Se il mondo fosse un posto migliore io avrei postato un numero infinito di foto di bambini, quest’anno.

Bimbi che ridono e fanno gli scemi davanti alla tua macchina, bimbe che si fanno fotografare tenendosi tutte per mano e guardano l’obiettivo con l’aria tutta compresa, bimbi impolverati e scalzi che lavorano, bimbi e bimbe con la divisa da scolari e la merenda a base di pasta e ceci in mano, un mare di bimbi.
Ed è che è un mondo giovincello, quello arabo: il mio compagno, stasera, osservava pensieroso: “Ma sono tutti più giovani di me, in Egitto.” Ha 43 anni, il mio compagno, mica 128.

Se lo volessi riassumere in una fotografia, il mio Egitto, sceglierei la foto di qualcuno che ha meno di vent’anni.
E forse farebbe anche bene a parecchia gente, rendersi conto che il famoso ‘mondo arabo’ di cui si straparla è, soprattutto, un mondo di ragazzi.
E bambini, dicevo. E’ un peccato enorme, avere tutte quelle faccette che ridono immortalate nel tuo pc e non poterle postare perchè il mondo è cattivo.

Qui però ho delle foto in cui sono irriconoscibili, i bimbi che guardavo oggi, e si capisce solo che sono felici di stare al mondo.
Non sono egiziani, non fino in fondo: sono beduini e beduinette, e il Sinai è roba loro a prescindere da chi lo possiede.
Ma ‘sta cosa provo a spiegarla un altro giorno.
Adesso è tempo di bagni, sostanzialmente.

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(Le bimbe, apparentemente, indugiano un secondo di più, ma quando poi sono in acqua si scatenano.)

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Non so se si nota, ma una comincia a desiderare un photoblog, di questi tempi.

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