
Al primo posto nella mia classifica personale c’è “L’insegnamento è una missione“.
Chi lo dice in genere è:
– Qualcuno che ti vuole fregare. O, almeno, pagarti il meno possibile. Spesso si tratta di un ministro. I presidi no, non lo dicono. Essendo stati a loro volta prof, il pudore glielo impedisce. O, in alternativa, il timore di essere linciati dal Collegio Docenti tutto.
– Il felice genitore di un asino/a. L’intento è quello di trasformarti in un incrocio tra Madre Teresa e Padre Pio. Gli piacerebbe che tu fossi al servizio di suo figlio notte e giorno e non gli è chiara la differenza tra la prof e la mamma.
Ritiene che l’ammore professorale dovrebbe avere un miracoloso effetto moltiplicatore sui voti che, secondo lui, non sono indicatori del rendimento del figlio ma dimostrazioni di affetto e di bontà attraverso cui valutare le qualità umane del docente.
Il suo pupo non studia dal ’57? “Ma lo deve capire!” Il suo pupo ha dato fuoco ai bagni della scuola, ha ucciso il bidello, ha stuprato la compagna di banco? Sicuramente gli è mancato il dialogo. La sua pupa balla in discoteca fino alle 5 del mattino e poi ti dorme in classe, anche russando? “Ma è che mia figlia ha bisogno che lei le voglia bene, per appassionarsi!” (Realmente sentita.)
L’esperienza mi dice che, in genere, si tratta di genitori che NON capiscono i propri figli, NON ci dialogano e, sul’amore, non mi pronuncio. Però vogliono che tutte queste cose le faccia tu perchè, si sa, l’insegnamento è una missione.
– L’asino/a stesso/a: lo studente, cioè, secondo cui la scuola è quel luogo in cui lui dorme e il prof lavora, sicuramente perchè gli vuole bene. Anche a lui/lei, la differenza tra il prof e la mamma risulta nebulosa.
Spesso si trasformano in adulti rampanti e arroganti che morirebbero dal ridere alla sola idea di fare qualcosa “per missione” e poi, si sa, i prof prendono quattro soldi e lui, comunque, vota Berlusconi.
– New! Alcuni commentatori di blog che, saputo che mestiere fai, precipitano immediatamente nell’annosa dinamica secondo cui “La prof ce l’ha con me”. Non sono loro ad essere degli stracciamarroni, no. Sei tu che non lo ascolti abbastanza, anche se ha 39 anni, e non ti confronti con chiunque transiti per il tuo spazio vitale, che sia il tram, il supermercato, la coda in Posta o il blog, ché questo è ciò che fa un bravo prof.
– In generale: chiunque non abbia la più pallida idea di cosa voglia dire insegnare, come io non ho idea di cosa voglia dire fare l’agronomo ma non per questo straccio i maroni agli agronomi.
Io, si sarà capito, non ritengo affatto che l’insegnamento sia una m… – puah -missione. Mi fa orrore solo l’idea.
Mi pare che si tratti di una professione, parola un po’ ostica nel nostro paese di mamme dalla lacrima facile.
Trattasi di mestiere che prevede delle regole, una deontologia, dei diritti e dei doveri, un orario e una retribuzione e, certamente, anche dell’attitudine: ti devono piacere i ragazzi, a meno che tu non sia masochista. Devi avere un modo chiaro di esprimerti, ché sennò è difficile che la cosa possa funzionare. Devi avere senso della responsabilità e un rapporto con te stesso abbastanza risolto da impedirti di incasinarti in vischiose proiezioni nei ragazzi. Devi divertirti almeno un po’ in ciò che fai, se non vuoi ammazzare di noia i tuoi studenti. Cose così.
Cose così e basta.
L’immagine bbbuona e un po’ disperata dell’insegnante che lo fa per missione fa male alla scuola, agli studenti e alla società tutta: deresponzabilizza tutti tranne gli insegnanti, tanto per cominciare. Che è l’esatto contrario di ciò che dovrebbe succedere in un processo educativo corretto.
Suscita nell’utenza aspettative magiche e irrazionali e, in quanto tali, puntualmente destinate a infrangersi contro la realtà.
Manca di rispetto agli studenti, soprattutto: i ragazzi hanno diritto a insegnanti corretti e a regole chiare. La “missione” scavalca regole e confini interpersonali creando vischiosità affettive che se, al momento, possono sembrare vagamente positive, alla lunga gratificano solo il docente bbuono e paternalista e fanno dello studente un bambino perpetuo, completamente incapace di fare i conti con la realtà, frustrazioni comprese.
