Non volevo liquidare niente, e del resto non ho nessun diritto di discutere con te sull’educazione di TUA figlia, figuriamoci. Anzi, scusa se ho iniziato la diatriba. Ogni metodo, se fatto da persone intelligenti, ? buono, penso, non si tratta di leggere libri di come essere migliori genitori o altro. E poi,dipende dalle personalit? singole. Per esempio, io e mia sorella, cresciuti in modo quasi identico dagli stessi genitori (ovvio), abbiamo reagito in due modi differenti.
Esiste solo il buon senso, credo, e, anche se sembra una cosa cos? banale e ovvia, ? molto difficile da trovare.
Vorrei dirti tante altre cose (per esempio sul concetto “buona formazione”), ma si tratta di campi in cui parliamo due lingue diverse, e del resto, ripeto, non ho alcun diritto di parlare di cose che sono solo pertinenti a te e alla tua famiglia.
E, alla fin fine, credo proprio che tua figlia tra pochi mesi non vorr? pi? andarsene da Madrid ;)
Scusa, ma perch? le mie convinzioni “non possono essere messe in relazione con quelle di una ragazza ventenne”?
Certamente, questi ragazzi sono molto pi? conservatori di quanto fossimo (e siamo tuttora) noi, ma non vedo cosa impedisca l’interscambio.
Cmq non devo essermi spiegata bene: mia figlia, con la sua testa, ha scelto a 19 anni di cambiare paese, di studiare ci? che voleva e di vivere con chi voleva.
Io, con la mia testa, ho ritenuto che il progetto andasse sostenuto e finanziato a condizione che avesse un respiro metropolitano e non di provincia.
Certo: se una fa un’universit? mediocre sprecando i suoi migliori anni nella periferia dell’Europa, poi potr? dire “avevi ragione” e avremo evitato il conflitto.
Ma sai quanto me ne frega di “avere evitato il conflitto”, di fronte a una formazione mediocre e a un bagaglio di esperienze da provincia?
A me sembra pi? importante cercare di darle una buona formazione che “evitare conflitti”.
Questione di priorit?.
E comunque, guarda: avere dubbi ? sacrosanto, segno di intelligenza e bla bla e bla.
Ma coloro che hanno la ventura di dovere essere educati da noi, hanno diritto a un contesto di chiarezza.
Dentro di s?, un genitore o un maestro ne ha miliardi, di dubbi.
Si spera che non li scarichi addosso ai ragazzi e che non rinunci ad avere un progetto educativo perch?, tanto, “potrebbe essere sbagliato”.
(Cmq questo ? il grande tema della pedagogia di questi anni. Mi sembri un po’ troppo pieno di certezze, nel liquidarlo…:) )