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In qualche periferia della blogopalla è in atto la consueta, pubblica denuncia di una frase scritta su questo blog qualche mese fa.
I blogghetti in questione, per quanto mi riguarda, possono strepitare fino a rimanere afoni: non li linko, non partecipo e non me ne frega niente di discutere con ciò che considero delle macchiette trash.

Spendo due parole sulla questione in sé, tuttavia, più a beneficio di Google che per altro. Chè le cazzate ci mettono un nulla, a propagarsi, e poi magari la gente ci crede.

Si parla delle prigioniere di guerra catturate dall’Iraq nel ’91.

Il 30 aprile scorso, parlando delle torture appena scoperte ad Abu Ghraib, io scrivo:

Ma ti ricordi, solo nel ’91, quando gli iracheni fecero prigioniera la soldatessa USA e lei, una volta libera, raccontò che erano stati tutti gentili, i suoi carcerieri, “quasi galanti”, e l’unica cosa che le era mancato era lo zucchero nel caffè? Chissà quanti se lo ricordano, ed era solo il ’91.

Il riferimento è a Melissa Rathbun-Nealy, unica donna assieme a Rhonda Cornum ad essere catturata durante quel conflitto, ma avrei potuto parlare anche dei nostri Bellini e Cocciolone, che pure riferirono di essere stati trattati bene, che io ricordi. Poi, certo, una può pure sbagliare. Ma credo che tutti associamo il nome di Cocciolone agli sghignazzi di Fede, più che ai terribili aguzzini iracheni. O no?

Bene: oggi, da alcuni angoli della blogopalla, si leva la voce: “Pacifinta! Bugiarda! Mala fede! Furono violentate dappertutto! Le hanno stuprate dappertutto! Le hanno umiliate in ogni modo!”

Ma dai? Andiamo a vedere.

Una delle due, Rhonda Cornum, raccontò un bel po’ di tempo dopo la liberazione di aver subito delle molestie sessuali.
Sentiamo direttamente come la racconta lei, in un’intervista pubblicata qui:

Traduco la parte che ci interessa, caso mai qualcuno non parlasse inglese: sono i momenti successivi alla cattura e la stanno conducendo a Basra.

D: Come ti sentivi, tra i sobbalzi di quel camion?

R: Cercavo… di rilassarmi, e cercavo di… non so, probabilmente mi chiedevo cosa stesse succedendo. E fu allora, fu lungo quest’ultimo pezzo verso Basra, quando fui molestata.

D: Cosa successe?

R: Be’, io ero appoggiata al sedile quando, d’improvviso, sento che c’è questo tizio accanto a me che mi poggia le mani sul viso e comincia a baciarmi. E io penso: “Ma che bizzarro.”
E, davvero, non so cosa stessi pensando, ma di sicuro pensai: “Sicuro che potrebbe fare di meglio!”
Voglio dire: sono lì con questo taglio sull’occhio incrostato di sangue e di certo non ho un buon odore. E penso: “Come può mai avere voglia di fare questo?”
E poi, lui… mi abbassa la cerniera della mia tenuta da volo e comincia ad accarazzarmi. Ed io penso: “Non ci posso credere!”
Ma in realtà non ero… non ci fu nessuno scontro fisico e, comunque, io non mi potevo muovere. Non volevo farlo arrabbiare, non volevo morderlo. Quindi non feci nulla, rimasi seduta lì.
Tranne quando provò… a prendermi la testa e a spingersela in grembo ed io non potevo perchè il braccio non mi si muoveva. Era dolorosissimo.
E… io sono sicura che lui sapeva di stare facendo qualcosa che non avrebbe dovuto fare. Perchè ogni volta che strillavo lui la smetteva. Quindi credo che la questione consistesse nel fatto che gli uomini che occupavano la parte anteriore del camion non dovevano saperlo.

D: Perchè si fermò, secondo te? Fu solo perchè non aveva capito quanto ti stesse facendo male il braccio mentre strillavi?

R: No, non… be’, non lo so. Io sospetto che, più che altro, non volesse mettersi nei guai. Penso che, se non ci fossero stati quegli altri uomini, probabilmente non si sarebbe fermato. Però non lo so.
Io ero semplicemente basita per il fatto che volesse farlo. Fu quello il mio primo pensiero. Semplicemente sorpresa.

