
“… mi stavo chiedendo, a proposito, o a sproposito: i tuoi studenti hanno letto i racconti delle Mille e una notte? Harun el Rashid, e quello che si racconta di lui e dintorni, e’ apprezzato o messo all’indice da quelle che sono ormai le tue parti?
Non e’ una domanda a cavolo. E’ da tempo che me lo chiedo e vorrei veramente avere una risposta.”
Carissima,
scusa il ritardo con cui ti rispondo, ma non è che tu faccia delle domande molto semplici.
Mi sono dovuta documentare e la cosa ha richiesto del tempo.
Su Harun el Rashid, gli studenti a cui ho chiesto – liceali e universitari – non mi hanno detto nulla degno di nota. Ho cercato di pungolarli (“Ma voi, di lui, che ne pensate??”) ma mi hanno guardato con lo stesso occhio vacuo che sfoggerebbe uno studente italiano a cui volessi chiedere un giudizio su Carlo Magno.
Ho pure insistito (“La grande apertura, il dialogo tra le culture…”) ma senza riuscire a scalfire l’effetto Carlo Magno.
Più interessante è quello che ho saputo su Le mille e una notte.
Che non viene letto, sostanzialmente.
I ragazzi hanno visto lo sceneggiato in TV, ne conoscono le storie, sanno tutto ma nessuno di loro le ha lette. (Uso il plurale perchè si tratta più di una raccolta di storie che di un libro.)
A scuola non le leggono, tanto per cominciare: non è considerata roba degna di particolare attenzione. A parità di periodo, ci si concentra sulla letteratura di Al Andalus.
D’altra parte, nemmeno un mio amico arabista le ha lette, ai tempi della sua università in Spagna. Mai state nei loro programmi.
Si conferma più come tradizione che come opera letteraria, dunque.
Visto che c’ero, comunque, ho scoperto una cosa che mi ha colpito parecchio: che per uno studente egiziano, ad esempio, leggere libri è una fatica, più che uno svago. I libri sono scritti in arabo classico, i giornali in arabo standard e la gente parla in dialetto egiziano. Il risultato è che ci sono parole, nei libri, che gli studenti non capiscono, anche se a scuola studiano in classico.
Richiede uno sforzo intellettuale, la lettura dei libri, che mal si concilia con il semplice svago.
Lo possono fare, chiaramente, ma non è la loro idea di divertimento.
Immagino, poi, che chi non studia a lungo e, anche, chi studia nelle varie scuole inglesi, francesi etc., non sia proprio in grado di leggere. Non dico Le mille e una notte, ma anche Naghib Maafuz e simili.
Deve essere per questo, tra l’altro, che si studia il Corano a memoria, così non si rischia di non capirlo… (Eventuali arabisti di passaggio siano indulgenti. Vado per ipotesi, nulla più.)
D’altra parte non è un problema risolvibile: se, invece che in arabo classico, i libri fossero pubblicati nei vari dialetti, la cultura araba finirebbe col perdere quel’enorme collante, oltre che patrimonio culturale, che è la lingua comune e, per giunta, la lingua del Corano.
Interessante, ‘sta cosa.
Mi riprometto di approfondirla, appena mi tolgo dalle balle il lavoro che sto facendo.
Bacioni
(Se qualche arabista di passaggio avesse qualcosa da correggere o da aggiungere, proceda senza indugio. Qui si fa quel che si può. E, a naso, ho la sensazione che la lingua araba, per sua natura, ponga questo mondo come di fronte a un bivio: per salvaguardarsi, esclude che tutti possano leggere tutto. E credo che il problema si faccia più acuto quanto più ci si allontana dall’Arabia Saudita. I marocchini di media cultura cosa fanno, davanti a un libro? Si sparano? Questa questione mi pare appassionante.)

sempre pi? felice di leggerti. Buoni giorni :-)
Be’, l’alfabeto arabo per noi ? una brutta bestia… ogni lettera si scrive in quattro modi diversi, a seconda della posizione nella parola! Per non parlare delle vocali, che quando va bene sono indicate con i segni diacritici, e quando va male proprio non ci sono… Io comunque non dispero, e cerco di imparare una lettera ogni tanto. In rete si trovano anche dei minicorsi di arabo, sia in italiano che in inglese. Prima o poi mi ci applicher?… Invece mi incuriosisce l’accenno che Lia fa a Nagib Mahfuz: visto che ? notoriamente stato poco “amato” in Egitto, mi chiedo se pu? essere letto “liberamente”, ora.
