
L’Egitto mica è sempre facile, che vi credete. L’Alto Egitto, soprattutto.
Ci sono cose su cui gli stranieri residenti finiscono col dare evidenti segni di squilibrio, con il tempo.
Credo che sia un processo cumulativo in cui si sommano frustrazione, impotenza sociolinguistica e pura e semplice incazzatura.
Si finisce col dare completamente in incandescenze, certe volte, e solo chi vive qui può capirlo.
Da fuori, sembri pazzo da legare o stronzissimo o entrambe le cose. Tu stessa ti impiccheresti a una palma, dopo.
Epperò.
Prendi, per esempio, quando si costruisce un mega albergo che deve dare lustro alla cittadina sperduta lungo il Nilo, lo si dedica completamente all’università e si decide che ospiterà congressisti, pezzi grossi e, ovviamente, professori stranieri, questi ultimi volenti o nolenti.
Dopodichè si fissa il prezzo della camera a 80 centesimi di euro a notte (è un hotel riservato all’università, no?) e si pagano stipendi attorno ai 20 euro al mese a chi ci lavora. Alle donne delle pulizie, per esempio.
Io devo essere stata la prima cliente di quest’albergo: la notte in cui ci finii c’eravamo io, i calcinacci in camera e il portiere convinto di dover fare il room service alle tre e mezzo del mattino.
L’ho visto nascere, imponente e luccicante.
E poi, ad ogni passaggio delle donne delle pulizie, l’ho visto invecchiare alla velocità della luce, ché ha solo un anno d’età ma è incredibile, quello che gli è successo.
Ora: tu razionalmente lo sai, che non si può pretendere nulla da chi prende 20 euro al mese.
Solo che saperlo razionalmente non ti risolve il problema della sopravvivenza e l’anno scorso abbiamo fatto raccolte di firme, pellegrinaggi in presidenza, scenate, suppliche e distribuzioni di mance con un solo obiettivo: che ci pulissero la stanza, cribbio.
E’ stato estenuante e abbiamo dato i numeri diverse volte.
A volte, in Egitto, dare i numeri funziona meglio di qualsiasi altra cosa. Superi di colpo gli scogli linguistici, quanto meno. E poi i pazzi vanno assecondati, si sa, quindi passare per pazzi è l’unico modo per ottenere ciò che vuoi, spesso.
Il massimo del mio minimo lo raggiunsi qualche mese fa quando, all’una di notte, decisi di prendere coscienza dell’unica cosa che avevo tenacemente cercato di rimuovere nei mesi precedenti perchè troppo orribile: lo stato delle lenzuola.
Ok, dunque. Era tempo di guardare in faccia la realtà: le lenzuola erano proprio usate, non era solo una mia sensazione.
E non ce n’erano di pulite perchè il guardaroba era chiuso a chiave, le chiavi le aveva il direttore e il direttore era a casa sua, all’una di notte.
E allora io: “Bene: le prendiamo da un altro letto e le portiamo in questa camera. Però controllo io.”
Partimmo in spedizione: io e, dietro di me, il portiere, i fattorini e il poliziotto, in fila indiana.
Ci facemmo tutto il primo e il secondo piano: il portiere apriva la stanza, io entravo a passo di marcia e scoperchiavo il letto.
Appurato che le lenzuola erano sporche anche lì, le buttavo per aria all’unico scopo di punire la maledetta quanto assente cameriera e passavamo alla stanza successiva. Se solo mi rivolgevano la parola strillavo come una gallina – mamma, quanto urlai – e loro tutti lì a tranquillizzarmi, per paura che gli svegliassi l’albergo intero, cosa che del resto feci. E avanti verso la stanza successiva.
Gli buttai per aria, letteralmente, due piani di albergo. Alla fine lo trovammo, un letto pulito, e mi presero le lenzuola e mi rifecero il mio.
Tutti assieme.
Voglio dire: gli buttai per aria i letti di due piani di albergo. In piena notte. E non mi fecero niente, non me lo impedirono, mi assecondarono. Mi aprirono tutte le stanze. Io ero lì come una pazza e loro “Sì, shhht, certo, subito.” E non era nemmeno mestiere loro, rifare il letto a me. Ci ho pensato per mesi, dopo, ma alle crisi isteriche non si comanda.
