
Io avrei fama di difendere gli egiziani sempre, a tutti i costi e perché sì.
In realtà non è così. E? solo che, quando li sento criticare, è sempre per motivi sbagliati.
Se una si sente dire che gli egiziani sono intolleranti, violenti, cattivi e pericolosi, non può fare altro che rimanere basita e preoccuparsi per lo stato di salute del proprio interlocutore; mi pare ovvio.
Ma se mi arrivasse, qui sul blog, qualcuno determinato a portare avanti la tesi che gli egiziani sono dei grandissimi impiastri, io ? ecco ? in certi momenti farei un po? di fatica a trovare qualcosa da obiettare.
Poi, certo, non è che pretenda di dimostrare scientificamente l?equazione ?egiziano medio= grandissimo impiastro?, e so bene che il mio punto di vista sulle cose passa attraverso aspettative, gap linguistici e varie ed eventuali che, spesso, vagano spaesate nella realtà che mi circonda senza riuscire ad incastrarcisi in nessun modo.
Diamoci all?autoreferenzialità, dunque: in un anno, l?1% delle mie incazzature (a voler stare larghi) è stato provocato da comportamenti vagamente rapportabili ai deliri fallaciani (chessò, il collega maschilista), mentre il 99% (a voler stare bassi) delle volte che avrei desiderato di bombardare personalmente l?Egitto ero, semplicemente, attonita ? incredula ? sconcertata ? costernata ? allibita per l?immensa, incommensurabile impiastraggine del pacifico egiziano davanti a me che, di fronte a qualsiasi tipo di disastro, ti alza le spalle e fa: ?Maalesh!?, che sarebbe una specie di ?Sorry? senza troppo impegno.
E tu lo meneresti. Ma volentieri, proprio.
Prendi Dahab, per esempio.
Dahab era, un tempo, un villaggetto beduino sul mare scoperto da chissà quale backpacker anglofono e diventato, in seguito, buen retiro e feudo di quelli che vennero sbrigativamente definiti hippy e che erano, in realtà, giovanotti/e inglesi, australiani e così via impegnati nel loro anno sabbatico da fine studi dedicato al giro del mondo o, almeno, di quanto più mondo fosse possibile (splendido rito giovanile, a proposito).
Io la scoprii una decina di anni fa e me li ricordo, gli hippy, che andavano a lavorare 15 giorni ad Eilat e, col ricavato, si facevano 3 mesi di pacchia a Dahab. Poi finivano i soldi, tornavano altri 15 giorni su in Israele a fare shekel per poi ricambiarli in lire egiziane e così via.
E Dahab era una strada sterrata con un lungomare coperto di cuscini a loro volta coperti dai corpi degli hippy di cui sopra (e dai primi sub avventurosi) e, sul tutto, nuvoloni di fumo di canne il cui odore si mischiava, placido, a quello di tabacco alla mela delle shisha e a quello, ben più allarmante, dei cibi più improbabili e tossici del mondo, cucinati da giovani arabi anch?essi avventurosi e fuggiti dal Cairo e dall?Egitto tutto allo scopo di aprire ristoranti e camp e di fare business con i ricchi hippy (ché l?essere ricchi è sempre una questione di punti di vista) e, nel frattempo, divertirsi un mucchio facendosi le canne pure loro e cuccando 10 straniere a sera, ché cuccare a questi ritmi nel resto dell?Egitto te lo sogni, altroché.
Gli egiziani ? e i beduini ? che hanno fatto Dahab, quindi, non vengono da nessuna facoltà di Turismo o scuola alberghiera.
Sono tizi che hanno preso dei mattoni, hanno tirato su ristoranti e luoghi in cui dormire chiamati ?camp? e si sono messi a fare le pizze.
Poi Dahab è cresciuta e, soprattutto, il governo egiziano ha deciso che così non si poteva andare avanti: con quella macchina per fare miliardi che è Sharm, qui sotto, si poteva mai permettere che la bellezza naturale di Dahab ? che è tanta ? fosse riservata a quattro cannaroli squattrinati?