Sono convinta da anni che questo sia uno dei guai della nostra scuola, come è un guaio che, per reazione, un buon numero di prof si trasformi in carogne esaurite.
Il confine tra la persona e il suo lavoro deve esistere, specie quando si fa un mestiere delicato. E’ una questione di igiene mentale.
E la nostra funzione educativa?
E il dddialogo? Dove lo mettiamo, il dddialogo?
Io parlo di studenti grandi, del triennio o dell’università, che sono gli unici che conosco. Francamente, credo che una buona lezione di grammatica o di letteratura sia più educativa di mille dialoghi, spesso pasticciati e invasivi.
Il 90% della nostra funzione educativa ce la giochiamo testimoniando. Testimoniando serietà, coerenza, senso etico. Testimoniando amore per la materia, soprattutto: “Guarda: lavorare col pensiero è bello! Conoscere questa cosa è bello! Scoprire, capire, ha un valore che non si può comprare e, soprattutto, dà piacere.”
Credo che sia questo, il punto.
E non c’è bisogno di fare le missioni, per trasmettere questo o, almeno, provarci.
Al contrario: se, quando hai finito, posi il registro e ti dedichi ad altro, fai un favore a te stesso e al mondo, ché pochi mestieri sono più logoranti di questo e con gli anni succede che ti svuoti e non ti riempi, altrimenti, e, invece di diventare più bravo, peggiori. Davvero.
Poi non siamo padreterni: a volte siamo più bravi e altre meno, a volte funziona e altre no.
Soprattutto, ognuno di noi riesce a entrare in contatto più con una categoria di studenti che con un’altra. Un insegnante, in genere, non è bravo (o cane) in modo uguale per tutti i suoi studenti. Ci sono stili di insegnamento e apprendimento che coincidono, e altri che coincidono meno.
Per fortuna, la natura è varia e i CdC pure: i vostri pargoli, quindi, avranno prof quieti e prof accelerati, prof pazienti e prof irascibili, mamme-bis e carogne, prof preparatissimi e prof pasticcioni.
E pure questo è utile e educativo, ché la vita è così.
Per giunta, questo aumenta le possibilità di trovare quel prof. Quello di cui quello studente aveva bisogno, in quel momento, in quell‘occasione.
E, in genere, si tratterà di un prof che conosce il suo mestiere. Non di un missionario.
(A me, insomma, viene voglia di prendere un’arma, quando sento parlare di missione).

Concordo sulla missione.
Aggiungo “etnia” (sostituisce il termine “razza”, meno di moda) e tutte le parole che immobilizzano una persona su ci? che ?, ignorano ci? che ha deciso di essere e, quando la perseguono e la perseguitano, non si occupano di ci? che fa, ma si fermano alla categoria in cui l’hanno imprigionata.
Rileggere le leggi razziali del 1938, confrontarle con gli ululati emessi periodicamente da esponenti della Lega Nord, chiedersi perch? molta gente le prende per espressioni ragionevoli, stile local/popolare (e non perdere tempo a ragionare sui motivi di berlusconiche alleanze. Sono un triste dato di fatto: non merita andare oltre. Il simile conosce il suo simile).
Per chi non disponesse del testo delle leggi razziali consiglio (piccolo, agile, economico):
M. Sarfatti. Le leggi antiebraiche spiegate agli italiani di oggi. 2002 Einaudi.
Per un veloce inquadramento: Rosetta Loy. La parola ebreo (cito a memoria. Mi sembra che l’editrice sia sempre Einaudi)
augusta
Lia, hai ragione da vendere. Le missioni lasciamole ai preti. Concordo anche sull’importanza della passione. Se posso aggiungere dalla mia esperienza, contano molto anche farsi il mazzo e far vedere che ti prendi a cuore se gli studenti imparano (almeno quelli a cui imparare interessa).
… Lia sei un’insegnante! Che…cocomeri!
I miei genitori…prof. di lettere…
Due mie sorelle…una ? prof. di matematica, l’altra prof. di urbanistica a Columbia…
Non dico “vi odio tutti!” non ? da me…per? no vi amo!
Sopratturtto, non amo i “missionari”..brava Lia!
Un consiglio, guardati dal collega che afferma che la propria professione ? una “missione”, sicuramente ? peggio del ministro!
