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Yokozuna, qui sotto, mi chiede notizie sulle fonti di informazione egiziane reperibili in rete e in inglese.

Ne ho messe un po’ nella colonna Vicino Oriente, qui accanto, però forse è il caso di spenderci due parole.

Io, le cose di qui, le vado scoprendo giorno per giorno. I miei consigli sulle fonti di informazioni, quindi, non pretendono di fornire un quadro dell’informazione mediorientale in generale ma, semplicemente, di quella che io conosco, che mi è accessibile e che, per un motivo o per l’altro, leggo volentieri.
Sicuramente Sherif, in quanto egiziano ed esperto in Medio Oriente, potrebbe rispondere molto meglio di me.

Più che di informazione egiziana io parlerei di media mediorientali, a meno che uno non voglia centrare proprio sull’Egitto la propria voglia di conoscenza.
Lo dico perchè ritengo che chiunque voglia informarsi sulle cose arabe dovrebbe, per prima cosa, rivolgersi ad Aljazeera.

Ritengo che il linciaggio di Al Jazeera che va avanti dalle nostre parti sia una pessima cosa (una delle tante) per l’informazione in generale.
Certo, ci fa comodo che ora sia stata cacciata dall’Iraq, specie dopo che era stata l’unica TV ad informare da Falluya. Però, appunto, ci fa comodo. Mi pare che il problema sia questo.

Ho già scritto come su Al Jazeera (e non solo) un certo Occidente e il fondamentalismo islamico perseguano lo stesso obiettivo, che poi non è altro che quello di affossare ogni spazio di libertà e di spirito critico nel mondo islamico. E, certo, consegnare determinate cause al solo fondamentalismo islamico non è una cattiva idea, dal nostro punto di vista: aiuta a bombardarli meglio.
Rimane il fatto che chi la crocifigge dovrebbe fare il favore di leggerla personalmente e di smetterla di farsela raccontare da quei pagliacci (loro sì) dei media nostrani.
Al Jazeera integralista? Ma per favore. Basta guardare il battaglione di donne che ci lavorano, lì dentro e contare i veli.
Filo-terrorista? Ma leggetela, santo cielo.
Faziosa? Ormai, l’unico modo che ha un arabo per scansare l’accusa di faziosità è dichiararsi felice di essere bombardato. Rimando al nuovo post di Sherif, a questo proposito.
Al Jazeera non è faziosa. E’ araba. Accusiamo la stampa italiana di essere faziosa, quando ha a cuore le sorti dell’Italia? Non so, ditemi voi.
Informarsi sul mondo arabo senza tenere conto di Al Jazeera mi pare una follia, davvero, e un’autolimitazione insensata.

Detto questo, di fonti di informazione ce ne sono parecchie altre, dal serissimo MERO all’ottima riserva araba di vignette di satira politica, di cui diverse sono reperibili nei link qui accanto.

Poi, finalmente, c’è la stampa egiziana in inglese.
L’Egitto è il paese dei paradossi: come è d’uso nel mondo arabo, il suo concetto di democrazia differisce abbastanza dal nostro (qui tornerei ad Al Jazeera, ma lasciamo perdere).
Gli egiziani si lamentano moltissimo dei limiti alla loro libertà di stampa, mentre moltissimi osservatori stranieri concordano nel considerarlo tra i meno imbavagliati nel mondo arabo.
Io non faccio altro che leggere articoli che lo mettono in croce, il governo, ed è che qui non si capisce mai con esattezza cosa sia proibito e cosa no.

Io compro il Cairo Times ogni settimana e lo considero ottimo.
Meglio di molta stampa nostrana.
Ogni tanto gli censurano qualche articolo e loro prendono e lo pubblicano in rete, sul loro sito.
Se andate sul link about us, partendo dalla home page, vi spiegano come funziona la cosa.

Per capirne di più sulla società egiziana c’è Egypt Today, strano mix di serietà e frivolezze e molto occidentaleggiante nello stile.
Non è affatto un giornale sciocco, però. Tutt’altro.
Lo paragonerei al nostro Espresso di un tempo, per fare capire il genere, e certo è capace di sorprenderti spesso e volentieri: vedere, per credere, questo reportage dedicato al più famoso transessuale egiziano, ormai donna e ballerina dal ventre con molti mariti e divorzi nel suo curriculum.

E poi c’è Al Ahram, naturalmente: antico, blasonato e istituzionale, mi pare un po’ il Corrierone della stampa egiziana in inglese.
Edward Said era un loro collaboratore.

E, infine, il Middle East Times che, come il nome stesso indica, è molto attento a ciò che succede nel Medio Oriente in generale. Lo conosco poco, però: l’ho letto qualche volta, ma non mi è rimasto particolarmente impresso.

Spero che queste note siano utili a qualcuno; ovviamente, lo spazio qui sotto è a disposizione di chi avesse suggerimenti, integrazioni o correzioni da proporre.

(In attesa che il Neri si decida a mettere almeno UNA fonte di informazione araba nella sua BlogBar. Che, di questi tempi, un po’ di par condicio non farebbe male.)