Poi un amico che è stato parecchio in Turchia mi ha spiegato che anche lì, per ridurre le spese, cambiano i letti solo una volta alla settimana, il lunedì. Se arrivi di lunedì hai un gran culo. Se arrivi di domenica, ahimè, ti becchi le lenzuola usate da sconosciuti per una settimana intera.
Solo che da noi c’è l’aggravante che dicono di tenerci tutti moltissimo, al nostro albergo-biglietto da visita della città, e che – soprattutto – ci dobbiamo stare per forza, ché siamo straniere e ci devono vigilare per “la sicurezza”, eggià.
Io non so quale sia il giorno delle lenzuola del nostro albergone ma, ieri sera, le cose sono andate così.
Arriviamo io e Julia, stanche e prevenutissime e pronte a tutto.
Lei prende la solita 105, io la solita 106.
Mentre il fattorino è lì che mi porge la borsa, Julia fa irruzione da me brandendo degli asciugamani usati che ha trovato sul cuscino.
Io scoperchio il letto e, sotto il copriletto, porto alla luce un unico lenzuolo pieno di briciole. Lo faccio volare per la stanza e il fattorino geme. Un gemito, proprio.
“Lenzuola pulite, grazie”, sibilo io.
E lui: “Hader.”
‘Hader’ è un ‘va bene’ rassegnato, obbediente, paziente… bisognerebbe sentirlo, l’ ‘hader’, per capire che parola è. Volano lenzuola anche nella 105 e il ragazzo trotterella dentro con le sue lenzuola pulite. Ne mette uno. Julia ulula che vuole anche quello di sopra. Il ragazzo trotterella verso altre lenzuola. Tira su il materasso, rifà il letto, viene pure da me, risolleva il materasso, mette le lenzuola, cambia la federa, si schermisce davanti alla doverosa mancia, insistiamo, gli sorridiamo pentite, lui sorride perchè è buono e se ne va.
Non è mestiere suo cambiare i letti, cribbio.
Mentre sto per assopirmi, sento le urla.
La porta di camera mia si spalanca, sento pezzi di maniglia che cadono a terra, un calcio che li fa volare al centro della stanza e, mentre realizzo che sono appena rimasta senza maniglia, un mare di lacrime in forma di Julia mi inonda la stanza e: “Mi hanno sconfitto!! Maledetti!!” e singhiozza e non si ferma più.
“Ma piccola, che hai??”
“La carta igienica!!! Ho chiamato per avere la carta igienica e il sapone e mi hanno detto che dovevo fare una lettera al rettore!!!”
“Al rettore??”
“Ma infatti, come posso chiedere la carta igienica al rettore?? E allora sono andata giù e mi sono messa a urlare ma era come urlare a un muro, non c’è stato verso, non mi vogliono dare il sapone e la carta igienica nemmeno se mi ammazzo lì, buuuuuh, sooob, ma che stronzi, eccheccavoli, li odio, sniiiffff, ed ho anche pianto come una pazza davanti a tutti!!” ed era tutta un singhiozzo, irrefrenabile, ed io lì a consolarla e a pensare alla carta igienica quando suonano alla porta e, raccattando i pezzi di maniglia, rimonto il tutto ed apro.
Era il direttore dell’albergo.
Era lì con due rotoli di carta igienica nuovi di zecca che era andato a comprare personalmente, pagandoli di tasca sua.
Ne porge con aria solenne uno a Julia e poi, con lo stesso stile con cui si offre un cioccolatino, porge a me il secondo: “La signora lo desidera?” “Be’, perchè no?”, faccio io accettando il dono.
E ci ha spiegato che è un ordine del rettorato, appunto: siccome l’albergo è in perdita, non può più permettersi di distribuire queste cose ai clienti. “Dovreste fare una richiesta scritta per avere un’autorizzazione speciale. Ma fatela davvero, ve la daranno.” E se ne va sorridente e cortesissimo, dopo avere fermamente rifiutato di essere rimborsato per la spesa. Offre la casa, carta igienica alle signore.
Siamo rimaste lì a parlarne per un bel pezzo, io e Julia, sedute sul mio letto con i rispettivi rotoli in mano.
