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La diretta da Ramallah di Televisión Española (con la ritrasmissione di vari spezzoni della diretta di Palestinian TV) è stata una bella pagina di giornalismo: un corrispondente la cui bravura è nota e una preparazione, una professionalità e un profondo rispetto verso ciò che stava accadendo che sono – purtroppo – riusciti a sorprendermi.
Suppongo che in Italia non la permetterebbero, una diretta così.

Gli hanno costruito un monumento funebre nel giro di otto ore, ad Arafat, e lo hanno fatto tra le rovine della Moqatta, nella zona dove sei pini erano, miracolosamente, sopravvissuti all’esercito israeliano.
Gli unici alberi ad avercela fatta: un buon simbolo dela tenacità della vita, in Palestina.

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Poi: l’unico Presidente arabo eletto in regolarissime elezioni viene sepolto nel luogo in cui ha trascorso gli ultimi anni, illegalmente prigioniero di Israele senza che il democratico Occidente avesse nulla da dire.

Adesso Bush e Blair hanno la faccia di tolla di parlare di democrazia in Palestina: c’è un ottimo post (e come sempre documentato) di Lawrence of Cyberia su come Bush stesso, e ovviamente Israele, hanno impedito ad ogni costo che si celebrassero elezioni negli ultimi due anni per evitare di vedere rieletto Arafat.

And now, just four months later, with Arafat departed and the U.S.-approved Abu Mazen set to take his place at the head of the PLO, Secretary Powell is suddenly pushing for elections as if it is the nefarious Palestinians that have been blocking them all along!

Pure qui, comunque, si tifa per Barghouti.

A proposito di cazzate ad uso del popolo bove: oltre a Lawrence sulla democrazia, c’è Rafah Pundits che ricapitola un po’ sulla leggenda metropolitana del ‘no’ di Arafat a Barak.

In tutto questo, ho un po’ di biografia di Sharon da proporre, chè con tanto parlare di Arafat un po’ di par condicio ci vuole.
Dunque, forse non tutti sanno che:

* Dopo la guerra del ’56, il vice di Sharon, Yitzhak Hoffi (futuro generale e capo del Mossad, attualmente amministratore della Compagnia israeliana dell’elettricità) dichiarò ai servizi segreti che Sharon soffriva di paranoia e aveva bisogno di cure psichiatriche.
In effetti, il comando militare ne fermò l’ascesa nell’esercito e lo spedirono per un anno in Inghilterra.

* Torna in patria e sua moglie si schianta in macchina.
Gli amici di famiglia considerano l’incidente un suicidio: la moglie aveva appena scoperto che Sharon aveva una relazione con sua sorella minore, Lily, con la quale si sposa poco dopo.

* Dopodichè muore suo figlio di 11 anni, Gur.
Era a casa assieme a un amichetto, trovarono un fucile di Sharon e partì un colpo.
Sharon accusò l’altro bambino di avere ucciso volontariamente, e costrinse il ragazzino e la madre (che era la vedova di un pilota) ad abbandonare casa e città e a fuggire.

* Nel 1970, quando faceva il comandante a Gaza, per sottomettere i palestinesi faceva così: ordinava che i genitori o i parenti dei bambini colti a lanciare pietre venissero espulsi dai Territori – illegalmente – occupati e mandati nel deserto con una borraccia e un po’ di pane azzimo.
Ed è che l’idea gliel’aveva data la Bibbia.

* E’ stato definito un ‘pericolo per la democrazia’ sia da Golda Meir che da Begin.
E per dirlo loro…

* Un ufficiale dei paracadisti racconta che Sharon faceva questo bel discorso strategico, che riporto anche se è assai noto: “Immaginate di voler prendere la collina X, ma il governo vi autorizza a prendere solo la collina Y. Voi, naturalmente, prendete la collina Y, poi mandate un reparto in ricognizione alla collina X, per assicurarvi che “sia tutto a posto”. Il reparto “cade sotto il fuoco nemico” della collina X, voi notificate al governo che il reparto è in pericolo e chiedete l’autorizzazione per soccorrerlo. E così, finalmente, potete attaccare e prendere pure la collina X.”
E questa è, in effetti, la storia di tutta la carriera di Sharon.

* “Dopo Sabra e Chatila, quando venne rimosso dal ministero della Difesa, cominciò a sentirsi più perseguitato del solito.” D’altra parte, una personalità paranoica non è un cappotto, che uno se lo può togliere.

L’autore del libro che parla di tutto ciò (Avishai Argalit, in Volti d’Israele) lo definisce “pazzo, cattivo e pericoloso”.

Insomma, dimmi che leader ti piacciono e ti dirò chi sei, come si suol dire.

(Le vignette sono di Baha e di Stavro.)