
Il delirio trash che va in onda da Sherif ha dell’appassionante, per gli amanti del genere.
Scopro di essere anche molto citata nel putiferio generale, ma questa degli Uomini Egiziani vs. Donne Italiane è proprio una mischia nella quale non riesco a cacciarmi.
Sherif se la cava splendidamente, del resto, e gli sto anche scoprendo una vena ironica che, finora, era restata un po’ in ombra.
Lettura da seguire armati di bevanda e pop-corn, quindi, un po’ come certi film di Buzzanca trasmessi a tarda notte.
Non che non ce ne siano, poi, di cose serie da scrivere sull’argomento.
Ce ne sarebbero a bizzeffe ma Haramlik, in questo periodo, è sul moscetto e non ha voglia di cose serie.
Posso al massimo costituirmi: temo che un bel po’ degli sciupafemmine attuali e futuri di Sharm, Hurgada e simili lo abbiano imparato da me, l’italiano, e da quello che leggo sul sito delle arrabbiatissime signorine che Sherif, a parer mio, ha già linkato abbastanza, è un po’ come se gli avessi insegnato a sparare. Ci sono dei “Ti amo” che devastano a vita, gessù.
Non ho voglia di cose serie, dicevo, né di analisi socioeconomiche delle relazioni tra camerieri che prendono 50 euro al mese e turiste che ne guadagnano 1000 o 2000, e non ho voglia di raccontare da dove vengono e che pensano e sognano in realtà i miei sciupafemmine futuri, studenti attuali.
Domani, magari. Stasera no.
Questa società impastata di fede e fisicità è molto erotica, in realtà.
Un collega, ridendo, mi diceva: “Cribbio, questi ti fanno mettere in discussione le tue certezze più radicate, in campo sessuale! Ti guardano con quegli occhioni neri e ti dicono ‘Prof, io ti amo’ e tu rimani lì come uno scemo.”
E io: “Perché non ti ha toccato un’estetista! Perché non hai avuto vicine nude e gementi nell’hammam!”
Ci si racconta i turbamenti, insomma, e da raccontare ce n’è. Complice anche la lingua araba, per la quale dire a un prof (maschio quanto te) che lo ami è una manifestazione di stima, non l’appassionata confessione gay che sarebbe in Italia.
Di amori misti ne conosco ormai un bel po’, ma è un fatto che noi italiane (assieme alle russe, che però hanno anche una nutrita rappresentanza di prostitute professioniste e la cui definizione è quindi più altalenante) siamo ormai un piccolo fenomeno sociale, da queste parti.
Chissà cosa abbiamo: da parte italiana c’è una sorta di inconfessabile (è politicamente scorretta) voglia di maschio, direi; e lo capisco anche.
Gli egiziani, quando sono belli, lo sono parecchio.
Soprattutto, sono belli al naturale: la costruzione, la palestra, il taglio di capelli, l’occhiale scuro e la maglietta figa dei nostri connazionali possono essere letti facilmenti dal nostro cavernicolo inconscio (e l’inconscio è cavernicolo o non è) come altrettanti trucchi femminileggianti anziché no.
Questi, se sono belli, è proprio perché così li ha fatti la loro mamma: soprattutto per le italiane, un simile prodotto è una rarità che ti può stendere.
E poi non si guardano allo specchio, guardano te. Uh, se ti guardano. Mancano, insomma, delle nevrosi standard (narcisismo femminileggiante, insicurezza, calo del desiderio, afasia e introversione affettiva) dei maschi nostrani. O, almeno, così sembra. E una è contenta, certo che sì. Almeno fino a quando non comincia a conoscere le nevrosi locali, ma quello è un altro discorso.
Non mi ci cimento, in questo discorso, perché il filo tra la sensatezza e la stupidità totale è veramente troppo sottile e perché, davvero, gli egiziani meno egiziani d’Egitto sono quelli che lavorano nel turismo.
Gente che, in buona parte, arriva dalla provincia o dalle zone rurali e che va lì sapendo già che, se vuole sbarcare il lunario, gli tocca scoparsi le straniere.
E quando Sherif parla di ‘turismo sessuale’ ha perfettamente ragione, anche se ‘ste signorine non lo capiranno mai e, comunque, mica hanno responsabilità a livello individuale.
