
Non ho tempo per il blog.
Devo studiare.
Mi è bastato non fare i compiti un giorno per precipitare in picchiata e, ieri, la mia prof mi ha chiesto: “Lia, vediamo: in quali luoghi è proibito fumare?” ed io ho risposto: “Nella mia borsa.”
Mi ha guardato intenerita, la maledetta.
Essere prof di arabo deve essere il mestiere più palloso del mondo.
Gli studenti (noi) imparano tre parole e ne dimenticano cinque.
Passi giorni interi a ripassare il: “Come stai? Bene!” e pure dopo una settimana c’è chi ti guarda con l’aria da pesce lesso e ti giura che, no, non ha mai sentito questa frase in vita sua.
Devi avere una pazienza da Giobbe, per insegnare questa lingua, ed io guardo i miei prof e mi rallegro infinitamente della semplicità di quella che insegno io.
Non avrei il fisico. Non ce la farei, a ripetere per una settimana di fila, e sempre con lo stesso sorriso, che lì c’è scritto “buongiorno”.
La prof (che è una rubiconda ed energica signora che si infila le penne nell’hijab per illustrarci la differenza tra “dentro” e “fuori”) reprime la voglia di strozzarci facendosi un mucchio di risate a spese nostre, ma è che l’autoironia è la prima delle caratteristiche richieste a chi voglia “dialogare con l’Islam”, almeno per dirgli “ciao”.
Se non ridi ti spari.
Ieri è scoppiata una rivolta in classe, capitanata dalla sottoscritta, di fronte alla parola “perchè”.
E’ successo che la frase: “Lara non è in classe perchè è malata” si poteva anche girare in “Lara è malata perchè non è in classe”. Conservando lo stesso senso.
E io non mi ci potevo rassegnare, non era possibile. Mi sono disperata, davvero.
Poi si è capito che il “perchè” si poteva mettere sia prima che dopo la causa, ma non ci è voluto poco tempo.
E mi sono venute in mente tutte le volte che ho pensato: “Ma costui è scemo?”, di fronte a discorsi assolutamente illogici di egiziani che non parlavano bene l’inglese.
Ci credo, che mi suonavano illogici.
Per forza.
Saranno sicuramente stati studiati, i pregiudizi reciproci che nascono dalle semplici differenze linguistiche tra noi e gli arabi.
Forse però sarebbe il caso di renderli scorrevoli e divulgativi, questi studi, e venderli nei supermercati e nelle edicole. Immagino che possa risultare anche parecchio divertente, un lavoro del genere.
Ascoltavo in cuffia la traduzione simultanea della cerimonia di apertura di un congresso, la primavera scorsa.
Il traduttore era stato preso alla sprovvista, con l’incarico assegnatogli all’ultimo minuto, e faceva un po’ quello che poteva.
E avevamo la Decana che raccontava delle difficoltà per organizzare il congresso e, a un certo punto, in cuffia è risuonato l’aggettivo “satanico”.
Dal contesto, era ovvio che si trattava di un semplice “diabolico”: la povera Decana era lì tutta contenta che scherzava, cosa c’entrava Satana?
“Diabolico”, dunque.
Parola normale, usata frequentemente, che non ci turba.
Ma la scelta istintiva del traduttore simultaneo era stata “satanico”. Che è tutto un altro paio di maniche, per le nostre sensibili orecchie.
Credo che la storia dei nostri rapporti con il mondo arabo sia una lunga traversata attraverso questo tipo di incidenti.
Studiare arabo turba un po’ gli equilibri emotivi di una: passi dalla totale esaltazione allo sconforto assoluto, e lo fai diverse volte al giorno.
Leggere una paginetta scritta in arabo ti fa sentire gloriosa e onnipotente ed immagini gli sguardi ammirati degli amici e parenti tutti quando ti vedranno.
Poi esci da scuola, cerchi di decifrare l’insegna della prima bottega che vedi e naufraghi.
