aulaislam.jpg

Cittadina in Alto Egitto.
Sono alla biglietteria della stazione che urlo: “Un portacenere (tafaya) per Il Cairo”.
Una voce accanto a me chiede a sua volta: “Un biglietto (taskara) per Il Cairo”.
Di nuovo io: “Ecco, giusto, non un portacenere ma un biglietto per Il Cairo”.
Il proprietario della voce e del vocabolo giusto mi guarda e sorride: “Si ricorda di me? Ci siamo conosciuti la sera che la sfrattarono dalla sua casa di qui.”
E’ l’ordinario di filosofia, cavoli, e certo mi becca sempre in situazioni un po’ ridicole.
D’altra parte, che una fumatrice abbia lapsus del genere in Ramadan è pure comprensibile.

In treno mi fa: “Ha saputo di oggi? Ci sono stati scontri in università tra studenti e polizia.”
“Ah. Avevo visto striscioni e ragazzi, ma gli scontri me li sono persi.”
“Sono gli studenti islamisti. Banda di pazzi. Stanno crescendo a vista d’occhio.”
Non riesco a capire cosa sia successo, esattamente. Gli egiziani sono i peggiori narratori di fatti del mondo: falli parlare di opinioni e ti intratterranno per ore, ma con i fatti si scocciano.
Comunque mi butta lì che le alte sfere universitarie consigliano di assecondare il trend studentesco di non fare lezione, le ultime due settimane di Ramadan.
In teoria, sarebbe vacanza solo tra due settimane. In pratica, i ragazzi stanno a casa dalla settimana prossima.
Noi dovremmo contrastare questa cosa e costringerli a venire, ma pare che il Rettorato abbia optato per la vacanza ufficiosa. Tanto per fare sbollire le teste calde.
Succede anche al Cairo: l’anno scorso hanno chiuso prestissimo, proprio per togliersi gli studenti dalle scatole.

Il prof li detesta, apprendo: “Questi islamisti sono dei dementi, non ragionano, sono insopportabili. E aumentano sempre di più. Più la politica internazionale va avanti in questo modo e più si moltiplicano. Finiremo come dieci anni fa, quando questa zona era tutta in mano a ‘sti pazzi.”
Io: “Ma che fanno, esattamente? Perchè si sono scontrati con la polizia?”
Lui: “Ma sono dei rompiballe irragionevoli. Fanno propaganda tra le ragazze affinché si velino intere, rompono l’anima sulla separazione tra i sessi e non se ne può più.”

In effetti, quest’anno sto vedendo molti più niqab (veli integrali) che l’anno scorso. Le associavo al Cairo, le studentesse indistinguibili sotto il velo nero che copre la faccia, ma ormai ne abbiamo un bel po’ anche noi.
Io non ne ho, e a Lingue è pure normale che non le abbia. Almeno per il momento.
Il massimo dell’integralismo, da me, sono le ragazze coperte con tanto di guanti, ma a viso scoperto.
Lui è a Lettere, però. Lì è un tripudio di niqab.

“Io non le accetto in classe. Me ne frego, non le faccio entrare. Sì, certo che protestano. Ma io mi rifiuto, e poi che ne so, chi sono? Potrebbe esserci pure un uomo sotto quel velo! Una l’altro giorno mi ha detto che potevo chiedere a una collega donna di controllare la sua identità, pensa te. Le ho detto che le poteva portare altrove, le sue sciocchezze.”
Io: “E loro che fanno? Si scoprono la faccia o smettono di frequentare?”
Lui: “No, smettono. Non vengono più e fanno bene. Io non le voglio.”

Curiosamente, ho finito da poco Neve, di Orhan Pamuk.
Mi vengono in mente le ragazze turche del romanzo, che si suicidano piuttosto di togliersi il velo perchè obbligate dall’università.

Intanto, in Alto Egitto i controlli sono aumentati.
E oggi mi hanno fatto firmare un pezzo di carta in cui dichiaro di non volere la scorta.
Visto che è un anno esatto, che non faccio altro che seminarla e ringhiare ai poveri poliziotti, era pure ora.

Se la rideva, il poliziotto, mentre firmavo.
Deve essere l’essere umano che ho più maltrattato al mondo, poverino.
E mi fanno: “Adesso lei può andare dove vuole senza scorta. Dovrà solo rispondere alle normali domande, tipo dove va e quando torna.”
E io: “E vi sembrano normali, ‘ste domande??? E dove volete che vada?? In discoteca, vado??? A ballare, vado??? Ma che domande mi fate??”
E loro a ridere, come al solito quando mi incazzo.
E allora ho capito: “Tanto lo so che, se mi sparano, voi ‘sto foglio ve lo incorniciate.”
E loro a giurare che no, non è vero, che se mi sparano ci rimangono malissimo e poi cosa sto dicendo, chi mi spara, non scherziamo.

Io, tanto, sul blog l’ho scritto, che i principali sospetti sarebbero quelli dell’albergo, nel caso.
Di sicuro, il movente ce l’hanno, e forse anche il diritto alle attenuanti.