Giusto perch? si parla di Mille e una notte e, incidentalemente, di Marocco, segnalo il sito di una sociologa marocchina dell’universit? di Fez, mi pare, che si ? occupata anche di Mille e una notte. E’ tradotta pure in italiano e ,magari, molti altri la conoscono; quel che ho letto di lei, gi? parecchio tempo fa, mi ? sembrato molto interessante. E’ tanto che vorrei parlane sul blog e prima o poi lo far?. Si chiama Fatema Mernissi. http://www.mernissi.net
La traslitterazione ? un problema annoso… Anche perch?, come tu sai bene, ci sono consonanti in arabo che non esistono nella nostra lingua. Nelle grammatiche arabe che ho io, ad esempio, “gh” viene usata per la erre arrotatissima e gutturale (tipo gargarismo, per intenderci…). Io studio danze ghawazee (gitane dell’Alto Egitto), sempre pronunciate “gau?si”, e invece in Egitto ho scoperto che si dice “Rrrrauasi”, appunto con quella specie di erre l?… Chiss? come la rendono in spagnolo? A proposito di Nagib Mahfuz, l’ultima volta che sono stata in Egitto, la mia guida, un uomo molto colto, lo aveva letto ed apprezzato, ma non conosceva il libro che stavo leggendo io (“Canto di nozze”). Ma forse ? solo un problema di traduzione del titolo…
Ciao Lia,
Devo ammettere che io di arabo non riesco a leggere manco il mio dizionarietto italiano-arabo, acquistato dicendomi sperando che avrei imparato giusto qualche parola…niente…flop totale…? uno di quei dizionari che di solito mettono la fonetica (Ho pure quello di cinese, perch? non mettono la fonetica in questo, secondo te? Crudelt? mentale di chi lo redige?), ma in questo caso non c’era! :(
L’arabo classico ? un p? come il latino per noi?
Se ? cos?, posso davvero capire i tuoi studenti…se avessimo anche noi tutti i libri
in latino neanche io credo che leggerei molto! :-/
E poi se penso ad un libro scritto tutto in arabo,
miii…io per arrivare a “credere” di capire come si legge dal dizionario una data frase c’avr? messo mezzora! :( Leggere un libro tutto in arabo deve essere una fatica pazzesca!
G.
mi permetto solo di precisare dal basso del mio anno di corso di arabo classico all’universita’ popolare di torino, che le vocali lunghe vengono scritte e sono lettere come tutte le altre. purtroppo e’ vero che le altre, quelle brevi, quando va bene sono messe come segnetto grafico, quando va male (sempre ;) proprio non ci sono!
La conosco, la Mernissi: qui sul blog ne ho parlato, qualche volta. Ho amato moltissimo ‘L’harem e l’Occidente’ (strepitoso, secondo me) ma gli altri libri mi hanno deluso. ‘Islam e democrazia’, poi, mi fece addirittura arrabbiare, e deve esserci negli archivi una mia stroncatura furibonda. :)
Ciao. :)
A me Nagib Mahfuz pare amatissimo, qui, e certamente pubblicato, citato e cos? via. C’? persino un ristorante col suo nome al Khan al Khalili, un po’ per strizzare l’occhio ai turisti e un altro po’ come omaggio alla ‘sua’ Cairo.
Certo, a suo tempo sub? un grave attentato, ma non ‘dall’Egitto’ quanto da un singolo criminale…
Anzi, credo che i miei studenti me lo abbiano citato tra gli autori studiati a scuola. Per sicurezza, cmq, verifico.
La traslitterazione, invece: io ne ho italianizzato il nome perch? venivo dal blog della mia collega e, in spagnolo, viene scritto cos? come uno spagnolo lo deve pronunciare (Naguib Maafuz).
Perch? noi non facciamo lo stesso, e non scriviamo ‘Naghib’ invece di ‘Nagib’?
Jawazi, avrei detto io. Invece no. Gawazi, ho visto su Google.
D’altra parte, si va per approssimazioni.
Per? questo non mi risolve il cruccio tra Nagib e Naghib.