E così le strade hanno smesso di essere sterrate (io mi misi a piangere con lacrime e tutto, quando successe), i cammelli non si accampano più in riva al mare ma all?interno, i teloni arabeggianti che coprivano i ristorantini sono stati proibiti (rischio incendio) e sostituiti da mega ombrelloni in legno, i cuscini hanno lasciato posto a sedie e divani ma il turista-tipo di Dahab si ostina a stare sdraiato, al ristorante, quindi adesso ci si sdraia sui divani. Di fumo in giro ne annusi di meno (la casupola della polizia che c?era un tempo è diventata una casermona che pare una cattedrale) ma, in compenso, ti capita che arrivi uno a farti: ?Ehi, psss, vuoi del fumo?? anche se non ti ha mai visto prima e, che diamine, ma io mica sono una mia alunna, non si vede?
E ci sono alberghi, c?è l?aria condizionata (già), vendono la birra e non fanno il Ramadan. O, meglio, lo fanno solo camerieri e ristoratori, mentre i turisti gli mangiano e gli sbevazzano alcolici sotto al naso.
E? cambiata, insomma, e in certe cose ? ammetto a malincuore ? è cambiata persino in meglio.
E? infinitamente più pulita ? poco tempo prima che io la scoprissi c?era stato addirittura il colera, e non mi stupisce ? e ci si mangia bene, cosa che non avrei mai creduto possibile.
Ed è molto, molto più comoda, ed io mi sento un po? come se mi avesse accompagnato negli anni, ché oggi apprezzo di più le comodità e le cose carine che 10 anni fa mi lasciavano del tutto indifferente, ed è una fortuna trovarle ? dosate, senza che l?ambiente sia eccessivamente snaturato ? nello stesso luogo a cui giurai eterno amore quando ero molto più pischella e stoica.
Però il turismo tira fuori il peggio da qualsiasi posto del mondo, quindi ti può persino capitare di trovare, qui, quell?assoluta rarità che è l?egiziano scortese. Non è la norma ma può succedere e, comunque, di certo non ci trovi più l?estrema gentilezza gratis che è una delle cose che più amo di questo paese.
E poi i prezzi, per quanto non siano deliranti come a Sharm, sono comunque andati alle stelle e tutto costa il doppio che al Cairo e, ahimè, è pure giusto, per quanto la cosa mi addolori.
Al di sopra di tutto questo, però, continua a regnare incontrastata l?aria distratta e pasticciona dei benintenzionati quanto improvvisatissimi operatori del settore che, in questo nuovo scenario che vuole attirare turisti convenzionali e danarosi, risulta più incongruente che mai.
Qualcuno quindi spieghi a chi ha appena imparato l?italiano che apostrofare distinte signore lombarde di mezz?età con un ?Ciao, ragazza!? non sta bene.
Che colui che per primo ha avuto l?idea di appostare dei buttadentro all?entrata dei ristoranti meriterebbe di essere fustigato in piazza e poi lapidato.
Che quando vado al costosissimo Ristorante Trattoria Italiana e ti chiedo del formaggio da mettere sugli spaghetti, tu non devi portarmi un piattino ricolmo dell?acquosa mozzarella a pezzetti che di solito si sparge sulla pizza.
E che non devi propormi una birra gelata tacendo sul fatto che è analcolica.
E che, quando ti chiamo per segnalarti una cosa che non va, non devi cercare di distrarmi chiedendomi: ?Where are you from??, perché non è che io sia imbecille.
E che una, anche se appartiene alla tribù dei turisti più tonti d?Egitto (siamo noi italiani, sì) i numeri in arabo li capisce e si scoccia da morire, quando il garzone dice al cassiere che il gelato che hai preso costa talata ghini e lui ti fa: ?Six pounds?. Talata ghini sono tre pounds, non sei.
Insomma: se mi si riuscisse a beccare in quei momenti in cui sono a metà tra l’abbattimento per essere stata di nuovo retrocessa a turista (per giunta italiana, quindi di gruppo e stordita) dopo un anno di Cairo e di Alto Egitto, e lo sconcerto di fronte al calamaro completamente carbonizzato che ho nel piatto, io ? ecco ? potrei persino dargli man forte, a chi viene qui a criticare il paese che mi ospita.
E che mi sopporta anche, sì. Lo so.
E che, passata l?incazzatura del momento, sopporto benissimo anch?io, vabbe?.
(L’anno scorso mi sono rifiutata con tutte le mie forze di sobbarcarmi il pacchettino di ore della facoltà di Turismo. Quasi quasi ci ripenso, però. Sono qui che rimurgino da giorni su un corsetto intitolabile: “Errori culturali, incidenti frequenti e altre catastrofi da evitare quando, prima o poi, anche voi sbarcherete a lavorare a Dahab”.)

