
In quanto ipocondriaca rea confessa, io tendo a sviluppare ottimi rapporti con i miei medici. Quando decido che sono “miei” medici, ovviamente.
Un medico è uno che potenzialmente ti può accoppare ed io non me lo dimentico mai. Mi concentro molto quando ho a che fare con loro, quindi, e cerco collegamenti telepatici alla ricerca del canale attraverso cui riversargli nella mente l’imperativo assoluto del curarmi bene.
Esempio: la dermatologa di Bolzano era d’accordo che bisognava togliermi il neo ma, dal suo punto di vista, ciò andava fatto dietro appuntamento.
“Non è possibile, sto per ripartire. Me lo tolga subito, qui su due piedi.”
“Ma non funziona così! Ci vuole una sala operatoria, ci vuole un’anestesia, ci vuole un appuntamento!”
“Mi ascolti: in Egitto me lo volevano togliere e buttare nel cestino della carta straccia.” Cosa verissima, tra l’altro. “Lei è la mia unica opportunità per togliermelo con un bisturi nuovo e scintillante e per vederlo analizzato. Prenda un coltellaccio e proceda, orsù. Tanto ci mette un attimo e io non sono impressionabile e non svengo. Giuro e parola d’onore.” (E nei sottotitoli comunicativi: “A me gli occhi: toglimelo, toglimelo, toglimelo. Non te ne pentirai, ascoltami, toglimelo.”)
A Bolzano non amano il disordine: messo davanti alla scelta tra un disordine grande e un disordine piccolo, il bravo medico altoatesino ripiegherà sul piccolo. Cosa è mai un interventino fuori programma rispetto all’immagine di un neo che finisce tra la carta straccia?
Sospirando ha impugnato il bisturi, dunque, e mi ha tolto un peso oltre che un neo.
E nel caso una dermatologa di Bolzano, passando da Google, finisse su questa pagina e si riconoscesse, sappia che le sono immensamente grata e che, se scherzo, è solo perchè oggi non ho un tubo da fare. Ma so quando finisco in buone mani, sissignora.
Con i processi mentali del mio dentista, invece, non riesco a entrarci in contatto. Non riesco a passare dal ruolo di spettatrice a quello di coprotagonista; non perchè lui non voglia, ma perchè la sua capacità di spiazzarmi è superiore alla mia capacità di avvolgerlo. Ci studiamo, ma nessuno dei due arriva a una conclusione definitiva sull’altro.
La scena è molto araba: ti stendi, lui ti fa l’anestesia e poi si torna alla scrivania per un tè e una sigaretta in attesa che l’anestesia faccia effetto. Fumiamo e chiacchieriamo.
Poi si torna al lettino, si fa qualcos’altro e poi, di nuovo, scrivania, sigaretta e tè. In tutto tendo a fumarmi tre o quattro sigarette, da lui, e sua moglie – anche lei medico e membro delle pause-sigaretta – mi ha regalato del tè verde perchè dice che a noi fumatori fa benissimo, è antiossidante.
Lui è sempre molto attento al mio sguardo e me lo descrive in diretta: “Adesso stai cercando empatia. Adesso mi stai chiedendo qualcosa. Adesso mi odi, si vede benissimo.”
L’ultima volta mi ha fatto male e l’occhiata che ne è derivata lo ha un po’ scosso. Di ritorno alla scrivania mi ha detto che i miei occhi potevano essere “very, very hard” e che l’avevo spaventato. Massaggiandomi la mascella, ho osservato che me l’hanno sempre detto anche i miei alunni e che spavento anche loro. Lui si è detto solidale con loro, ma intanto la mascella faceva male a me.
Il mio dentista si chiama Doctor Sabry e ha due cose che mi piacciono: il senso dell’umorismo e lo spirito godereccio. Fuma con rara voluttà, avvolgendo il filtro della sigaretta con le labbra e succhiandolo, letteralmente. E sua moglie ha un seno notevole e molto buon umore, quindi l’uomo che la ama deve essere buono di natura. Ergo, il mio dentista è buono di natura.
E poi il senso dell’umorismo, dicevo, che spesso imbocca il versante ‘cristiani-musulmani’ e lui, naturalmente, è il musulmano.
Dopo avermi devitalizzato il dente, per esempio, me lo ha chiuso usando una fiamma. (Ma è normale, a proposito? Chissà.) E intanto mi spiegava che il fuoco serviva a saggiare la mia fede e che se ero una buona cristiana non mi sarei bruciata.
Spiritoso. Lo avrei insultato se non fossi stata troppo sbalordita dal fumo che mi usciva dalla bocca.
Oppure cerca di sedurmi professionalmente, memore del fatto che, al principio, io fui tanto sfacciata da mettermi a controllare apertamente che i suoi arnesi fossero puliti: “Per me il tuo dente è la cosa più importante e tu con me ti troverai benissimo. Ormai siamo uniti da matrimonio cristiano: io sarò il tuo dentista per sempre.”
“Amen”, gli faccio eco io.
E’ un tipo strano e gli piace la parapsicologia: mentre mi accompagnava a casa alle due di notte, dopo la nostra ultima visita, mi spiegava che sulla strada per l’aeroporto c’è un punto in cui le macchine vanno inspiegabilmente all’indietro anche se la strada è in discesa. Dice che sotto quella strada ci sono delle antiche tombe e che, se non ci credo, un giorno mi ci porta. Dice che ci porta sempre i colleghi europei scettici.