(Ah! Vedo che Feltrinelli usa Naghib)
Le tre religioni monoteistiche, depositarie cioe? dell?Unica Verita? Rivelata (sic) hanno in comune il linguaggio criptico, che abbisogna cioe? della mediazione del sacerdote per essere compresa. Pure la nostra liturgia era in latino e imparavamo brani a memoria anche senza saperne il significato. Con l?avvento della stampa, visti i danni arrecati dalla Bibbia di Lutero, la nostra Controriforma autorizzo? una Vulgata in italiano (con l?imprimatur) e poi il Concilio Vaticano secondo completo? l?opera. Per fortuna sono pochi i lettori dei sacri Testi perche? altrimenti ci sarebbe da divertirsi scoprendo che sul Corano c?e? un accenno alla crocifissione identico al mistero dei Templari, o che in ebraico Dio (che non si puo? nominare) non creo? un bel niente ma demando? il tutto agli Elohim ( che sono gli Arcangeli) e che persino il verbo creare, non si riferisce al far comparire dal nulla, ma a germogliare, come dai semi?
Potresti cercare su Google ?Qumran? che e? il luogo dei ritrovamenti dei manoscritti che sono rimasti inaccessibili nel Muso Copto del Cairo per trent?anni e che solo di recente hanno trovato una via per essere divulgati. Sono dodici vangeli proto-cristiani e altre cosucce la cui lettura e? senz?altro interessante.
Tu, poi, potresti addirittura andare a visitare i libri ( sono libri rilegati!!) e poi scriverci le tue impressioni. Che ne dici?
Aldo Vincent
Le tre religioni monoteistiche, depositarie cioe? dell?Unica Verita? Rivelata (sic) hanno in comune il linguaggio criptico, che abbisogna cioe? della mediazione del sacerdote per essere compresa. Pure la nostra liturgia era in latino e imparavamo brani a memoria anche senza saperne il significato. Con l?avvento della stampa, visti i danni arrecati dalla Bibbia di Lutero, la nostra Controriforma autorizzo? una Vulgata in italiano (con l?imprimatur) e poi il Concilio Vaticano secondo completo? l?opera. Per fortuna sono pochi i lettori dei sacri Testi perche? altrimenti ci sarebbe da divertirsi scoprendo che sul Corano c?e? un accenno alla crocifissione identico al mistero dei Templari, o che in ebraico Dio (che non si puo? nominare) non creo? un bel niente ma demando? il tutto agli Elohim ( che sono gli Arcangeli) e che persino il verbo creare, non si riferisce al far comparire dal nulla, ma a germogliare, come dai semi?
Potresti cercare su Google ?Qumran? che e? il luogo dei ritrovamenti dei manoscritti che sono rimasti inaccessibili nel Muso Copto del Cairo per trent?anni e che solo di recente hanno trovato una via per essere divulgati. Sono dodici vangeli proto-cristiani e altre cosucce la cui lettura e? senz?altro interessante.
Tu, poi, potresti addirittura andare a visitare i libri ( sono libri rilegati!!) e poi scriverci le tue impressioni. Che ne dici?
Aldo Vincent
beh, lia, che aspetti? :)
Io non ho mai molto avvertito il fascino delle “controreligioni”.
La mia vena mistica lascia molto a desiderare e, in tutta la mia vita, solo l’Islam ? riuscito a darmi un’idea di cosa prova la gente quando pensa a Dio.
Quindi gi? mi pare abbastanza rivoluzionario, per i miei scarsi mezzi, interrogarmi su cosa dice l’Islam. Figurati se mi perdo nei misteri dei Templari. :)
Per?:
1. Devo imparare a farmi capire meglio: io non ho MAI scritto che la gente di qui non capisce il Corano. Ho scritto che forse lo studiavano a memoria per non correre il rischio di non capirlo, ma studiare a memoria (e, credimi, lo vedo insegnando italiano ai ragazzi che applicano questo metodo) non vuol dire non capire: vuol dire incamerare tutto il lessico che non coincide con quello dei vari dialetti nazionali e riconoscerlo.
Infatti, anche l’ultimo dei tassisti egiziani, dei portinai e dei fruttivendoli hanno il loro bravo Corano e, per Giove, se lo leggono. Senza preti, ch? qui non ce ne sono.
Se prendi un treno, qui, vedi i viaggiatori immersi nella lettura del Corano, come da noi leggono Gente. Quindi, evidentemente, lo capiscono.