E’ generale, il problema, e i bravi ragazzi che io strapazzo in classe e che hanno un cuore come una cattedrale, dopo un anno a Sharm saranno persone diverse: più cattive, più disilluse sul mondo, infinitamente più stronzi e disonesti.
E’ un peccato, ma le signorine non lo sapranno mai: li vedono già a Sharm, loro. Cosa ne sanno di ciò che erano prima?
Oddio, no, per un attimo ho fatto la seria.
Marcia indietro, presto.
Le italiane, dunque: bone, curate, disinvoltissime la prima sera e impiastri totali dalla seconda in poi.
Incapaci di fermarsi sul ruolo che si sono scelte: ma cielo santo, bambina, non avevi detto che hai tre fidanzati e che vuoi un’avventura? Cosa ci fai, la mattina dopo, attaccata a un telefono? Cosa ti piangi, cosa ti preghi, cosa gli fai scene?
E perché, soprattutto perché devi parlare tanto?
Perché cercare di controllare le cose a base di parole, di teorie, di sailcavolo? Anche se, questo, lo capisco bene. Oh, se lo capisco.
E’ una stronzata che pratico anch’io, e del resto mica lo condividiamo invano, il passaporto.
E tuttavia confesso che lo condividiamo solo in questo, il passaporto: a costo di fare incazzare tutti, egiziani ed italiane, sento di dover dichiarare che io, ahimé, il “fascino dell’egiziano” non lo subisco.
Curioso, no?
Adoro questo paese, mi è simpaticissima la sua gente, sento una forte empatia verso miliardi di aspetti di questa cultura.
Con il solo limite delle cose di cuore.
E mi piacerebbe subirlo, ‘sto famoso fascino, specie adesso che inauguro una single-aggine che non praticavo da parecchio e che mi apre nuove prospettive sul mondo. Però no. O, almeno, lo subirei se l’egiziano in questione fosse muto. E invece parlano, maledizione, e qui (questo è qualcosa di più di un semplice stereotipo, giuro) c’è una retorica del corteggiamento che è superiore alle mie forze.
La luna.
Le stelle.
I tuoi splendidi occhi.
La cosa speciale e irripetibile.
La persona meravigliosa che sei e che lui ha indovinato dal primo istante, oh sì.
No, non è possibile: io le censuro pure nei temi dei miei alunni, ‘ste manie retoriche e roboanti, figuriamoci se posso sopportarle da un corteggiatore. Non riesco, con tutta la buona volontà, ad immaginare nulla di più antierotico.
Ed è un problema, mannaggia: in un paese afflitto da una piaga di italiche femmine che li trovano irresistibili, ‘sti maschi, io devo essere l’unica ad avere il problema di non riuscire a farmeli piacere, e proprio per le cose “carine” che dicono e che in me, più che altro, scatenano il versante prof e vorrei spiegarglielo, che così non si fa, ma come fai…
Non è nemmeno una cosa dedicata alle straniere, è proprio il modo di parlare d’amore che hanno qui.
Pepe mi diceva: “Dovresti sentire le coppiette sul LungoNilo, cosa non si dicono! Quando passeggio da quelle parti e tendo l’orecchio, faccio fatica a star serio, certe volte.”
E’ una questione di lingua, di cultura, che ne so. Qui, comunque, i maschi ti fanno i poetici, mentre a me – da quando sono nata, è una cosa da cui non guarirò mai – servono uomini muti, se proprio non possono essere un pelo ironici.
Peccato davvero, e dire che la mia conoscenza dell’arabo ne trarrebbe benefici spettacolari.
Quello che è comunque il vero marchio di fabbrica dello stereotipo che ci compete, ovvero il nostro impasto di zoccolaggine e sentimentalismo, in Egitto sta facendo davvero un certo furore.
Ero a una festa, l’altra sera, e ho conosciuto un giovanotto che fa il giornalista per un grosso giornale di qui nonché lo scrittore.
Lui mi fa: “Oh, italiana!” e si illumina d’immenso.
Io gli faccio: “Oh, giornalista di [omissis]!” e mi illumino d’immenso pure io, ché una che ha un blog avrebbe tante cose da chiedergli, a un giornalista di [omissis], e poi non dite che non vi penso.
Si illumina d’immenso pure l’italiano alticcio che è la conoscenza che abbiamo in comune e che mi spiega che in realtà sto parlando con il Cesare Pavese egiziano; mi sorbisco un’approfondita analisi letteraria dei racconti brevi appena pubblicati dal giovanotto e sgancio il numero di telefono in cambio di un biglietto da visita munito del prestigioso logo che è al centro del mio interesse.