Miseramente.
E ti immagini gli amici e parenti di prima che ti guardano disgustati, ché dopo un anno in Egitto non sai ancora leggere “Sali e tabacchi”.
Ed è che se si decidessero a scrivere in soli caratteri di stampa, questi maledetti, mi farebbero una notevole cortesia, ecco. Accidenti a loro e alla fissa per i ghirigori.
E torni a casa incazzata con tutto l’Egitto, ed è frustrante.
Oppure vorresti mettere in pratica, subito, le cose che hai imparato.
Ieri meditavo seriamente una conversazione con il taxista.
Avrei voluto dirgli: “Oggi il tempo è bello. C’è il sole e non c’è la pioggia. In Italia, d’inverno, nevica. Qualche volta.”
Morivo, letteralmente, dalla voglia di dirglielo.
Mi sono trattenuta, per fortuna: noi stranieri abbiamo già una reputazione preoccupante, da queste parti. Passare per dementi totali non è opportuno.
La formidabile Madre Economa mi ha comunicato, l’altro giorno, che a fine mese ci faranno un esamino.
Non ne avevo idea.
Non so nemmeno cosa faccio qui al computer, invece di andare a coniugare il “perchè”.
“Perchè io, perchè tu, perchè egli….”
Si coniuga.
Roba da matti.

Cogito ergo sum… ma anche: sum ergo cogito.
Mi piace Hemingway perch? scrive bene… ma anche: Hemingway scrive bene perch? mi piace!
Amo la montagna perch? c’? la neve… ma anche: c’? la neve perch? amo la montagna.
Leggo Haramlik perch? dice cose molto stimolanti e originali… ma anche: Harmalik dice cose molto stimolanti e originali perch? la leggo.
Cos? ? da intendersi l’arabo? :-)
CIAO!
sei sempre una boccata di puro esotismo
da quando leggo i tuoi post ho smesso di comprare le Lonely Planet dei paesi nei quali ho deciso di non andare.
Auguri… Certo, non saper leggere “sali e tabacchi”, e coniugare “perch?”…
… Ma una lingua meno “araba”?
ricordi come fanno i tuoi studenti? manda tutto a memoria. diventa una salmodiante… :-)
Sarebbe come a dire che ? inutile che io pensi di frequentare il corso gratuito di arabo che sta per iniziare qui a Spezia…
Ohim?…
Gianna
Gianna, no! Ci mancherebbe solo che ti scoraggiassi dall’intraprendere un’impresa tanto meritoria! E’ comunque divertente, interessante etc. Per? no, non impari a parlare, ecco. Impari due parole.
Lu: sono gi? una salmodiante. Una specie di muezzin del lessico, anzi, ch? le urlo, le parole, pur di farmele rimanere impresse. Per? alla fine rimani sommersa da una massa lessicale informe fatta di “shhhh”, di “jjjjhhhhh” e di “meeeee” e devi tornare a ricorrere al buon vecchio trucco dell’associazione di idee.
Perch?= ASL
Ristorante= matam (matahambre in spagnolo, uccidi-fame)
Bicchiere= kubaya= Cuba Ya!
e cos? via.
Quando ? possibile, e lo ? di rado.
(Ho di nuovo dimenticato il “vietato fumare”. Controllo: “Altadjhin-mamnuee?”. Ah, ecco…
Che il cielo li fulmini.)
Bambolescente: mioddio, e perch? hai deciso di non andare in Egitto?? E’ una follia, te lo assicuro.
Giulio: gess?, e dove mi vuoi mandare a vivere??
AngeloCesare: che fai qui? Torna subito al post di sotto! ;)
Ecco appunto, non potresti unire utile e dilettevole? Invece di sprecare tempo in artefatte inutili dannose trite ritrite polemiche da solito blogger esaltato ripreso dalla piena (del Nilo), non sarebbe molto pi? interessante e utile (per tutti) pubblicare sul blog qualche lezione di arabo? Santoddio!
