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Il giornale, dico.
Che corre leggero verso un destino da Gente/Oggi in versione quotidiana e andrà a finire tra le riviste da sfogliare dal parrucchiere, o è già successo ed io non lo so.
Cioè: so che è sempre stato un giornale stranino, ma ormai siamo alla picchiata. Mi pare.

Le figuracce di Repubblica non si contano più.
Uno la legge, gli va di traverso il caffè e, se ha un blog, perlomeno si sfoga.
Se non lo ha, probabilmente picchia i figli. Non vedo cos?altro possa fare.

Negli ultimi giorni, tra notizie o commenti del piffero e relativo sconforto in rete ne ho contate:

una
due
tre
quattro
cinque
sei.

E non è che mi sia messa a cercarle, eh. Tolta quella registrata qui, sto solo ricapitolando tra quelle in cui sono incappata via feed.

A questo punto, io ho deciso di darmi all’attivismo.
Qualsiasi post pubblichi su stupidaggini provenienti da lì, glielo spedirò per conoscenza.
Secondo me dovrebbero farlo tutti.
Perchè la stupidità è inconsapevole o non è, dico io.
E se uno non la sa, una cosa, lo si informa: “Repubblica, pensa prima di scrivere. Stai facendo brutta figura. Puoi fare di meglio. Se rifletti, ce la puoi fare. Coraggio. Riprova.”
Perchè, davvero, forse non se ne rendono conto.

You may say I’m a dreamer (ormai cito Pfaall pure per parlare di tutt’altro) ma magari migliorano, se uno glielo spiega.
Ci dovrà pur essere un modo per emergere dal rimbecillimento generale, e non può non passare attraverso i giornali.

(Allora, Repubblica, vieni che ti spiego…)