Mi chiama.
Ci esco.
Mi faccio du’ palle tante cercando di arginare il fiume di poesia che mi arriva in testa. Lo maltratto, perché uno che mi fa poesia mi scatena solo maltrattamenti.
Lo obbligo a dirmi quanti anni ha: sono costretta a dirgli che si sta comportando da signorina, a non rivelarmelo, e lui “signorina” non vuole sentirselo dire, quindi capitola. “Ne ho 35”, dice. “Mi parevi più giovane.”, dico io. “Ok, ne ho 33.”
Mi legge un paio dei suoi racconti e, cavoli, sono buoni davvero.
E’ bravo. E’ più che bravo.
Se si proponesse come persona e non come aspirante amante mi starebbe parecchio simpatico. Però è ingenuo, non ha mai viaggiato e, comunque, è a caccia di una nave-scuola, che ci posso fare. Questo fatto di essere una donna complica spesso i rapporti, in Egitto.
Si affanna a caccia della mia mano e la raggiunge spesso.
Sento di doverglielo dire: “Guarda, stai sprecando energie per niente: puoi toccarmi la mano quanto vuoi ma, per me, non significa nulla.”
Aggrotta le ciglia: “Insensibile?”
“No. E’ che nella mia cultura la mano è uno spazio pubblico.”
D’altra parte trovo corretto che un giornalista apprenda rudimenti di interculturalità.
Dopo un numero non irrilevante di maltrattamenti, il poeta desiste ed emerge la persona, peraltro un po’ seccata: “I love your sweet, dirty way to insult me” mi fa, e – ovviamente – mi scatena l’applauso.
Bravo, splendida frase.
Va al dunque: “Cosa devo fare per averti?”
La prof si applica, gli dà due dritte sottolineando che non promette nulla (“Hai ragione, mi devi scusare” ammette lui) e, a scanso di equivoci, gli affibbia l’intero conto del luogo costoso che aveva scelto per l’appuntamento.
Poi se ne torna a casa, la prof (per carità: accompagnata in taxi dall’egiziano gentiluomo nonché pesto per i 18 cazziatoni presi in una serata sola), a riflettere sul fatto che no, non sono queste le serate che le interessano.
Over fifty, per favore, e navigati, ché di alunni ne ho già 450.
E magari anche in grado di ricevere il conto del ristorante senza farmi sentire in colpa, ché qui si ha voglia di sperimentare nuove ebbrezze e quest’ultima sarebbe la più nuova di tutte.
Poi sono state giornate impegnate; col giovin giornalista non ho più avuto voglia di uscirci ma non ho avuto voglia nemmeno di scacciarlo del tutto. Come ho detto, se desistesse dal corteggiarmi sarebbe anche assai simpatico.
E poi mi ha chiamato oggi: con una voce diversa, con toni diversi, felice e “vero”, per la prima volta da quando lo conosco.
Urlava quasi, al telefono, era entusiasta e doveva immediatamente raccontarmi la cosa stupenda che gli era successa: “Mi pubblicano il libro!!!! L’ho appena saputo, sarà stampato il mese prossimo, sono troppo felice!!! E’ il mio primo romanzo, non sono più racconti! Il romanzo, ce l’ho fatta!!”
“Ma congratulazioni! Ma bravissimo! Ma che bello!” gli faccio io. “E che romanzo è?”
“Si intitola Lo scandalo italiano. E’ la storia di un’italiana che si mette con un egiziano, con tutti i risvolti delle differenze culturali e, soprattutto, del travaglio dell’egiziano, stretto tra il proprio fondamentalismo e quello della società a cui appartiene e la passione che sente per l’italiana, il sesso e così via. E’ il conflitto interno dell’egiziano, soprattutto.”
“…” faccio io.
E lui, sempre più entusiasta: “Ho anche trovato la foto per la copertina! E’ un nudo di donna!”
“E te lo fanno pubblicare, un nudo in copertina??”
“E’ al buio. C’è solo una linea di luce lungo la spalla, il seno e il fianco di lei. E’ perfetto!”
“Ehm… ma fammi capire: l’esperienza per scrivere il libro dove l’hai presa? Ti sei documentato presso italiane in carne e ossa?”