Gi?…
E i tronchi di palma usati come divani, coperti da pesanti tappeti beduini, ora sostituiti da tavolini e divanetti che non ti riesce bene di cadere improvvisamente addormentato dopo cena, con negli occhi ancora il vortice colorato di pesciolini del blue hole. Si sono anche ridotti, i bar, di dimensioni, mi ? sembrato di notare. Ovviamente in favore della strada.
Poi prima si guadava saltellando quel canalone di scarico circa a met? del lungomare, dove si fermano i cammellieri, ora c’? un fantastico ponticello in cemento armato. A proposito, lo hanno terminato?
E il ristorante a forma di barca, (credo vicino alla trattoria italiana), e i resort che stanno crescendo fuori Dahab, quanto ci vorr? prima che diventi come Hurgada o Sharm-el-Sheikh?
Per? anche io me la sono goduta, nonostante tutto.
A proposito, capisco la tua nostalgia culinaria dell’italia, ma come ti ? saltato in mente… la trattoria. Meglio che ti spedisco io un sugo capperi e olive (con quelle di gaeta).
Buone vacanze di nuovo
Gi?…
E i tronchi di palma usati come divani, coperti da pesanti tappeti beduini, ora sostituiti da tavolini e divanetti che non ti riesce bene di cadere improvvisamente addormentato dopo cena, con negli occhi ancora il vortice colorato di pesciolini del blue hole. Si sono anche ridotti, i bar, di dimensioni, mi ? sembrato di notare. Ovviamente in favore della strada.
Poi prima si guadava saltellando quel canalone di scarico circa a met? del lungomare, dove si fermano i cammellieri, ora c’? un fantastico ponticello in cemento armato. A proposito, lo hanno terminato?
E il ristorante a forma di barca, (credo vicino alla trattoria italiana), e i resort che stanno crescendo fuori Dahab, quanto ci vorr? prima che diventi come Hurgada o Sharm-el-Sheikh?
Per? anche io me la sono goduta, nonostante tutto.
A proposito, capisco la tua nostalgia culinaria dell’italia, ma come ti ? saltato in mente… la trattoria. Meglio che ti spedisco io un sugo capperi e olive (con quelle di gaeta).
Buone vacanze di nuovo
porc… scusa!
Gli Egiziani qui a Roma fanno delle ottime pizze, poi cucinano delle carni (montone?) su uno spiedo verticale, sono bravi ed hanno molto successo commerciale.
Spesso, verso quest’ora mangio da loro.
Pu? essere che quelli “bravi” vengono a roma, quelli “pasticcioni” a Dahab?
@lia: anche io avevo mari di spam dagli allungatori di pisello ai venditori di viagra. D? al webmaster di installare la blacklist di MT. Se vuoi lumi mandami una mail all’indirizzo che c’? sul mio blog.
Bacio
@lia: anch’io avevo tanta spam dagli allungatori di pisello (che noia), d? al webmaster di caricare la blacklist di MT. Se vuoi lumi (limitatamente alle mie scarse capacit? informatiche) mandami una mail all’indirizzo che trovi sul blog. Bacio e buona vacanza
dai che non ? che gli arabi sono cosi diversi dagli italiani turisticamente parlando…
ho subito la stessa identica scena del gelato
solo che ero con una amica olandese con la quale parlavo inglese e il gelataio voleva fare il furbo :-)
baci e nn ti preocupare che anche qui ci sono cuochi che carbonizano invece di cuocere
FranX, e’ vero, i baretti si sono ridotti, ma non a favore della strada (le vecchie insegne mi sembrano uguali a sempre) bensi’ della spiaggia.
Ricorderai, quelli come Napoleon, Friends etc. terminavano in una pedana da cui, poi, una scaletta ti portava direttamente a mare.
Adesso sono stati costretti a togliere pedane e scalette, che erano abusive, e a lasciare libero il metro o due di spiaggia che avevano coperto.
