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Succede che una dovrebbe essere abituata a salutarsi, dopo sei anni passati a fare questo.
Che l’avevo a stento conosciuto e già lo stavo salutando, in quel di Verona, ed entrambi avremmo potuto capire da subito in che guaio ci stavamo mettendo, a volerlo vedere.
E poi quell’infinità di albe a dirgli ciao dal terrazzo di Milano, con il freddo, la nebbia, il buio e i suoi fari che si allontanano, e tornare a letto sapendo che lui ha 300 km da farsi e poi risvegliarsi col suo sms che ti dice che è arrivato e la giornata che ti pesa, vuota com’è.
E passano gli anni, i 300 km diventano 3000 e io sono sempre lì che mi guardo attorno nella casa vuota e aspetto il suo sms che mi dica che è arrivato, per poi tornare a aspettare la prossima festa del suo ritorno tra un tempo che mi pare un’infinità, come sempre.

Non ci si abitua: diventa sempre peggio, anzi.
Io da ragazza me lo immaginavo diverso, l’amore a 40 anni.