“No, l’italiana l’ho solo immaginata. Di fatto, il libro è centrato sul travaglio dell’egiziano, il tema è quello.”
“Ah, ho capito.”
Ecco.
Poi uno si chiede per quale motivo io lo ami, questo paese.
Ed è che sono qui e non so se intenerirmi o morire dal ridere.
Voglio dire: ma quanto diamine avrà sognato, ‘sto ragazzo, mentre scriveva un intero romanzo sul travaglio che suppone il fatto di scoparsi un’italiana?
Non parlo del romanzo, che sarà senz’altro splendido perché, giuro, è uno che scrive bene davvero.
E il tema è interessantissimo e ne ho il massimo rispetto, non vorrei essere fraintesa.
Però, mentre scrive, uno sogna. Si identifica. Vive ciò che scrive.
E questo ragazzo, che non è mai stato fuori dall’Egitto e – buon per lui – non va a Sharm, si è confrontato con noi peccatrici, con la sua voglia di peccato e con i suoi travagli da peccatore lungo un romanzo intero.
Ma quanto avrà sognato, dico davvero?
E, dopo tutti ‘sti sogni, va e ti incappa in ‘sta stronza di prof che gli dà un 2 secco e lo rimanda a settembre, senza manco prendersi la briga di pettinarsi un po’ per lui.
Ci vuole sfiga, ci vuole.
Ecco: se le ragazze del sito che battaglia contro Sherif volessero seriamente dare un contributo alla conoscenza tra Italia e Egitto, potrebbero inviarmi il loro numero di telefono.
Io sarei lieta di presentare loro un poeta: uno vero, mica un poeta da spiaggia.

haha volevo scrivere precisamente la stessa cosa di miic.
Mah, sar? un giudizio circostanziale. O sar? che ci tocca ancora farci le ossa e prima di poter capire.
Bentornata
standing ovation.
no aspetta, aggiungo almeno un commento: in egitto i ragazzi sublimano in poesia l’energia erotica perch? in altro modo ? proprio difficile. Questo al di fuori di Sharm. In spiaggia invece sono poeti perch? ? il tasto che fa breccia nelle italiane/occidentali, cos? poco abituate a dichiarazioni d’amore assolute e definitive. A volte s’innamorano davvero, sti ragazzi, nella maggior parte delle altre fingono. In ogni caso rimane la solita forumletta da recitare alla ben-mal-capitata.
Il fatto che tu non subisca il fascino dello Sharm-Man ? ovvio. E’ diverso il discorso invece dell’egiziano del Cairo, per dire. Anche se onesto e sincero, vive e trasmette sempre un amore immaturo, inesperto. Non sa cosa sia la cautela, perch? male che vada i modelli sociali da replicare nel rapporto con l’amata sono gi? predefiniti. Non ci sono variabili individuali da considerare nell’equazione.
Tu vedi tutto ci?. E smetti di credere a qualsiasi poesia per quanto bella o sincera che sia.
Vei oltre, intrepreti, comprendi le implicazioni. Ti viene il sangue acido per un po’, ma sai che dopotutto, proprio una colpa non gliene puoi fare.
Un saluto, Amir
‘azz… “Cinquantenni e navigati”? Corrisponde. “Niente complessi di colpa quando arriva il conto”? Corrisponde pure questo (non per questioni patrimoniali, bens? di totale inconsapevolezza economica). Quando mi trasferisco in Egitto ti chiamo ;-)
No cara Lia, non pensare che le ragazze del sito- contro-Sherif ti invieranno il loro telefono .
Credo che le signore in questione non abbiano la minima intenzione SERIA di dare un contributo alla conoscenza Italia/Egitto :
ho avuto modo di leggere il loro blog e di partecipare al loro forum (diciamo cos?) su Turisti Per Caso (che guarda te, ? stato poi chiuso dalla redazione)e mi sono resa conto che non c’? proprio possibilit? di VERO dialogo .
Per cui, ti prego, non evochiamole , piuttosto lasciamole nel loro brodino , un abisso ci separa…..
Mi dispiace, ma stavolta non sono d’accordo.
Io credo che tu Lia, dovresti soffermarti di pi? su cosa la poesia rappresenti nel mondo arabo. Se prescindi da questo non capirai davvero mai questa cultura, e anche lo studio della lingua perde di senso.