Insegna in un’università frequentata da studenti che vengono da tutto il mondo arabo, e mi diceva che capita spesso che quelli del Golfo siano, come dire, “meno dotati” rispetto ad altri: “E’ una cosa imbarazzante: se uno sbaglia o non capisce e gli chiedi di dov’è, sicuro che ti risponde che è dell’Arabia Saudita o degli Emirati. Dire a uno che è del Golfo è come dargli dello scemo, certe volte; non si può. I più intelligenti? Palestinesi e giordani, non c’è dubbio. I palestinesi, poi, studiano come matti e, anche se hanno delle borse di studio del nostro governo, puoi stare certa che non si spendono i soldi al caffé. Pensano a diventare bravi dentisti, sentono molto la responsabilità.”
Poi ha un grande poster nel suo studio: si vede una bocca orribile, piena di dentacci marci, e la porta del suo studio con sopra scritto: “Entrata”.
Poi la stessa bocca migliora poco a poco nelle foto successive e, alla fine, è lì perfetta con tutti i denti nuovi. E accanto c’è di nuovo la sua porta, stavolta con la scritta: “Uscita”.
Mi ha detto che è la bocca di uno dei suo pazienti, un facoltoso commerciante ridottosi così per paura dei dentisti.
Chissà il commerciante cosa avrà pensato, nel vedersi immortalato nel poster. Conoscendo gli egiziani, lo avrà trovato divertentissimo.
Quando sono dal mio dentista, insomma, passo il tempo ad osservare lui e mi dimentico di me stessa e del mio dente. Mi consegno nelle sue mani, quindi, e mi scordo di comandare.
Mentre scrivo questo post, sto bevendo il suo tè verde.
Dice la collega che, a Natale, il suo dentista spagnolo le ha confermato la diagnosi che le aveva fatto lui, parola per parola. Facendosi pagare dieci volte tanto, però. Un punto per Doctor Sabry, dunque.
Gli arnesi che usa sembrano a posto. Sembrano.
Non si mette i guanti perchè dice che è una porcheria e che si sporcano subito e che lui preferisce lavarsi le mani e, in effetti, le lava in continuazione.
Io dico che è bravo: è più artigianale che tecnologico, ma questo non è un difetto. Tutt’altro.
E’ solo che è umano, pazzescamente umano. Oltremodo spiazzante, questa cosa, e oltremodo inquietante, ché il concetto di “umano” è parente stretto del concetto di “errore” nell’immaginario di chiunque, non solo nel mio. Ed io non mi riesco a fidare dei suoi ferri fino in fondo. Non ce la fo.
Comunque ho pensato che, anche se mi dovesse uccidere, almeno potrò dire di essere stata fatta fuori da un assassino simpatico. Che non è poco, dai.

Cara Lia,
non capisco molto di psicologia dei medici, ma di psicologia dell’insolito e di bufale paranormali un po’ s?. Quindi intervengo solo sul punto incriminato.
Le salite in discesa non sono un’invenzione egiziana. L’Europa ne ? piena, e una delle pi? popolari in Italia (piena di lattine schiacciate, utilizzate dai passanti per provare il fenmeno e poi lasciate l? in balia delle auto) si trova nel comune di Ariccia ai Castelli Romani. In realt? il mistero non esiste, in quanto ? stato gi? svelato da un pezzo, e un riassunto esauriente lo si trova qui:
http://www.cicap.org/enciclop/at100247.htm
Dillo pure al tuo dentista!
A proposito, esiste l’organizzazione di scettici egiziani? :))))
ciao
Lisa
…Condivido la tua opinione sui medici.
Malgrado io soffro d’insufficenza renale, ed abbia un p? di polipi in giro, continuo a fumare le mie 30 Camel 100 ‘S al giorno (alla faccia del Sirchia).
Sar? quel che sar?.
Sui dentisti poi non ne parliamo…FIFA (non in senso sportivo!).
Quando ci vado, Lui (l’aguzzino) sorride ed in genere dice “guarda chi si vede! pensavo che avessi cambiato studio…”
No non ho cambiato studio…E’ la disperazione che mi porta da Lui! E gi? guardo l’uscita!…
Mi hai fatto amare il tuo dentista egiziano. Devo dire che mi ? pure venuta voglia di andare a farmi curare da lui. Anche per ragioni economiche, tanto cosa ho da perdere, a parte i denti? In compenso ci guadagno un simpatico amico… ma davvero d? gli appuntamenti a mezzanotte e passa? uau…
Grazie, Lisa! Ma al mio dentista non lo dir? mai, gli darei un dispiacere troppo grande. :)
Hugo: appuntamento stasera alle 23. E’ terribile.
Giulio: ma no, dai. Poveri dentisti, in fondo sono brave persone. :)
Io mica ho detto che non sono brave persone! Ci mancherebbe!
HO SOLO FIFA QUANDO PRENDONO IL TRAPANO IN MANO…
Poi, in italia i dentisti sono cari-arrabiati, conosco gente che parte dall’Italia e v? a Praga… risparmia e si f? un bel viaggio!
Bene, abbiamo scoperto una nuova forma di turismo: Turismo Dentistico….
il te’ verde antiossidante? per i cinesi si’, ma solo se e’ fresco. se ha piu’ di un anno buttalo. al massimo serve per un pediluvio.
questo e’ il motivo per cui in europa s’e’ diffuso il te’ rosso (chiamato nero): pur essendo considerato dai cinesi come te’ molto inferiore al verde puo’ durare anni (ma le foglioline vanno spezzate), mentre il metodo di preparazione del te’ verde non gli da’ durata ma la foglia fresca intera e’ un’altra cosa. E un tempo i velieri da Macao e Canton ci mettevano troppo tempo per arrivare in europa, il te’ verde non sarebbe mai arrivato in tempo per essere bevuto.
Ergo: da noi ha preso piede il te’ rosso e per similitudine al caffe’ e cioccolata gli si mette pure lo zucchero e il latte.
Consiglio piuttosto la variante tibetana: te’ rosso con pezzettoni fusi di burro di yak.