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A Milano vieni accolta da cartelli della Lega inneggianti alle “radici cristiane dell’Europa”. (Certo che chi l’avrebbe mai detto, che avrei vissuto abbastanza da assistere a simili fenomeni.)
A Bolzano/Bozen scrivono sui muri “No islam”.
L’effetto d’insieme è poco ospitale, anche un po’ offensivo.

Un tubetto di Gentalyn Beta in farmacia mi costa quanto quei pantaloni eleganti che avevo visto al Ramses Center e che non avevo avuto il cuore di comprare.

Apprendo che la Telecom vuole da me 300 euro: pare che, avendo io mandato la disdetta a Fastweb prima di partire per l’Egitto, loro si siano sentiti in diritto di riattivarmi il telefono senza che io glielo chiedessi e pretendono che glielo paghi.
A me sembrano pazzi.

La Wind continua a fatturarmi 70 euro a bimestre per un’ ADSL (ma è femminile?) che continuo a disdire dal 2001 senza che loro facciano una piega.
L’anno prima di partire lo trascorsi scrivendo ai loro avvocati e spiegandogli che non avevo mai usufruito della loro cavolo di ADSL perchè loro non mi avevano mai fatto avere il modem.
Mentre contemplo il pacco di fatture del 2004, medito di denunciarli per molestie. Mi sento perseguitata, letteralmente.

Sono alle prese con uno sbalzo di temperatura di 25/30 gradi che, ovviamente, mi ha scatenato un accidenti al labbro che sembro elephant man. Ringrazio il cielo per essermi portata lo Zovirax dall’Egitto: avessi dovuto comprarlo in Italia, mi sarebbe costato quanto un mese di ADSL egiziana.

Costa tutto tantissimo.
Ve lo dico sul serio.
Lascia perdere il calcolo euro-LE, ché ormai mi sono imposta di non pensarci neanche. Costa tutto un’enormità anche per chi guadagna in euro. A me paiono tutti estenuati, quelli che conosco: io riannuso la fatica folle che si fa a tenere in piedi tutto questo ambaradan di bisogni per lo più indotti e mi ritorna la stessa, identica sensazione di orrore che, a suo tempo, mi fece volare dentro l’aereo destinazione Cairo.
D’altra parte, guardi fuori dalla finestra e pensi: “Con questo schifo di giornata, con questa pioggerellina gelida, con questo buio, come fai a non volere il divano nuovo, la cucina nuova, il premio, la gratificazione, il gamberone e la mutanda che costa quanto un abito da sera in Egitto?” E me lo ricordo, che io lavoravo come una matta per riuscire a premiarmi quel tanto che bastava a farmi sopportare di stare qui a lavorare come una matta.
Brrr.

Dall’autostrada del Brennero si vedono delle fortezze e, guardandole, il webmaster pensa al Deserto dei tartari.
Dice che nella Fortezza di Buzzati il vitto è buono, ed è così che ti scorrono gli anni e la vita: nell’attesa infinita di qualcosa che deve succedere, ma intanto il vitto è buono.

Mi dà da pensare, questa cosa del Deserto dei tartari.
Anche da voi c’è chi passa la vita a guardare il confine, sperando nell’invasione di stranieri che li riscatti dalla mediocrità, che li renda eroi.
Intanto, in libreria, il 24 c’era un signore che voleva “il cofanetto della Fallaci”, credo per regalarlo.
Tu pensa che regalo.

Io però sono qui e sguazzo.
Nutro una profonda stima per il vostro sistema idraulico e non smetterei mai di fare la doccia: un mucchio di acqua, avete. Tantissima.
E rimane sempre della stessa temperatura, mentre ci sei sotto. Era un anno, che non facevo docce tanto lussuriose.
E la verdura fresca, che ti basta sciacquarla per renderla commestibile.
E la carne di maiale: ma lo sapete che è proprio buona, accidenti? Io non ci facevo caso, prima, ma riscoprirla è un’emozione.
Ché poi è un bel salto, dal Cairo al Sud Tirolo. Sono circondata dai wurstel.
E le cose pulite, quasi tutte. Ieri sera contemplavo l’asfalto della strada e pensavo che ci si poteva anche mangiare sopra senza morire, forse. Anche perchè pochi germi sopravvivono in mezzo al ghiaccio.

E però: se dimentico di comprare un limone, devo tornare a uscire (nel freddo e nel gelo) e comprarmelo, non c’è nessuno che me lo porti a casa. E per fare la spesa devi scattare sull’attenti dalle ore tot alle ore tot, qui è tutto un orario. E in giorni precisi, ché voi siete monoreligiosi mentre da noi si compra dai cristiani al venerdì e dai musulmani la domenica, e ammetterete che è più comodo.
E’ un mondo anti-pigri, questo.
E poi nel carrello ci devi mettere due euro, e io quasi ci faccio la spesa della giornata, in Egitto, con due euro.
Questo vuol dire che tutti hanno (o dovrebbero avere) due euro che gli avanzano, oltre ai soldi della spesa. Nel paese da cui vengo io non è così.
E poi non mi fate fumare da nessuna parte, che il cielo vi fulmini.
Penserò a voi e a Sirchia, la prossima volta che sbufferò da un narghilè su un barcone cairota.
In compenso, se facesse un po’ meno freddo sarebbe un piacere respirare da voi: Milano mi pareva piena di aria pura da alta montagna, rispetto al Cairo.
Bozen, non ne parliamo, almeno finché non mi casca il naso per congelamento.

E comunque: cribbio, che freddo, e quanto diamine è scomodo vivere a queste temperature, ché solo per vestirti ti devi alzare mezz’ora prima.
Richiede un fisico da bestia anche solo per reggere il peso di ciò che sei costretto a indossare, la madrepatria. Non è un modo di dire: mi fanno male le spalle, sotto il peso del giaccone.