La poesia araba non ? solo luna, cuore e stelle…
? l’anima della resistenza palestinese, ? la nicchia letteraria di riferimento di una societ? che nel romanzo “concepito” in Europa non si ? mai rispecchiata veramente, ? Umm Kulthum che canta dalle radio, insomma ? molto di pi? di quella cosa lontana e arcaica che oggi in Europa non interessa nessuno. Prova ne ? il fatto che la stragrande maggioranza degli adolescenti, dalla Siria, all’Iraq all’Egitto scrivono poesie, come molti di noi all’epoca al ginnasio tenevano un diario…
Mettere versi in rima per una ragazza ? una pratica forse un po’ anomala da noi, ma ? una dichiarazione forte, che va letta nel contesto storico e culturale a cui appartiene.
Spero che il tuo accanimento fosse dovuto al fatto che finora hai conosciuto solo cattivi poeti.
occhei, occhei, tutto bellissimo, tutto verissimo, tutto ironicissimo: ma quella storia della mano spazio pubblico, uhm… ? una cazzata, no? :)
brava Lia, anch’io pensavo a una roba del genere per le nuove avventure d lia. non ? che te le posso scrivere io, ci mancherebbe, per? unospunto si potrebbe dare. uno spunto. allora succede che Lia per ragioni di lavoro, deve prendere una di quelle navi che vanno sul Nilo. una grossa diciamo di quelle tipo da crociera con le discoteche le rifiniture in finto mogano e i turisti annoiati. Lia la prende per lavoro mica per divertimento, la sera per? c’? confusione, la cabina comunica con la sala da ballo, Lia dovrebbe dormire Lia dovrebbe studiare ma la confusione ? troppa. cos? stufata si mette le scarpe col tacco e decide di farsi un giro. Presto annoiata da quella gente alticcia va in coperta, dove non c’? nessuno, e appoggiata al parapetto si mette ad osservare la notte.
Incantata.
Ah! se solo il Cide Hamete Belingeli mi desse la forza di descrivere Lia col tacco alto appoggiata al parapetto nella calda notte egiziana, sotto il cielo spettinato come i suoi capelli mossi dalla brezza profumata! Andiamo avanti, abbiamo immaginato la scena. Avete gi? immaginato il seguito. eccolo ; attirato dalla figura sensuale appoggiata al parapetto ecco avvicinarsi il giovane capitano con l’uniforma candida come il suo sorriso. Con il poco d’inglese che sa, riesce appena a dare la buonasera. ? Arabo ? gentile e odora di sandalo. Cosa fa il Capitano arabo gentile e profumato di sandalo ? Beh diciamolo, quello che avrebbero fatto in molti, dopo qualche silenzio imbarazzato ti piazza la mano sul venerato culo di Lia.
Lia non ci sta a pensare due volte e gli tira una cilacca sul suo generoso nappone . il poveretto cade a terra batte la testa. ? semisvenuto, Lia ? disperata non voleva, ? colpa del suo solito caratteraccio, anzi a vederlo cos? con gli occhi semichiusi gli fa tenerezza gli prende la testa tra le mani e..
Per fortuna in quel momento l’arabo gentile si riprende, apre gli occhi, acchiappa Lia per le trombe del culo e la traventa nel Nilo.
Oh povera Lia, se solo avesse imparato a nuotare. Le Acque del Nilo sono dense e lei ? presto inghiottita. Sta scivolando dentro, dentro le fauci di un immenso alligatore.(..)
Giunta infine nella pancia dell’alligatore Lia scopre che il posto non ? malaccio, di certo migliore della cabina che aveva sulla nave. Certo da qui non si pu? uscire, ma ci sono tutte le comodit? c’? una specie di letto c’? un frigorifero c’? una vecchia cyclette ci sono molti libri ma, orrore! Manca il computer.
Il dramma dura poco, il capitano gentile e profumato e adesso in preda al panico, non sapendo come uscire da quella situazione era andato in sala aveva cancellato il nome di Lia dalla carta d’imbarco e raggiunta la di lei cabina, aveva preso valige e tutti gli effetti e li aveva gettati in acqua. Utto a posto. Ecco spiegata la gioia di Lia che pochi minuti dopo si era vista recapitare tutta la sua roba, e pure il suo portatile all’interno del suo nuovo appartamento.
