
Ho quindi spiegato alla fida (forse) Sahar che c’era un uomo in casa, dilungandomi in complicati rapporti di parentela che vedevano Pepe figlio di un fratello spagnolo del mio italiano padre.
Lei mi ha ascoltato attenta e, donna pratica, ha risposto: “E dove dorme?”
“Di là!”
“E tuo marito quando viene?”
“L’11 marzo”, ho risposto io.
“E lui?”
“Lui va via e poi torna”, ho spiegato con un’incrinatura di incertezza nella voce, ed è che 8 anni di scuola dalle suore non passano invano.
“Ho capito”, ha detto lei annuendo grave.
“No, non hai capito!” avrei voluto risponderle. Se studiassi l’arabo un po’ più seriamente, lo avrei fatto.
“Quindi io sarò il marito cornuto che arriva dall’Italia?” mi ha chiesto sornione il webmaster, quando gli ho fatto la cronaca dettagliata degli eventi via Msn.
“Ma no, si convincerà.”
Pepe, dal canto suo, ha cercato di convincermi che non è che siano poi tutte bacchettone, le signore della pulizia, e che secondo lui mi stavo ponendo troppi problemi. Poi si è rassegnato a farmi da cugino, ma è che io sono determinata a non essere abbandonata anche da Sahar e, comunque, la mia impressione è che questo giro di signore che fanno le pulizie a Dokki non sia per nulla omofoba, questo sì (mai sentito di coppie gay che avessero problemi a questo livello) ma magari con le donne applicano criteri più severi. Non lo so e non ho nessuna intenzione di scoprirlo ritrovandomi a lavare i vetri da sola.
Le bugie hanno la caratteristica di ingarbugliare un po’ chi le adopera e quindi Pepe, oggi, si è esibito in una serie di “Good morning”, “How are you?” e scambi di cortesie vari in inglese.
“Ma no, Pepe, parlale in arabo, ché anzi dovevo giustappunto comunicarle questo e quell’altro e se tu potessi tradurre…”
E lui, ormai calatissimo nella parte: “Ma se sono tuo cugino, come mai parlo arabo?”
“Uhm, perchè l’hai studiato.”
“Ah, ok.”
La mattinata è quindi trascorsa all’insegna della salvaguardia del senso morale di Sahar che, dal canto suo, pareva assai divertita dalla mia ingessatissima serietà e, tra sé e sé, si sarà anche chiesta che razza di imbecille fosse questo mio cugino che le aveva parlato per mezz’ora in inglese pur sapendo l’arabo.
Poi, poco fa, Pepe è andato a farsi la doccia e la porta del bagno di casa non ha la chiave.
“Dille di non entrare nel bagno, ché sto per farmi la doccia!”
E io, tutta preoccupata e col mio arabo del piffero: “Sahar! Uomo nella doccia! Attenta!”
Sahar è scoppiata in una risata che devono averla sentita anche i vicini.
Ha pianto dal ridere, letteralmente.
E’ ancora lì che spolvera, fa il tè e pare divertitissima, ché la capacità degli stranieri di sembrare completamente scemi agli egiziani è illimitata.
Io sono qui al computer che scrivo seria per darmi un tono.

Sahar se la ghigna l? vicino e io sto ridacchiando qua lontano. Certo che lavorate alla grande per rendere assurda l’immagine dello straniero in Egitto. Fate grandi passi avanti eh… LOL
Saluta il cugggggino. (povero webmaster, un sant’uomo…) ROTFLOL
la versione “E’ solo il rappresentante della Treccani, fa una doccia e va subito via” non funzionerebbe, suppongo.
Per la difficolt? di spiegare Treccani in arabo, si capisce.