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(Post di benvenuto al blog di una persona che stimo enormemente, a un amico e, soprattutto, a uno che sa quello che dice e come dirlo.)

Miguel Martinez non ha bisogno di presentazioni: ha uno dei più bei siti italiani, un’intelligenza da rogo e l’aggravante di un’ironia sorniona che può renderlo amatissimo o odiatissimo e altrimenti una non se lo spiega, come sia possibile che faccia perdere il sonno a tanti.

“Ex miliziano e addestratore di gruppi paramilitari” secondo il Foglio, “agente del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina e dell’Opus Dei” secondo l’improbabile Massimo Palazzi, aspirante decapitatore del David di Donatello secondo Libero nonché oggetto di variopinte scorrettezze da parte del Corriere della Sera di cui abbiamo avuto qualche assaggio pure su questo blog, Miguel Martinez se l’è conquistato sul campo, il titolo di “Traduttore più famoso del mondo”. Ai tempi in cui, sbigottito, scopriva di essere diffamato persino da National Review, io ero lì che seguivo la cosa e mi pareva di stare al cinema, mi mancavano solo i popcorn.
Mai visto nulla di simile: i comuni mortali hanno troll che si chiamano Giorgetto o Francesco, dico io. Lui (che in realtà è – ovviamente – un intellettuale pacifico, una gran bella persona, un navigatore-internet generoso con le novelline come la sottoscritta e un corrispondente email divertente e sornione come pochi) come troll ha Libero e il Corriere. Scusate se è poco.

Insomma, gli mancava solo un blog:

Mettere in rete un articolo richiede molta cura; devi controllare le fonti e tutte le affermazioni – e infatti dopo hai la soddisfazione di ricevere minacce e insulti, ma quasi mai una critica ai contenuti.
Però mi piacerebbe anche intervenire in maniera estemporanea su tante cose che avvengono, per poi discuterne, almeno con le persone civili.

Era ora, finalmente.
Benvenuto, Miguel.