La devo finire qua. Lascio tutti voi a meditare sulla nostra eroina rinchiusa nella pancia dell’alligatore, (dove mi ero dimenticato c’era pure la corrente elettrica che il rettilone genera mettendosi fermo contro la corrente dell Nilo) e da l? grazie alle magie di internet Lia continuer? a scrivere, e saranno traduzioni riflessioni, grandi approfondimenti, il tutto esposto in una prosa fresca ed originale, che invece di essere scritta dalle viscere di un rettile sembra soffiata da un vento boreale.
Ecco, questo ? uno spunto, direi che il post dove Lia narra queste gesta, dovrebbe cominciare con ; “ E’ giusto che si sappia che sto scrivendo dall’interno della pancia di un alligatore a corrente elettrica immerso nel Nilo…” etc etc.
P.s. ci sar? forse un seguito.
Anche tu vedi parecchie cose, Amir. :)
Bello, ? proprio cos?.
Dunque, questione-mano: gess?, io posso passare una serata a nascondermi la mano dietro la schiena come una fanciullina ritrosa.
Oppure posso incazzarmi e mandare al diavolo il cacciatore di mano.
Oppure posso trovare una formula per fargli capire che il suo contatto con la mia mano mi fa pi? o meno l’effetto che proverei impugnando la nuova cartuccia della mia stampante, e che potremmo archiviare l’inutile caccia e passare a roba pi? interessante.
C’? una difficolt? culturale, in tutto questo, in cui si inserisce anche il fatto che la mia mano, qualunque cosa decida di farmene, ? comunque uno spazio che ha meno implicazioni della mano di un’egiziana media.
Diciamo che ho fatto una sintesi, ecco, spinta dalla necessit? di farmi tradurre i racconti brevi.
Del resto, che ‘sto tizio mi scateni il versante prof – in assoluto il peggiore che ho – ? una malinconica realt?.
Il giorno che qualcuno mi prender? la mano senza ispirarmi un post sull’interculturalit?, ne riparleremo… :)
Ecco, a questo proposito: Alberto, spicciati a trasferirti! Ho fatto domanda di supplenza in Africa nera (giuro) e sai che dispiacere mi prendo, poi, se mentre tu sei in riva al Nilo io me ne sto a scrivere post dalla giungla? ;)
OK, visto che il mio lavoro (quando ce n’?, che di questi tempi ? fatto occasionale) si fa tranquillamente con un PC e due dita (tutte quelle che so usare sulla tastiera), va bene anche l’Africa.
Ora vado a comprarmi la pelle di leopardo (sintetica) e ad esercitare le grida belluine per essere in tema. Credo di essere in grado di “scatenare” versanti di ogni genere (compresa l’opzione “guarda che scateni proprio ‘na sega”) ma non quello “prof” ;-)
Alessia, non ce l’ho con i poeti.
Dico solo che sentire appassionate dichiarazioni d’amore eterno infarcite di “sensazioni speciali”, “attimi unici” e metafore varie da uno che conosco da 10 minuti mi raffredda pure gli istinti pi? belluini.
Non teorizzo che la mia reazioni debbano essere norma universale.
Mi limito a esternare la mia chimica.
Poi, viva la poesia, naturalmente.
Albe’: attender? trepidante una tua foto mentre ti eserciti. ;)))
(Permettimi comunque di ringraziarti, a nome della categoria tutta, per la tua preziosa quanto rara dote di non risvegliare “quel” versante. Lo sai, vero, che ti basterebbe farlo sapere chess?, alla CGIL Scuola, per ritrovarti una coda di milioni di professoresse tirate a lucido sotto casa…?)