(non ho una registrazione typekey…e allora?)
Ciao!
E allora ? inutile schiacciare su Invio come un tarantolato, K: devi aspettare che io approvi il tuo commento, prima di poterlo ammirare pubblicato in tutto il suo splendore.
Schiacciando come un pazzo riesci solo a mandarmelo in dieci copie. Questo per l’ “E allora?”
Per il resto, ti ricordo che solo gli avventori paganti possono avanzare pretese sul men? del giorno.
No, carissima Lia, comprendo benissimo che per vivere in un certo luogo ? fondamentale esprimersi in modo comprensibile con i locali… Ecco ? tutto qu?… riuscirci! L’arbo dev’essere qualcosa di pazzesco per noi pseudo occidentali. Mi ? piaciuto molto l’intervento di angelocesare e ho un dubbio… gli arabi, quando parlano tra loro, antecedendo o posticipando le parole non rischiano di equivocare? Sulla tua frase “Giulio: gess?, e dove mi vuoi mandare a vivere??” Non ti vedrei in altri luoghi, che non siano quelli a te graditi, solo che li vorrei meno “spinosi”…
Io mi sono fermata molto prima del perch?… quando ho visto il plurale duale, gliel’ho data su.
Ah bene, allora ? proprio vero quello che dicono in giro su internet! ( e anche fuori) Che qui nell’Haramlik non potendo mozzare le teste si decapitano i messaggi, che in questo Blog vige la Sharia, che Lia emana le Fatwe, e che tutti devono sottomettersi a lei, all’Ulama circondata da fedeli tremolanti . Bravi, bravi tutti complimenti!
ciao!
sono anni che studio arabo, all’inizio tutto ti sembra pazzesco ma poi vedrai una meravigliosa architettura dipanarsi dietro le semplici parole e sara’ stesso il sistema di questa lingua incredibile a farti superare le difficolta’ grammaticali e semantiche. Quando poi comincerai a capire le prime frasi e le domande piu’ elementari, sara’ una soddisfazione enorme.
Forza e coraggio!
a.
Divertentissimo questo post. Soprattutto quando parli del sorriso dell’insegnante che per una settimana va avanti a dirti che l?, sulla lavagna, c’? scritto “Buongiorno”. Ogni tanto faccio lezioni di arabo ed effettivamente capita di volersi suicidare con l’inchiostro della Bic perch? delle 10 parole assegnate, soltanto una ? stata imparata bene. Ma se si vuole insegnare l’arabo, e se si vuole impararlo, bisogna sapere che si va incontro a situazioni del genere. Oppure capita di scambiare le 3 H o le enfatiche con le relative non enfatiche o di invertire le radicali o di voler mettere le H ovunque, anche quando non c’? bisogno.
A proposito del “perch?” che si pu? mettere dove si pare volevo precisare una cosa. Anche in italiano ? cos?. Per esempio:
1 .”Vado a dormire perch? sono stanco” pu? essere anche resa, con un impercettibile cambiamento di significato, con:
2 .”Perch? sono stanco vado a dormire”.
La frase non perde niente. Tutt’al pi? ci metteremmo in italiano un “poich?” invece di perch?. Perch? fa pi? fico. In arabo ? lo stesso. Se in arabo dico “Perch? (poich?) vado a dormire sono stanco” cambio il senso della frase. Come in italiano.
Comunque, chi si avvicina all’arabo (classico), deve sapere di vivere malissimo nei paesi arabi perch? nessuno vi parler? in quella lingua. Anzi andranno un po’ in panico, gli arabofoni, dopo aver constatato che voi vi ostinate a parlare in quella lingua per pi? di 10 minuti. Diranno: “Vabbene lo straniero, vabbene lo scherzo… ma lo scherzo ? bello finch? dura poco!”. A proposito, Lia, ma tu stai facendo lezioni di 3ammeyya o di arabo?
Ciao, ti leggo sempre con piacere.