Ovviamente, in quella zona la spiaggia e’ sassosissima, quindi e’ finita la pacchia di quando ti potevi lasciare cadere a mare da ogni punto del lungomare: devi fare quattro passi e beccare le ‘easy entrance’. Con la pigrizia da cui si viene colti qui (il mio compagno sospetta che l’aria contenga bromuro) i quattro passi sembrano un viaggio. :)
(Cavoli, un altro italiano che ricorda i vecchi tempi! Non siamo mica moltissimi…)
Comunicazione di servizio: qui siamo vittime di un’alluvione di spam, quindi ci sono lavori in corso. Questi dovrebbero essere gli ultimi minuti disponibili per commentare liberamente su Haramlik. :)
CV: ce l’avevo, la blacklist, ma in questi giorni non bastava piu’, davvero. Qui siamo al delirio, con lo spam…
Comunque adesso vedo se siamo riusciti a domare TypeKey.
Secondo i miei piani, questo mio commento non dovrebbe apparire…
(Ok, bravo ragazzo: mi ha chiesto il permesso di comparire sul blog, io glielo do e opla’! E una e’ fatta.)
Ciao Lia! Senti scusa se mi riferisco a un tuo post precedente, di qualche giorno fa, ma cosa ti ha fatto di male Chomsky per avercela con lui? Non mi sembra molto tenero verso la “politica” genocida israeliana… un bacione e buona vacanza!
Fla
Eh?? Ma guarda che c’e’ un malinteso, dove l’hai letto che ce l’ho con Chomsky???
Ti invidio!..Beata te che stai a Dahab..cambiata o no, va benissimo lo stesso…Sto in una citt? di mare, quindi tuffi e sole tutti i giorni..ma non c’? paragone…Stai a ved? che sei pure pi? “nera” di una semita come me!…(nel senso dell’abbronzatura)…Un abbraccio!
Lilith
un’altra categoria di hippy a Dahab erano i volontari stranieri dei kibbutzim (e io ero tra loro). Per quanto ci guardassimo bene dal dire da dove venissimo e cosa facessimo i dahabiani ci sgamavano all’istante! E mi invitavano a bere un the. E non mi chiedevano se fossi ebreo o meno (esattamente come nei kibbtuzim!.
Io avevo un po’ di remore a dire che ci facevo in medio oriente perche’ non si sa mai cosa frulli nella testa della gente. In italia i telegiornali non riescono a distinguere tra coloni e kibbutznikim (un po’ come confondere i nazisti di sForsa Nuova con Rifondazione Comunista!)… e pensavo chissa’ qui in egitto!
E invece loro molto cool la sapevano lunga.
Meno male.
E ci si ritrovava a ridere assieme quando passavano muscolosissimi marines americani biancovestiti in panta corti che correvano nel primo pomeriggio per allenarsi. Noi a fumare stesi all’ombra, loro a fare i rambo, che il diavolo li porti.
E i commercianti che dicevano che non ero un vero italiano: per loro gli italiani sono quelli che stanno a sharm e che vengono con i viaggi organizzati di poche ore a Dahab, comprano della pacottiglia a prezzi assurdi e se ne vanno convinti di aver visto un tipico villaggio beduino.
Io in quei casi me ne stavo zitto a bere il mio the offerto dal commerciante dentro il suo negozio, lasciavo che lui turlupinasse i turisti italiani con maestria e poi -una volta usciti- mi complimentavo: l’arte e’ arte e quando la si incontra bisogna togliersi il cappello.
Da quando avevo comprato una kefia palestinese nella gesusalemme vecchia -parte araba- e avevo poi scoperto il talloncino MADE IN TAIWAN avevo capito che non ero io a essere pollo, ma loro a essere dei maestri.
Discorso controverso, quello dei kibbutzim.
Nella mia “prima vita” (quella di prima di mettere piede nei Territori) sarebbe piaciuto anche a me, andarci.
Poi, pero’, a Ramallah mi fecero un discorso tremendo su come i volontari, di fatto, aiutassero l’occupazione – seppure in buona fede, seppure senza rendersene conto, spesso – e me ne passo’ la voglia per sempre.
Poi sono noti per schiavizzarti non poco, la’…
Tu che ne dici? Del primo punto, dico, piu’ che del secondo.
(Ormai comunque i volontari – in qualsiasi cosa siano impegnati – che arrivano da Taba snobbano ampiamente Dahab, temo. E i commercianti continuano ad essere invincibili, si’.)
mmm, difficile a dire.
Il discorso, come sempre, e’ complesso.
provo con la maggior sinteticita’ che posso.
