graduatorie.jpg

Puntuale come il vento di Khamasin, arriva la stagione dell’aggiornamento delle graduatorie.
E se è già complicato compilare le domande quando si è in Italia, dall’Egitto non lo dico nemmeno.
L’anno scorso me la cavai scoppiando a piangere nei corridoi della scuola italiana di qui e impietosendo, di conseguenza, una gentile collega che mi diede una mano.
Il frutto del travagliatissimo parto a due venne spedito in patria tramite valigia diplomatica, ma la valigia diplomatica venne poi rubata in quel di Napoli (è che la mia vita si dipana lungo percorsi circolari) ed io dovetti precipitarmi ad Agosto di nuovo al Cairo a rifare tutto l’ambaradan.
Fu avvincente.

Stamattina mi sono alzata determinata ad affrontare coraggiosamente la ferale incombenza e mi sono recata, con mano ferma e sguardo indurito dagli anni e dalla sofferenza, sul sito del MIUR.
Ho aperto la pagina delle domande online.
Ho letto:

“Per compilare i modelli di domanda si consiglia di leggere prima le istruzioni operative.”

Ho aperto la pagina delle istruzioni operative mentre accendevo la stampante (“Così le tengo a portata di mano”, ho pensato) e mi si è aperto un file pdf.
Di 69 (dicesi sessantanove) pagine.
Di istruzioni da leggere.
Prima di compilare la domanda.

Sento un odio sordo dentro di me.
E’ un odio che pare un fuoco, e gli fa da benzina il primo punto della prima pagina delle istruzioni online della domanda da compilare online.
Quello che recita:

Per usufruire del servizio è necessario disporre di un pc dotato di collegamento alla Internet pubblica.

(Ma andare a lavorare no, eh? Con una robusta zappa, per esempio.)