Immagino che leggere Proust tradotto in arabo classico, per?, sia pi? complesso, per un egiziano di media cultura.
Ma non ? un linguaggio “criptico”, l’arabo classico! E’ arabo, semplicemente (!!!), che ? rimasto intatto nei secoli e vivo e vegeto ed ? il megastrumento attraverso cui il mondo arabo comunica ed ? in grado di accedere agli stessi testi, dal Corano ad Al-Jazeera.
Poi, come capita a tutte le lingue, pi? ti allontani dal centro (la penisola arabica, nel nostro caso) e pi? i vari dialetti se ne differenziano. Mi dicono che l’arabo parlato in Kuwait ? praticamente arabo classico, mentre quello del Marocco ? incomprensibile ai pi?.
Ovviamente, quello che dico io va inteso come un accenno semplificatissimo e nulla pi?, ch?, come ho detto pi? volte, io in arabo so a stento fare la spesa e le cose che ancora non so sono infinitamente di pi? di quelle che so.
2. Non so nulla di misteri dei Templari: se, per?, dicono che Cristo non fu crocefisso e che un altro lo fu al suo posto, qui ? cosa nota.
Se lo so io, vuol dire che lo sanno proprio tutti…:)
Per questo, tra l’altro, tutte le balle sul film di Gibson che fomenterebbe l’antisemitismo dei musulmani sono, appunto, balle. Per l’Islam, le cose andarono diversamente da come le racconta Gibson, quindi non si vede per cosa dovrebbero incazzarsi vedendo quel fumettone.
3. Mi riprometto, comunque, di andare a vedere questi vangeli proto-cristiani e riferire, appena mi tolgo di torno altre, pi? urgenti, faccenduole. Grazie per la dritta. :)
Panduzza: io ? da quando sono in Egitto, che eseguo gli ordini pi? strani che mi arrivano dall’Italia!
O credi che sia stato normale, chiedere di punto in bianco a tutti gli studenti che conosco: “Ma voi che ne pensate, di Harun el Rashid?” :)
LOL!
ricordo quando facevo arabo all’universita’ popolare, le domande astruse a cui rispondeva fatima, la nostra insegnante marocchina… esempio classico: “ma e’ vero che voi studiate facendo avanti e indietro con la testa tutto il giorno” (vedi le scuole coraniche pakistane;) e lei con pazienza, rispondeva a tutto!
se non erro, i vangeli apocrifi e i templari parlano piu’ che altro di maria maddalena. ma potrei fare una topica clamorosa: non sono una grande religiosa!
Ok, vada per Nagib. Or per? mi sorge un altro dubbio… Jomaa? Sempre saputo J?mma… al massimo Jumaa… ma forse il primo ? dialetto marocchino, il secondo alto-egiziano. Certo che anche gli arabi mica ci aiutano, eh! :-)
Mi permetto di inserire il mio contributo al dilemma Nagib – Naghib.
La lettera usata nell’alfabeto arabo per scrivere quel nome ? la G pronunciata come la G di “magia”.
A differenza degli arabi di tutti gli altri paesi gli egiziani pronunciano la stessa lettera GH come il nostro “ghiro”. Esempio: venerd? si dice Jomaa (pronuncia giomaa) ma gli egiziani dicono Gomaa.
Quindi se bisogna scrivere il nome di un autore lo trascriveremo come lo pronunceranno tutti gli arabi (di Nagib ce n’? ovunque) ma solo gli egiziani lo pronunceranno Naghib.
Ps: infatti mio marito che ? tunisino quando entriamo in libreria dice: toh, Nagib Mahfuz!!
Mi permetto di inserire il mio contributo al dilemma Nagib – Naghib.
La lettera usata nell’alfabeto arabo per scrivere quel nome ? la G pronunciata come la G di “magia”.
A differenza degli arabi di tutti gli altri paesi gli egiziani pronunciano la stessa lettera GH come il nostro “ghiro”. Esempio: venerd? si dice Jomaa (pronuncia giomaa) ma gli egiziani dicono Gomaa.
Quindi se bisogna scrivere il nome di un autore lo trascriveremo come lo pronunceranno tutti gli arabi (di Nagib ce n’? ovunque) ma solo gli egiziani lo pronunceranno Naghib.
Ps: infatti mio marito che ? tunisino quando entriamo in libreria dice: toh, Nagib Mahfuz!!