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Non c’e’ come sperimentarle, le cose, per capirne il senso.

Qui in Alto Egitto, oggi, in balia di un vento carico della sabbietta che ricopre le montagne davanti a noi, con i capelli dritti in testa e stopposi come quelli di una strega, gli occhi rossi, la pelle che tra poco mi si apre in crepe da quanto e’ secca e impolverata e – sciagura da non sottovalutare – in assoluto debito di ossigeno, che ho persino dovuto finire le lezioni un’ora prima perche’ non avevo piu’ fiato per parlare, mi e’ finalmente chiaro il perche’ dell’hijab, del niqab, del chador, del burka e di quello che cavolo volete voi.

Se solo potessi, andrei adesso a comprarmene otto: uno per ogni giorno della settimana e uno in piu’ perche’ non si sa mai e non si puo’ rischiare di rimanere senza.
Non e’ descrivibile, giuro. Sento di avere sabbia fin dentro l’esofago ed sto battendo il mio record negativo di respirazione.
Che fumare come una cosacca non aiuta, in queste circostanze.
Per fortuna avevo una sciarpetta da avvolgermi attorno alla faccia, in strada, altrimenti non sarei sopravvissuta.

“E vatti a comprare uno stock di veli, no?”
No. Non posso, mannaggia. Le cristiane non si velano, farei ridere i polli. Hanno i capelli sepolti sotto tonnellate di forcine (comprare forcine, presto!) ma niente velo.
Non so spiegare quanto questo mi addolori, mentre tossisco e i capelli mi diventano rossi.

Al Cairo non c’e’ vento, mi dicono. Quando ci sara’, meditero’ seriamente il suicidio: respirare quello che sto respirando oggi, unito ai gas di scarico di milioni di macchine degli anni ’70 e a un pacchetto giornaliero di Marlboro rosse, sara’ l’esperienza piu’ allucinogena della mia vita.
A meno che non indossi uno scafandro, in mancanza di velo.

Tenere gli occhi chiusi per proteggerli dalla polvere mi ha indotto a profonde riflessioni.
Visto che, a naso, lo sbarramento piu’ efficace che c’e’ mi pare il burqa afgano, ne ho dedotto che l’Afganistan deve essere una regione spaventosamente ventosa.
Forse la piu’ ventosa tra tutte quelle musulmane.

Al momento non ho modo di comprovarlo ma, prima o poi, devo scoprire se ho ragione.