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Interessante articolo di Chris Toensing sul Middle East Report Online.
Propone una panoramica della situazione interna, qualche previsione e un po’ di dati che spiegano e illustrano il malessere dei sunniti: secondo una recente inchiesta, solo il 12% di di questi ritiene che le elezioni saranno regolari, contro il 52% degli sciiti.

Da Read in the Middle concetti simili ma, ovviamente, esposti in modo più viscerale: “Queste romantiche elezioni irachene spalancheranno le porte dell’inferno.”
Non vedo grandi entusiasmi neanche in altri blog iracheni, a dire il vero.

A proposito di sentimenti diffusi, nella vicina Giordania adesso c’è l’arresto per chi critica la politica USA.
Ho già segnalato l’articolo ieri ma non se l’è filato nessuno. Io sono testarda, però, e lo ripropongo: mi sembra un trend da tenere d’occhio, questo della criminalizzazione delle critiche all?America: io vivo in un paese alleato degli USA dopotutto. (Che però ha 70 milioni di abitanti, per fortuna. Dubito che se ne possano arrestare 69.500.000, che cavoli.)

Quanto a me, ritengo lapalissianamente che le questioni importanti riguardanti il futuro politico dell’Iraq abbiano ben poco a che vedere con le urne, e tant’è: questa considerazione fa sì che rimandi la commozione a data da destinarsi.

Fastidiosa, infine, l’insistenza di alcuni giornali italiani sulle donne irachene che votano: qua pare che stiano votando in Arabia Saudita o in Kuwait, anzichè nel paese che aveva donne scienziati abbastanza capaci da essere arrestate dagli americani per il lavoro che svolgevano. Ma pare che un po’ di paternalismo fuori luogo sia d’obbligo, in questi casi, e cosa c’è di meglio delle donne per esercitarlo?