“Quello che più mi manda in bestia è che loro pensano che li odiamo, sicuramente. Che non ci piace venire qui in città. Che siamo stronze e razziste. Che veniamo perchè siamo obbligate. Loro non hanno idea, di quello che in realtà pensiamo. Ci vedono sempre e solo incazzate e, cribbio, fanno sempre e solo del loro meglio. Come fai a non incazzarti per le lenzuola, o per la carta in piena notte, e tutte queste cose che non riesci a prevedere, a gestire, e ti senti così impotente e non ti puoi nemmeno spiegare come vorresti??”
E riscoppia a piangere e mi dice che, mentre era giù ad urlare, il poliziotto di guardia ha aperto il cassetto e ha tirato fuori il suo rotolo di carta igienica personale, consumato a metà e tutto ammaccato, e glielo ha offerto.
“E io l’ho rifiutato e lui avrà pensato che lo disprezzavo, mentre io volevo solo avere un mio rotolo di carta igienica, tutto mio, non volevo portarmi via quello del poliziotto!! Ma non lo avrà capito e non ci si riesce mai a spiegare, qui!!”
Pensiamo al direttore che si mette in macchina, nella notte, per andare a comprare ‘sta roba alle due straniere pazze e ci rotoliamo dal ridere e poi ci viene male dall’imbarazzo, ed è sempre così.
Ci si incazza. Ci si incazza anche perchè altrimenti soccombi, vieni totalmente sottovalutata e calpestata da ‘sto sistema che, a lasciarlo fare, è capace di tutto, mica solo di pretendere di farti dormire in una grotta con le lenzuola usate e con le briciole.
Però ci si incazza sempre con gente che, in realtà, non ne ha la colpa.
E che, anzi, non vorrebbe altro che vederti contenta.
E allora hai un albergo intero che ti aiuta mentre tu lo sfasci perchè sei nervosa.
Hai un fattorino carino e paziente come Giobbe e tutti i santi che si limita a un gemito impercettibile mentre tu lanci lenzuola per aria (ma sono mesi, che combatti sulle lenzuola) e corre a rifarti il letto e nessuno lo paga per questo e lo devi pure inseguire per mettergli la mancia in tasca.
Il direttore in persona che ti va a comprare carta e sapone e paga lui, regalo personale.
E tu, intanto, contempli i pezzi della maniglia della porta che sono tornati a cadere.
E pensi che è nuovo, ‘sto cavolo di albergo.
Siamo così violente da sfasciare anche le porte, quando siamo nervose? O ‘ste maniglie (doratissime, per carità) le hanno messe assieme con lo sputo e stanno già cadendo a pezzi?
Ti riprometti di darti una calmata, giuri che lo farai.
Il mattino dopo, portiere e poliziotto ti trotterellano dietro mentre ti avvii verso l’università: “Dove va? Ma poi torna? Prende il treno? A che ora prende il treno? E prima dove va?”
“Che volete??????” e stai già ruggendo.
“E per la sicurezza…” gemono e tu, intanto, sei già sparita furente.
E torni a Giza, dopo le tue ore di treno, e mentre esci dalla stazione c’è un poliziotto che ti insegue: “Ehm, turiste, come vi chiamate, da dove venite, c’è da compilare il modulo…” e Julia, che secondo me stavolta sta covando un’influenza, si gira come se l’avessero morsicata e urla: “Lasciami in pace!! Non sono una turista, cazzo!! Sparisci!!”
E il poliziotto, con tanto di uniforme e pistola, rimane lì spiazzatissimo ed io gli mormoro: “No, siamo prof…” e lui annuisce e, mogio mogio, se ne va.
In Italia non so cosa ci farebbero.
Qui in Egitto, dice Julia che, prima o poi, quelli dell’albergo ci sgozzeranno, entrambe.
E non sarà fondamentalismo islamico, è giusto che lo lasci detto.
Sarà legittima difesa e (“Ma certo che ci sgozzeranno, pobrecitos, solo per non vederci più!”) noi li capiamo perfettamente.

La prima notte che ho passato ad Hurghada, alberghetto di egiziani per egiziani, appena spenta la luce ho visto la stanza muoversi. Come ho fatto per riaccendere mi sono sentito come Indiana Jones nella piramide piena di serpenti; sono letteralmente volato gi? dal “portiere” urlando come una ragazzina che avevo la stanza piena di scarafaggi. Subito le mie urla non sembravano dare grossi risultati, secondo i presenti gli insetti non si sarebbero avvicinati per via del calore corporeo, ma poi si convinti e il portiere e’ andato a comprarmi dell’insetticida. Gli egiziani sono molto dolci e servizievoli. Comunque non ho mai capito a cosa serve quella che credo essere la Polizia Turistica.
