Il punto della questione

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Il punto è che negli ultimi anni:

[...] sono state sostenute posizioni di assoluta, incontrovertibile indecenza. E troppo spesso di fronte a queste posizioni c’e’ stata la disponibilita’ ad ascoltare, a dialogare, a cercare un terreno comune. Con il risultato che quelle posizioni di assoluta, incontrovertibile indecenza hanno finito per essere in qualche modo legittimate, non suonano piu’ cosi’ inaudite, chi le esprime non deve piu’ vergognarsene.

Il post che segnalo si intitola L’arroganza delle buone ragioni e dice tutto quello che io avrei voluto dire – e ascoltare – da parecchio tempo a questa parte.
Il punto è questo, per quanto mi riguarda, e non ci sono discorsi possibili se non a partire da questo.

Da leggere tutto.

Poi Angelo ha ragione: l’arroganza delle buone ragioni è delicata e rischia di diventare “arroganza delle cattive ragioni”, come dice lui, o arroganza e basta.
Pazienza, correremo il rischio.
Ciò che è vitale, direi, è recuperare un clima sociale in cui essere moralmente inferiori sia motivo di giusta vergogna, non di vanto come in quest’epoca infelice.

L’alternativa è talmente minacciosa che proprio non ci si può più permettere di dimenticarla o di ignorarla.

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2 Commenti

  1. Pubblicato 18 novembre 2004 alle 22:44 | Link Permanente

    Grazie. Per la citazione, per la stima — e perche’ spesso non andiamo d’accordo, senza mai poter diventare “nemici”, nemmeno in teoria.

  2. tonii
    Pubblicato 19 novembre 2004 alle 10:21 | Link Permanente

    sacrosanto. tutto sacrosanto.
    m’avete fatto tornare in mente quella bella canzone di Lou Reed che diceva cose cosi’, anni fa. E mi ci ritrovavo. Andate a riascoltarvi Good Evening Mr.Waldheim.
    Si era sotto elezioni e Jesse Jackson aveva portato il dibattito sul “common ground”…

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