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Negli ultimi due giorni, la qui presente blog ha svolto le seguenti attività:

1. Ho tenuto una conferenza in Alto Egitto sulle incomprensioni tra docenti italiani e studenti egiziani. Ho parlato da un piccolo podio scalcagnato ma impreziosito da una composizione di rose e margherite che temo di avere impietosamente seppellito sotto miriadi di fogli e foglietti. Gli studenti presenti mi hanno chiesto fotocopia della relazione, immagino per usarla come vademecum per decifrarmi in futuro.

2. Ho ricevuto una proposta di lavoro che consisterebbe nell’andare a tenere un corso di didattica ai futuri prof delle superiori nel più sperduto tra i posti sperduti dell’Egitto. Per intenderci: la cittadina dove insegno (quella dove la polizia ti vuole scortare e così via) è Parigi, in confronto. Anzi: se Alessandra è in ascolto (sì, Alessandra, tu che sei lì per la ONG che fa i microcrediti, proprio tu) batta un colpo, ché mi aspetta il suo territorio e vorrei almeno sapere se esiste un posto per dormire, laggiù, e dove nutrirmi.

3. Ho rilasciato un’intervista ad Al Jazeera ma, al contrario di ciò che alcuni miei sospettosi lettori potrebbero pensare, non è stato per lanciare proclami contro Israele e gi USA ma per spiegare in cosa consisteva un’esposizione che avevo visto per la prima volta tre minuti prima. Lo confesso: quel microfono, con quel logo, fa un effetto sensazionale, a blaterarci dentro. Troppo divertente, manderò la foto al mi’ babbo.

4. Ho completamente bucato un ministro egiziano a cui avrei dovuto stringere la mano, per complesse ragioni di protocollo inopinatamente cascatemi in testa che non sto a spiegare, e l’ho totalmente ciccato, nel senso che sono passata dritta senza nemmeno vederlo. Giuro. Ne ho dedotto che il mio stato di rimbambimento è tale che, se continuo così, tra pochi mesi avrò bisogno di una badante e conto sulla fida Sahar, per questo compito.

5. Ho dormito poco, parlato troppo, mangiato schifezze, concentrato la mia attenzione su un mucchio di cose importanti o dall’aria importante senza nemmeno scindere bene le due categorie, lì per lì, e dato baci e stretto mani tenendo a mente che gli spagnoli vanno baciati, agli italiani si stringe la mano e gli egiziani si salutano a parole, con l’eccezione degli egiziani italianisti a cui bisogna stringere la mano come se fossero italiani e così via.
Essendo la qui presente blog una che fa fatica a concentrarsi pure sui propri lacci delle scarpe, comprenderai che sono esausta.

6. Ho scoperto che il mio portiere si è fregato la mia antenna parabolica dal tetto. Dice che era sua, che l’ex inquilino l’aveva regalata a lui. Sono cose che turbano.

7. Ho fatto le lasagne.

Nel corso di tutte queste attività, sono stata molto contenta: c’era il webmaster che, con divertimento misto a pazienza, documentava fotograficamente ogni cosa ed era bellissimo, insolita cravatta e barba nuova di zecca, ed io zompettavo qui e là felice di avere il guzawg (sì, marito, embé?) con me e contemplando un panorama fatto di caos totale, occidentali incazzati perché non erano in Occidente, orientali determinati a fare gli orientali che fanno gli occidentali, studentesse trasformate in hostess e deliziose con l’hijab bianco coi merlettini, studenti con la giacca del fratello maggiore, borsisti spagnoli armati di conferenze che fanno curriculum, mogli di ambasciatori indonesiani di cui non dimenticherò mai le pettinature e, infine, due potenti birre tonificanti prima di abbandonare tutto ‘sto delirio e riprendere l’agognato quanto sovraffollato trenino per il Cairo, e ci si ripensa l’anno prossimo.
Stamattina ho archiviato la tonnellata di carta che mi è servita per la conferenza in questione, e infilare il tutto negli appositi raccoglitori è stato un piacere che non credo di potere spiegare. Non ne potevo più.

Il webmaster è di là che dorme. Ora lo seguo a ruota.