La prima notte che ho passato ad Hurghada, alberghetto di egiziani per egiziani, appena spenta la luce ho visto la stanza muoversi. Come ho fatto per riaccendere mi sono sentito come Indiana Jones nella piramide piena di serpenti; sono letteralmente volato gi? dal “portiere” urlando come una ragazzina che avevo la stanza piena di scarafaggi. Subito le mie urla non sembravano dare grossi risultati, secondo i presenti gli insetti non si sarebbero avvicinati per via del calore corporeo, ma poi si convinti e il portiere e’ andato a comprarmi dell’insetticida. Gli egiziani sono molto dolci e servizievoli. Comunque non ho mai capito a cosa serve quella che credo essere la Polizia Turistica.
Certo, sti’poracci de st’egiziani, a sopport? le “bizze” de ste du “matte”…(in romanaccio)
Per?, una cosa in comune, tra l’Egitto e l’ Italia l’ho trovata! Anche qu?, se fai il “matto” qualcosa risolvi (gente che s’incatena perch? non ha lavoro o per lo sfratto o perch? non ha i soldi per…)
NO DICO, DOPO TUTTI QUESTI ANNI NON HAI ANCORA IMPARATO A PORTARTI DIETRO LA TUA CARTA IGENICA E UN PAIO DI LENZUOLINI DI CARTA??QUESTI ACCESSORI NON LI SCORDO MAI, MI MERAVIGLIO VISTO CHE CONOSCEVI LO STATO DEL’ALBERGO…HAI PARLATO DI MESI NO?
BYE.
PS. ? CHE NON VI SGOZZERANNO PERCH? STI TIZI SONOTROPPO GENTILI E HANNO BISOGNO DELLO STIPENDIO, MA VE LO MERITERESTE..
-SCHERZO EH..-
Identificazione totale!!!
Cara Lia mi ricordi proprio me! Forse applicandoci su temi pi? ambiziosi avremmo potuto cambiare il mondo.
Suppongo che tu abbia Marte in bilancia.
Cara Lia ti ringrazio di tutto cuore!
Mi hai dato una dritta, per una certa signora, che mi st? un p? l?!… Non sopporta ogni tipo, d’insettuccio… Potresti indicarmi la “peggio locanda d’Egitto”? Volevo offrirgli un viaggio interamente gratis…
Ruby ha ragione, anche se uno che scrive su internet usando le maiuscole non dovrebbe avere MAI ragione. Diciamo che ? un’eccezione e che, nonostante le maiuscole, ha ragione. :)
In realt?, il problema con l’albergo ? che non ? mai stabile: la volta che ti porti le lenzuola non ti servono e viceversa.
E poi ? tutte le settimane di tutto l’anno, e noi siamo prof: questo vuol dire che, probabilmente, c’? in noi un’insana voglia di incidere, nella gestione di ‘sto posto, e un senso di frustrazione indicibile perch? ne usciamo scornatissime.
Non dico che sia un buon istinto, il nostro, n? che ne siamo consapevoli: ? un cosa del tutto inconscia e pure stupida. Per? ci viene cos?.
Del resto, una scrive anche per rileggersi e vedersi da fuori, e capirsi un po’ di pi?.
(Marte in Bilancia?? Non ne ho idea. A stento so che sono Capricorno con l’ascendente Toro. E, siccome tutti mi guardano schifati quando lo comunico, ho pensato che approfondire le mie faccende zodiacali non mi avrebbe mai dato grosse soddisfazioni ed ho lasciato perdere, e vivo felice nella mia ignoranza.)
Meglio un sacco lenzuolo: ne esistono di seta, vietnamiti, che chiusi occupano la met? dello spazio di un K-way, stanno in borsetta.
Una arriva e se ha l’energia per far della didattica al personale dell’albergo -e anche quella di reggere i sensi di colpa che poi ne derivano- la fa, altrimenti apre il K-way e buonanotte.
E non fatevi sgozzare per favore! E’ una gentilezza verso i futuri clienti dell’albergo, senno’ quelli altro che briciole troveranno, nelle lenzuola… :)
PS: Capricorno? Argh! ;)