Ciao prof.
hai mai sentito parlare di Alexander Neill?
non ricambio l’ovazione per la semplice ragione che praticamente TUTTI i tuoi post ne meriterebbero una :-) baci***
ah ah ah, basta, stamattina Lia sono piegato dal ridere ! Cavoli, che spettacolo che sei quando perdi le staffe ! ah ah ah, son morto dal ridere !
comunque ci pu? essere una diversa interpretazione del termine “missione” : lo cambierei con attitudine, per? penso di intendere quello che intendi tu. Io ho amato la filosofia perch? avevo una prof davanti a me che la spiegava con amore, con pazienza rispondeva alle domande, mi ci ha fatto appassionare spiegando ed amando la sua materia. ( a volte ti capitano dei prof che senti che stanno mettendo play sul nastro per la ninna nanna del giorno,quanto li appassiona, e certo che mi addormento!)
Matematica e fisica avevamo un professore che faceva paura, ma bravissimo. Non c’? mai stato un gran dialogo, ma mi ha insegnato ad esprimermi -scientificamente-correttamente, con rigore, oltre alla sua materia. Non proprio il massimo del contatto umano, a dire il vero, per? bravo.
Io con missione forse intendo che un prof deve amare la sua materia, tanto da desiderare che i suoi alunni ne colgano la stessa bellezza che ci vede lui. Questa per me, oltre alla capacit? di spiegare, ? l’unica qualit? che richiedo a un prof : la passione per ci? che fa, non deve amare me, ma la materia che insegna. Poi magari un giorno c’ha sti cazzi, per?, insomma, non uno che viene l? a recitarti il padre nostro a memoria, stufo di se stesso e della vita che conduce.
Saluti Lia, e grazie ancora delle risate ! sei uno spettacolo ! ciao! Un bacione, v?, che sti cattivoni ti fanno arrabbi? ! Un sorriso su , e non ti far buttar gi? ! ( ma se ogni tanto perdi le staffe, scrivi, che fai sbellicare dalle risate, sei un fenomeno quando t’arrabbi ! ;-)) )
tutto questo tempo a discutere la posizione del missionario. che esempio per i z?vani!
“E la nostra funzione educativa?
E il dddialogo? Dove lo mettiamo, il dddialogo?”
Io lo metterei, e di piu’, nel rapporto genitori/insegnanti e ancor prima lo metterei nel rapporto insegnanti/insegnanti e insegnanti/gerarchie scolastiche.
Saluti tanti
Lucia
Scusa Lia, se approfitto di questo spazio, ma ? un'”emergenza”…sono davvero stravolta!Puoi andare sul sito an-nisa.splinder.it, e leggere i commenti dell’ultimo post di Alhamdulillah? Se mi mandi a quel paese fai bene perch? non ? giusto intasare il tuo spazio personale…ma ne vale la pena se hai appena un attimo…scusa ancora..
Lilith
Ciao Lia,
a proposito di parole cui essere allergici..
eh eh..
una ciofecata che ho scritto sul mio blog..
Lentamente bevo il caff? al mattino
In quel luogo di piccole e grandi cose, di piccole e grandi emozioni…
Ammirandoti per come ogni piccola cosa diventi un prezioso sorriso..
Le lacrime di un’ingiustizia a volte le lasci asciugare
In silenzio o arrabbiandoti con quel mondo “quant’? grosso”..
A volte temo non perdonerai questo sdolcinato parlare… ;-)
Cio?, pi? che temerlo, ne sono certo, ma ero in vena d’acrostici e c’ho provato..
nun t’arrabbi? ! ;-))
ps c’ho messo, oltre al link a te, anche la fotina che compare nella mail, ti infastidisce ?
scusa se non lascio l’url, ma mi vergogno massimamente delle mie ciofecate… ;-))
per? volevo sapessi che ti si apprezza, tutto qui, un pensiero e un omaggio venuto male, di certo, spero basti il pensiero ! ;-)))
per lilith : ma Lia che ?, la giustiziera mascherata ? ne ha gi? abbastanza qui… ;-))
che ci vuoi f? ? Se poi lei ha voglia, per carit? !
ho avuto problemi con l’ invio… che ? si capisce ? …riesci a mettere a posto, spero..
sorry.. ciao..
Risolto, Blu. :)
E non trattarmi troppo bene, ch? una si imbarazza assai e le viene il blocco della risposta.
Acido Signore, vorrei un tuo autografo.
Livefast: non mi laver? pi? la gota, giuro. :)**
Lia, da figlia di insegnanti: COMPLIMENTI!
