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Ci sono uomini che sanno lottare ma non sanno gestire.
Molti di loro sono grandi uomini; i più fragili tra i grandi uomini.
Io ho un padre così, mi viene voglia di dirlo.
Pure il popolo palestinese ha un padre così, e sta per perderlo.

[…] doti sovrumane di comando militare e di acume tattico, ma anche una terribile incapacità gestionale. Quell’incapacità fatta di clientelismo, pressappochismo, corruzione e centralismo maniacale […]

Eppure nonostante tutto questo Arafat è rimasto per la maggioranza dei palestinesi il solo e vero simbolo della loro causa.
Pur criticandolo aspramente e senza riserva durante tutto il difficile cammino del processo di pace, pur criticando ogni sua scelta, il suo stile e sistema di governo, il suo stile e sistema di negoziato con Israele, quegli stessi critici hanno finito sempre, nel momento della verità, col non trovare altro in cui riconoscersi.

Nei campi profughi si urla contro Arafat, nella diaspora si inveisce contro di lui, a Gerusalemme si giura di non voler finire sotto il tacco di un regime dispotico come il suo, a Gaza si sostiene che si stava meglio quando si stava peggio… Eppure, alla fine, tutto questo non ha scalfito il meccanismo di identificazione.

Edward Said […] e Said Aburish sono divenuti i più feroci critici di formazione laica e liberal di Arafat. E. Said ha accusato Arafat di aver firmato la capitolazione, anzi il trattato di Versailles dei palestinesi, senza averne il mandato. E di aver costruito per imporne i termini un governo inetto, liberticida e corrotto fino all’inverosimile.

I fondamentalisti, poi… In un colloquio privato con uno dei loro leader a Hebron ho potuto discutere quietamente di europei, americani, israeliani e leader arabi. Nessun problema. Solo all’introduzione del capitolo Arafat le analisi sono divenute invettive feroci, preghiere di morte, accuse di essere un agente del Mossad.

Eppure i sondaggi sono ancora lì a dire che l’identificazione barcolla, è “disillusa” ma nei momenti di crisi regge ancora.

Non è certo l’arte oratoria ad aver determinato questo risultato. I comizi di Arafat sono quanto di meno galvanizzante esista.
Frasi ripetute, spezzate […] E quelle triplici ripetizioni di “miei cari, miei cari, miei cari”, e poi “la nostra marcia proseguirà fino ad al Quds, al Quds, al Quds”.

Non è certo lo stile di governo ad aver determinato questo risultato.
Arafat vuole controllare tutto di persona, anche la disposizione dei bidoni per la raccolta delle immondizie nella striscia di Gaza. Un metodo che ovviamente non snellisce i tempi già mediorientali della democrazia palestinese. […]

Infine non sono certo le inclinazioni sociali ad aver determinato questo risultato. In termini sociali infatti Arafat è un “arabo conservatore”. Non a caso ha cominciato la sua azione politica in Kuwait, circondandosi di figli del notabilato palestinese. Una scelta che ha confermato anche tornando a Gaza. Un governo che non piaceva ad ampi settori di una società che durante l’occupazione e la lotta all’occupazione era divenuta socialmente assai meno conservatrice di quanto non fosse in precedenza. Così il suo conservatorismo non piaceva, come alcuni suoi tratti megalomani, fino al punto da sfiorare la mancanza di riguardo delle tradizioni, come il farsi definire dai giornali palestinesi non come il presidente ma come il leader o il simbolo […]

Allora cosa ha consentito il risultato, perchè l’identificazione tra i palestinesi e Arafat barcolla ma regge?
Forse perchè Arafat è solo, come il suo popolo, come i figli della “terra delle arance tristi”, come disse una volta il grande scrittore palestinese Ghassan Kanafani.

[…] Nella sua vita ha certamente commesso errori epocali. Ma è difficile non riscontrare una coerenza politica; la ricerca, appunto, di un riconoscimento dell’esistenza del suo popolo per poi arrivare ad un accordo con Israele che consentisse la nascita dello Stato palestinese.

Un cammino così impervio e difficile che quando il negoziatore palestinese Saeb Erekat si lasciò scappare detto davanti al leader palestinese che voleva ritirarsi dalla politica e mettersi a scrivere le sue memorie, Arafat lo apostrofò seccamente: “E quanto ci metteresti, cinque minuti?”

Cristiano R., La speranza svanita, ER, 2002, pp. 265-266.

(Nel Continua, una breve cronologia della vita di Arafat preparata dalla Reuters, via Iñigo Ugarte. La foto, invece, arriva da Repubblica e mostra cristiani di Gaza che pregano per Arafat. I palestinesi cristiani, quelli di cui l’Europa “cristiana” si dimentica sempre. )

1929 – Mohammed Abdel-Raouf Arafat al-Qudwa al-Husseini born
to modest trading family. Biographies say he was born in Cairo.
He says he was born in Jerusalem on Aug 24.

