Rap anch’io

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In realtà si trattava di uno spettacolo di danza moderna, ospitato nientedimenochè alla Cairo Opera House e, più concretamente, nel piccolo teatro all’aperto che c’è all’interno della struttura.
Struttura a cui il sito web non rende giustizia, diciamo anche questo, e vorrei che qualcuno mi spiegasse come mai i siti ufficiali egiziani (penso anche a quelli di varie università statali) battono ogni record di lentezza conosciuto.
Da record.

La struttura è comunque bellissima: un teatro grande (la Main Hall), uno più piccolo, uno all’aperto, un cinema, fontane, giardini (si chiamano Al Andalus Gardens, non a caso), uscita metro dedicata che viene aperta secondo gli orari degli spettacoli e atmosfera piacevole, ché se ci passi di giorno vedi preparare gli scenari all’aperto, e colonne egizie di cartapesta, finti vagoni del metro e altre meraviglie e gli operai che dipingono, tagliano e incollano in mezzo alle palme.

Comunque c’era questa compagnia di giovani ballerini egiziani che si sono scatenati a torso nudo e con finte macchie di sangue un po’ ovunque su una colonna sonora in cui la musica si alternava con le news di guerra della CNN.
Tanto per rimanere in tema e chissà quando finirà, questo tema che ci accompagna sempre.

Quando dico ‘giovani’, dico proprio giovani.
E, a fine spettacolo, si sono dati all’hip hop divertendosi visibilmente moltissimo nelle acrobazie di rigore mentre un tizio presentato come Guest Artist, tale Skorz, cantava ‘sta cosa che pure io sto canticchiando ininterrottamente da quando ho lasciato il teatro:

We’re the breeze from the East
no matter what you say
we wave to the West

We’re the breeze from the East
you want to infect us in the chest
but we wave to the West

Poi sono venuti a salutare una ragazza loro amica che era con noi e li ho visti da vicino: 16 o 17 anni, avranno avuto, ed erano emozionati e tenerissimi, ché il debutto lì non deve essere uno scherzo e, come ho già detto altre volte, la gioventù egiziana è la cosa meno smaliziata del mondo e le conti le emozioni in faccia una ad una, ne puoi fare anche l’appello.
Persino quando è composta da ottimi ballerini, con o senza hip hop.

(Signori di Google: a voi la Oxygen Art Company, Cairo, Egypt.)

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2 Commenti

  1. Anonimo
    Pubblicato 30 giugno 2004 alle 10:59 | Link Permanente

    Cinema egiziano.

    E invece, mi hai fatto venire in mente, com’e', quanto e’ attiva e quanto bisogno d’occidente ha, l’industria cinematografica egiziana?

    Saluti filmati

    Lucia

  2. katia
    Pubblicato 7 luglio 2004 alle 19:30 | Link Permanente

    al festival ho beccato anch’io un gruppo di ragazzini di pi? o meno18 anni che ballavano e cantavano hip hop.erano i take that egiziani ma molto pi? bravi degli originali.K

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