Posso contestare un punto, uno solo? (Piano piano, che quella scritta rossa qui sopra – qui sotto per chi legge – mi mette sempre un po’ di paura.) Tu dici che il mito dell’insegnante missionario non deresponsabilizza gli insegnanti. Io credo che invece deresponsabilizzi *tantissimo* gli insegnanti che lo promulgano, che attraverso il mito si “elevano oltre la responsabilit?” di insegnare, perch? loro sono degli Educatori, i Migliori Amici, i Modelli, i Primi Compagni.
E la responsabilit?, ad esempio, di pensare che in calce al compito di tizio ci sta bene un quattro, e di sostenere quel pensiero? Ah, quella ? roba da insegnanti cattivi, loro no, loro Comunicano. E la responsabilit? di fare il proprio lavoro, di far uscire dal corso delle persone che ne sanno un po’ di pi? della materia? Ah, loro sono stati cos? vicini ai ragazzi, un rapporto cos? intenso.
Io almeno la vedo cos?, tu che stai dall’altro lato della cattedra che ne pensi?
Mah…s?…devo dire…in fondo anche io apprezzavo i professori che mi insegnavano con passione la loro materia. Ad esempio, mi ricordo la mia prof di inglese del liceo…o meglio…una delle mie prof d’inglese, per? l’ho avuta per due anni ed ? stata decisamente la mia prof migliore.
Io come studente, fino alla 5? liceo ho sempre studiato parecchio seriamente, ma in compenso sono sempre stato uno stracciap***e di prima forza…
Con questa mia prof inizialmente mi ci sono cozzato, ma poi in seguito c’? stato un chiarimento “via mamma” e da allora le cose hanno cominciato ad ingranare…
D’altronde sono sempre stato solitamente un tipo che o mi si “adora” o mi si detesta…
Se per dialogo intendi “indottrinamento politico”…concordo pienamente…b?…io ho sempre capito pi? o meno approssimativamente “per sentito dire”, le posizioni dei miei professori…non so…la mia prof. di arte sapevo per sentito dire che era comunista…il mio prof di storia/filosofia credo che fosse un cattolico di destra moderata…comunque sono contento perch? se qualcuno si fosse provato ad indottrinarmi con me cascava male… >D
Comunque non ? detto che siano esclusivamente gli asini che finiscono con votare Berlusca…conosco
non poche persone che andavano ‘da dio’ a scuola e
poi votavano (e votano) Berlusca…
Ciao,
Guido
Penso che hai completamente, assolutamente, totalmente ragione. Grazie per avere precisato questa cosa.
(La scritta rossa spaventa quelli che non dovrebbe spaventare e viceversa, porcacciamiseria… :)) )
(Quella sulla scritta rossa era una battuta…)
ciao lia,
da collega ti do ragione. infatti, pi? che di missione, parlerei di piacere: il piacere di poter trasmettere delle conoscenze, ma soprattutto il piacere di apprendere cose nuove, anche, se non soprattutto, dai ragazzi.
questa ? la ragione che mi fa amare il mio lavoro (ma non venirmelo a chiedere durante l’anno scolastico: di solito, verso novembre, gi? cerco sulle pagine gialle i rivenditori di napalm della mia zona. ah, quanto amo l’insegnamento d’estate!)
:D
manca una virgola:
…l’insegnamento, d’estate!)
io ho sentito parlare di “missione” alcuni miei prof del liceo, ma certamente non intendevano riferirsi a queste funzioni da pseudopsicologo. piuttosto si riferivano alla necessit? di offrire ai propri studenti la migliore formazione possibile, ricorrendo alla formazione continua pi? di quanto richiesto dai ministeri, sperimentando nuove (eventualmente pi? efficaci) metodologie didattiche etc. il dialogo per costoro consisteva nello stimolo a usare gli stumenti appresi per interpretare – senza cedere alle facili lusinghe delle ideolgie, per quanto possibile- i temi caldi dell’attualit?. di prof-mamme francamente non ne ho mai viste nel mio liceo, anche se, confesso, mi sarebbe piaciuto potermi godere di pi? la vita in quegli anni, confidando nella compiacenza di qualche insegnante.
Cara Lia, sostituisci a “insegnamento” la parola “medicina” a “allievi” la parola “pazienti”, a “ministro”, la parola “ministro” (intendendo tuttavia un altro Dicastero), a “Genitori” la parola “gente” ed ottieni esattamente il mio pensiero riguardo a coloro che dicono “la Medicina ? una Missione”.Se me lo permetti vorrei citarti e parafrasarti. Me lo permetti?