1948 – Arafat takes part in Arab-Jewish fighting as Britain
withdraws from Palestine Mandate. War divides country and
hundreds of thousands of Palestinians flee.

1952 – As engineering student at Cairo University, Arafat
takes over Palestinian Students League after Egyptian colonel
Gamal Abdel Nasser seizes power in a bloodless military coup.

1958 – Employed as engineer in Kuwait, Arafat and small
group of Palestinian exiles form first cell of Fatah movement
advocating armed struggle to liberate Palestinian lands.

1964 – Palestine Liberation Organisation (PLO) is
established under Egyptian auspices.

1965 – With paltry weapons and the name al-Asifa — “The
Storm” — Fatah begins guerrilla raids against Israel.

1967 – Israel captures West Bank, East Jerusalem, Gaza
Strip, Sinai and Golan Heights in Middle East war, radicalising
Palestinian resistance groups.

1968 – Palestinian forces fight first major battle with
Israeli army at Karameh. Buoyed by triumph after Israeli
withdrawal, Arafat affiliates Fatah with the PLO.

1969 – Arafat is elected chairman of the PLO.

1970 – “Black September”: Jordanian army attacks Palestinian
forces in Jordan after guerrillas hijack four passenger planes
to desert airstrip in kingdom. PLO expelled from Jordan.

1974 – Arafat appears at United Nations “bearing an olive
branch and a freedom fighter’s gun”. He says: “Do not let the
olive branch fall from my hand”.

1982 – Israel invades Lebanon with declared aim of driving
away Palestinian guerrillas. Israeli troops push on to Beirut
and PLO is forced to evacuate its fighters.

1983 – Senior Fatah officer heads revolt against Arafat.
Syrian troops and PLO rebels besiege his remaining forces in
north Lebanon. Arafat leaves for Tunis.

1987 – Palestinians in West Bank and Gaza launch uprising.
Arafat associates himself with the “Intifada”.

1988 – Arafat reads declaration of independence for state.
He later publicly rejects “all forms of terrorism”, meeting U.S.
conditions for dialogue, and says Israel has right to exist.

1990 – Arafat supports Iraq’s Saddam Hussein over his
invasion of Kuwait, costing ties with wealthy Gulf oil states.

1991 – Under U.S. and Soviet auspices, Middle East peace
conference convenes in Madrid.

1992 – Arafat survives plane crash in sandstorm in Libyan
desert. Three crew members are killed in crash.

1993 – At White House, Arafat and Israeli Prime Minister
Yitzhak Rabin make historic handshake, sealing outline for
limited Palestinian self-rule in West Bank and Gaza under
interim peace accord secretly negotiated in Oslo, Norway.

1994 – Arafat returns in triumph to Gaza and takes over as
head of Palestinian Authority.

1995 – In Washington, Arafat and Rabin sign interim
agreement setting stage for Israeli redeployment in West Bank.
Arafat’s peace partner Rabin assassinated by ultra-nationalist
Jewish gunman.

1996 – Arafat elected Palestinian Authority President in
West Bank and Gaza elections. He launches crackdown on Hamas
Islamic militants after wave of suicide attacks.

1997 – Palestinians sign deal with government of right-wing
Prime Minister Benjamin Netanyahu for long delayed handover of
most of Hebron. After that, peacemaking grinds to a halt.
1998 – Arafat and Netanyahu sign Wye River deal for phased
Israeli withdrawals from West Bank. Netanyahu freezes it after
two months, saying Arafat has not met security conditions.

1999 – Arafat signs deal with Israeli Prime Minister Ehud
Barak setting September 2000, deadline for final peace treaty.

2000 – Peace talks collapse. Palestinians start second
Intifada after then-opposition leader Ariel Sharon visits
disputed Jerusalem holy site. Israel says the violence was
planned beforehand.

2001 – Arafat’s old foe Sharon elected Israeli prime
minister.

2002 – Arafat pinned down under siege at Ramallah
headquarters by Israeli troops amid an offensive launched after
huge suicide bombing by Palestinian militants.

2003 – Arafat appoints moderate Mahmoud Abbas prime minister
under international pressure to cede some of his powers, but
refuses to cede control of security forces, and Abbas resigns.
Palestinians endorse U.S.-backed “road map” peace plan.

2004 – Arafat faces unprecedented internal unrest and
demands for anti-corruption reforms, and falls ill with stomach
ailment. Officials say on Oct. 28 he is “very, very sick” and he
is airlifted the next day to France for treatment.