I kibbutzim nascono prima di israele e con motivazioni spesso ben contrarie a quelle di uno stato (sull’ultimo alias del manifesto segnalo un bellissimo articolo sul sionismo antistatale anarchico).
E fanno difficolta’ a vivere in uno stato che discrimina in base alla religione – per loro che sono atei! – e che da’ sussidi alle famiglie di destra religiosa, che non fa fare loro (ai religiosi) il servizio militare, governo di destra e religioso che li spinge a combattere in guerre in cui non credono mentre gli “studiosi della torah” non vanno in guerra…
Un classico era la guerra in libano: nel kibbutz parteggiavano tutti per gli hetzbollah (“hanno ragione: quella terra e’ loro!”).
Ma la sinistra in israele e’ orfana, visto che i partiti sono ingabbiati esattamente come succede al partito leninista in nepal o… a faSSino in italia… quindi non ci sono sponde politiche istituzionali vere per il mondo dei kibbutz.
Io credo che il sistema di autogestione in israele sia una delle poche speranze. Loro mi dicevano che il vero nemico non sono affatto i palestinesi o gli arabi ma “i pinguini”!
Se non appoggiassi loro in israele non saprei davvero chi altri appoggiare. Sono l’unica forma lucida di resistenza umana e politica alla militarizzazione fascioreligiosa della societa’ locale.
Ovviamente Sharon sta facendo il possibile per “normalizzarli”.
Sfruttamento dei volontari?
Si’ e no.
Si’ se non capisci dove sei e pensi di farti una vacanza quasi gratis. Otto ore di lavoro, col caldo… io poi lavoravo -per scelta- in una fabbrica chimica. No, non e’ una passeggiata.
Ma.
Ma vivi in un posto dove si e’ tentato scientemente di abolire la famiglia borghese e i suoi falsi valori, dove il denaro non c’e’ (!), dove a 18 anni hai automaticamente diritto alla casa. Dove c’e’ una cura estrema per i deboli (anziani, bambini, malati etc). Dove tutto e’ gratis perche’ e’ tutto di tutti. Tutti fanno i turni per pulire i piatti, anche se sono ingenieri capo in fabbrica, non ci sono cazzi: anche se e’ sabato il tuo turno te lo fai.
Le decisioni vengono prese dall’assemblea di tutti. Niente viene delegato.
Insomma, se si e’ motivati politicamente a vivere -con tutti i problemi e le contraddizioni- quella che per me e’ la societa’ nel suo aspetto migliore, allora il kibbutz e’ l’esperienza da fare. Altro al mondo non c’e’ di tale livello.
Quanto questa economia possa “aiutare” l’occupazione di isarele e’ difficile a dirsi. Sicuramente gli aiuti economici americani sono una misura enormemente maggiore, totalemente fuori scala, rispetto a quanto un kibbutz possa dare economicamente allo stato.
Ma allora a maggior ragione potremmo chiederci quanto e come l’italia sia implicata nella vicenda: come mai nessuno dice che gli aerei militari israeliani si addestrano nelle basi nato in sardegna, al di fuori di quasiasi trattato e convenzione internazionale?
Insomma, come i tomisti, mi ritrovo a ribadire ancora una volta: distingue frequenter!
fresco fresco eccoti un comunicato degli anarchici israeliani:
http://www.ecn.org/ponte/guerra/anisr.php
Buone vacanze,Lia.
Anche al tuo webmaster ustionato.
Ciao
old
Ciao a tutti sono capitato qui per caso dato che devo partire per Dahab lunedi’ sera. Solo ieri ho trovato quello che cercavo io cioe’ un SOLO VOLO (pagato come un all inclusive 3 stelle tra l’altro ma vabbe’… era ed e’ un’esperienza che volevo fare). Dunque dicevo, ero in contatto con un hotel ma non mi risponde piu’. Dato che questo non e’ un forum di vacanzieri desidererei contattare qualcuno alla mia mail per avere qualche dritta dato che ora ho il volo ma non l’hotel.
grazie scusate il disturbo.
Prova lo Sphinx Hotel. Non il New, solo Sphinx.
Io sto pagando 50 LE per camera con bagno, ventilatore e frigo.
Il prezzo normale sarebbe 70, ma io ci sono stata parecchio.
Volendo, hanno anche stanze con AC.