Io ne ho scritte un bel po’ di poesie, e naturalmente una buona parte sono d’amore, ma a dire il vero, sebbene mi piacciano e sebbene mi piaccia (o mi sia piaciuto…. sigh..) essere corteggiata con condimento di frasi poetiche… concordo sul fatto che anche per me (una a una certa et? farebbe preoccupare i sassi se non si fosse ancora smaliziata) sguinzagliata e sprecata alla primissima uscita ? pi? snervante che coinvolgente, perch? mi sa di finto, di moina mirata, anche se dietro pu? esserci la migliore intenzione del mondo… ma il tocco di una mano maschile sulla mia mano mi suggerisce che in un’altra vita devo essere stata anch’io un’egiziana. Una volta mi presentarono un giovanottone paffuto e dall’aria innocente, che poi era pure insieme alla sua ragazza. Come in ogni presentazione mi strinse la mano (e senza stritolarla odiosamente)… mbeh… mi sciolsi letteralmente, con una velocit? ed una intensit? che mi turbarono per quanto di irrazionale e … cavernicolo vi scorsi. E’ vero che per queste genti cos? pudicamente istruite prendere una mano nella mano equivale ad un atto erotico di grosso significato… ma ? pure vero che a me sembra pure giusto che si torni a dare pi? significato (intendo noialtri) a gesti ai quali ci siamo abituati ad essere anestetizzati…. parlerei a valanga, ma anche a me da fastidio diventare troppo sociologa, e preferisco restare anch’io sull’onda della tenerezza che mi rievoca quella mano galeotta di tanti anni fa, quando ne avevo 25 ed i coralli nei capelli e non lo sapevo, ed ora non vi ? pi? chi usi poesie nel nomarmi incantato (come ? poco arabo il mi marito, signora mia!…). Il fatto ? che ci vorrebbe ora un po’ di poesia, ora che gli anni se la sono portata via. Mo’ spengo il computer e mi metto Al Atlal cantata da Um Khultum, e sogno.
cia-cciao…
a scanso di equivoci, gli affibbia l’intero conto del luogo costoso che aveva scelto per l’appuntamento.
Azzz tremenda.
Ma mi sono persa una puntata? Lia, da quand’? che sei single? E al web-master gli vengono i criscenzielli, spero, a leggere ‘ste storie.
son a napoli e non riesco a mandare e-mail. Ti informo che ora abbiamo entrambe anche un ex fidanzato poeta che abita a via V. (due diversi, per?)
Oh, il webmaster se ne fotte, direi. Senn? mica scriverei ‘ste cose.
Salutamelo, il poeta della mia vita. :)
E pensa se lo devo sapere via blog, che ha cambiato casa e citt?! :))
Ciao Lia,
come sempre capito qua e rischio di buttare al vento i piani per la giornata perche’ mi imbambolo a leggere e il cervello va in iperattivita’ – relativa, s’ intende :-)
ho la “Cornutas Coalition” aperta in un’altra finestra, e se non sto facendo matte risate e solo per rispetto all’altra meta’ della mia “coppia mista” che dorme nell’altra stanza.
Mi ricordo un bellissimo articolo che mi fecero leggere quando preparavo il proficiency (199*) che diceva che le coppie miste che vengono “dallo stesso continente” si sfaldano piu’ facilmente perche’ il fatto di vedersi e non essere troppo dissimili fisicamente ci porta a sottovalutare le differenze culturali; mentre le coppie miste dove la differenza e’ palese fin dall’impatto visivo tendono ad essere piu’ consapevoli delle differenze e hanno una percentuale di successo piu’ alta.
Non so se e’ tutto vero, so che in parte pero’ lo e’, e me rammento spesso.
(Tipo quando eravamo davanti alla tv e giravano intorno al cadavere del Papa benedicendolo con il coso dell’acqua benedetta – che nemmeno io so come si chiama, ma l’ho visto fare in passato, e lui diceva che tutto quel rituale era parecchio oscuro, e “for example, what are they doing with that stick?” e io mai avrei pensato che qualcuno nato e cresciuto in Occidente, con perfino un paio di cattolici in famiglia due generazioni fa avesse bisogno di queste spiegazioni. E invece…)
Vabbe’, ora vado che oggi c’e’ compleanno di nipotini, con il *tradizionale* barbecue di primavera dove tutti si ubriacano per dimenticare che fa un freddo assurdo.
Ma prima, piscina al West View Leisure Centre, il mio Sheraton personale… (e un abbraccio per lia!)
due cose che ho dimenticato:
se avessi tempo farei un sito farlocco dove villeggianti del Nord Europa fanno la Blacklist dei peggiori bagnini riminesi (o dei migliori, questione di punti di vista).
Quando una scrive “l’emozione di stare con uno straniero” si capisce che il cervello le e’ andato in vacanza da anni… capisco “l’emozione di evadere da tutto in vacanza” e “l’emozione della scoperta di qualcosa di inusuale”, ma subito queste ti giurano che e’ un rapporto duraturo… allora dovrebbe essere “l’emozione di un sentimento autentico”. Lasciamo stare va’, mi sembra di sentire il mio ex italiano quando venne mollato per un inglese…