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La colleghina, che è un tipo che non demorde e, soprattutto, era stufa di aspettare l’autobus, è tornata a passare a piedi davanti al covo dei ragazzini con le pietre.
Era con una studentessa.

I ragazzini l’hanno riconosciuta da lontano, figurarsi, e le hanno circondate.
Alcuni sono corsi a circondarle in mutande e gocciolanti, che stavano facendo il bagno nel Nilo.
La studentessa (musulmana e velata) non è stata di grande aiuto: pare che fosse pallida e spaventatissima, e la folla di ragazzini che le circondava era tale da nasconderle alla vista delle macchine che passano di lì ed ai relativi soccorsi degli automobilisti.

Una vera prof, quando si ritrova con un’alunna spaventata, diventa protettiva.
Poi è sbucata pure l’immancabile pietra lanciata da lontano che ha beccato in testa uno dei ragazzini (oh, come sono contenta!) e gli ha fatto uscire il sange.
Alla collega spagnola, quindi, è ibericamente andato il sangue agli occhi, sì è imbufalita come una torella di Jaen e si è lanciata a sfondare lo sbarramento di pischelli.
Uno dei ragazzini ha alzato le mani per bloccarla e lei, olè, gli ha tirato uno sganassone che l’ha spedito col culo a terra.
Risata generale contro l’ammaccato sfortunato e lei ha pensato: “Qui, se questo si rialza per difendere il proprio onore, è la fine: ora o mai più!”
E, come una virago, ha cominciato a menare sganassoni a destra e a manca, ‘ndo cojo cojo, e, insomma, di fronte alla raffica di schiaffoni i ragazzini sono fuggiti.
Vittoria.

La collega ha raggiunto l’albergo con l’alunna ormai piangente (“Ma come è possibile? Ma io non ho mai visto una cosa simile!! Queste cose non succedono!! Ma perchè?? Ma come??”) ed ha tirato dritto ignorando i poliziotti che, insospettiti dalle lacrime, le stavano venendo incontro.
Non una parola è uscita dalla sua bocca, stavolta: ce l’avrebbero cucita addosso col filo di ferro, la scorta, se lo fossero venuti a sapere.
Proprio adesso che si stanno rassegnando a lasciarci perdere, tra l’altro.
Brava.
E mi pare che questo sia un bel passo avanti nel nostro processo di familiarizzazione con l’ambiente: i ragazzini, è molto meglio prenderli a pedate che denunciarli.
E non era nemmeno particolarmente spaventata, quando poi ci siamo riviste, mezz’ora dopo: era incazzata e basta.

Preso atto che la temperamentale signorina continuerà a passare di lì ogni volta che gliene verrà voglia e che nulla la può fermare, i casi sono due: o me la lapidano, la prossima volta, o si è guadagnata il diritto di farlo a suon di sganassoni.

Prima o poi lo scopriremo. Ne sono certa.