Dice: ma tu ti autocensuri? Sai che c’è? Sì.

Tra i blog arabeggianti si è affacciata una conversazione, in questi giorni, che avrebbe potuto essere “la” conversazione, e invece non se ne è fatto nulla. Io, almeno, non l’ho cercata e non l’avrei alimentata. E sai perchè? Perchè sarebbe stata strumentalizzata, manipolata, ridotta a carne di porco.
Tutto sommato, si fa un favore migliore alla realtà standosene zitti che offrendo il destro a prevedibili – gessù, quanto prevedibili – cazzate.

Ma poi anche le piccole cose.
La voce che ti arriva e che da noi non rimbalzerebbe mai.
O certe avventure da stranieri che sarebbero assai curiose da raccontare: le mille cose che possono succedere ai giovincelli beccati con la canna piuttosto che le storie di gay piuttosto che quello che vuoi tu.
E non le racconto perché la tenacia degli odiatori di cose arabe e, soprattutto, l’incapacità di molti di loro nel distinguere tra post e persona mi fa, molto seriamente, paura.
Certi blogger, poi, che mi sembrano come degli inquietanti vicini di casa con qualche venerdì mancante.

E, insomma, tutto sommato mi sto lasciando censurare.
Niente di grave, sopravviverò.
Però mi sembrava interessante dirlo, ed è che un punto di vista dal mondo arabo è estremamente disagevole da proporre, qui ed ora. Le cose più improbabili, ti succedono.

(Una torna a casa rigirandosi un post in mente e poi si immagina quei dementi di Tizo e Caio e le passa la voglia. Si fa un panino e va a dormire.)