E quella fu davvero la mia prima preoccupazione. Voglio dire… un sacco di gente vive con grande sconvolgimento il fatto di essere molestata e io… certo… è una questione seria… ma nella gerarchia delle cose che stavano andando male, occupava un posto abbastanza basso nella mia lista.

Be’, poi si fermò e mi tirò su la cerniera lampo perchè, era ovvio, stavamo arrivando a destinazione. Ed io fui grata per la brevità del viaggio, direi.

L’intervista va avanti ma le molestie si fermano qui. Un’avventura spiacevole, certo, di molestie da parte di un soldato che pare preoccupato soprattutto di non scoperto dai compagni. Ma non uno “stupro dappertutto”, come si favoleggia un po’ morbosamente in giro.
Spero che nessuno ne rimanga deluso.

E l’altra soldatessa?
Niente, si limitò a sbattere gli occhioni (non me lo invento, c’è scritto qui sotto) e la trattarono bene, appunto.

Cito – mi sono scocciata di tradurre e poi ritengo che l’inglese si debba imparare – da ABC News del 23 marzo scorso:

Former Army Spc. Melissa Coleman (formerly known as Melissa Rathbun-Nealy), one of the few female American POWs taken during the Gulf War, had one piece of advice for the only reported female prisoner in the current Iraq war: “Just hold out hope and pray.”
Though some female POWs from the Gulf War said they were sexually abused by Iraqi soldiers (nota: ovvero la Cornum, chè ci furono solo loro due) Coleman said she was fortunate not to be mistreated by her captors. Since some of them believed that she did not have any useful information because she was a woman, Coleman said she “played along” with a “dumb female” routine.

Ora, vorrei aggiungere: la logica mi dice che, se gli USA sono in guerra con l’Iraq, non si capisce perchè debbano suggerire in un primo momento alle soldatesse liberate di essere state trattate a fiori e cioccolatini dai soldati agli ordini del loro nemico.
Ma già, che c’entra la logica?

E figuriamoci se ci fossero stati davvero, i famosi stupri dappertutto, come sarebbero stati ben documentati e denunciati, tra una Abu Ghraib e l’altra.

Perchè, a proposito di Abu Ghraib e di donne prigioniere:

In marzo un gruppo di donne avvocato irachene e’ stato autorizzato a incontrare nove detenute ad Abu Ghraib, quattro delle quali non erano state imputate di nessun reato. Gli americani riferirono allora che nel carcere vi erano in tutto dieci o undici prigioniere. I colloqui avvennero davanti ad un traduttore del carcere che prendeva nota. ”Non potevamo parlare liberamente- ha raccontato un avvocato, Sahra Janabi- le donne erano devastate. Cominciarono a piangere”. Le prigioniere -ha spiegato- trovavano difficile parlare di quanto era loro accaduto in carcere.

Azioni apparentemente minori compiute dai soldati americani, come quella di levarli il velo, rappresentano gia’ un’offesa per queste donne. Solo una di loro, una venditrice di sigarette di mezza eta’, ha detto di voler parlare apertamente e ha raccontato di essere stata costretta a spogliarsi nuda davanti ai soldati, mentre il traduttore iracheno voltava la testa per l’imbarazzo. Un altro avvocato, Amul Swadi, ha detto che la sua cliente e’ svenuta dopo aver ammesso di essere stata violentata e non ha potuto raccontare altro.

Cinque ex detenute hanno riferito di essere state picchiate, ma non hanno voluto dire di piu’. ”Erano piene di vergogna -ha riferito il legale- mi dicevano: non possiamo raccontare. Abbiamo una famiglia. Non possiamo parlare di quanto e’ accaduto”. Secondo il gruppo di avvocati, molte donne fatte prigioniere erano mogli di esponenti del partito Baath o di presunti insorti. In passato militari americani hanno ammesso di aver catturato donne per convincere i parenti a rivelare informazioni in loro possesso.

E questa è Adnkronos, è in italiano e non c’è bisogno di tradurla.

Ok: basta così, e che non si sognino di aspettarsi altre risposte, i fantasisti – un po’ strabici – dello stupro.
Fuori dalle balle.