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Succede un po’ a tutte le donne ma a me di più, credo. Questo fatto che il tuo aspetto fisico sia lo specchio – precisissimo – della tua situazione sentimentale.
I mei specchi, da tre anni a questa parte, mi hanno dato solo pessime notizie. Da pochissimo, invece, (non ho una gran cognizione del tempo, ultimamente, ma credo che il fenomeno possa essere contato in giorni) fa capolino una timida inversione di rotta che si lascia notare in certi momenti precisi, disarmante per la trasparente sfacciataggine con cui rivela tutti i desideri che contiene.
Un piccolo miracolo (circoscritto, timido, incerto ma presente) che tutte conosciamo, suppongo, ma che in me (“Certo che lei è brava a somatizzare!”) è spudorato, veloce e determinante. Nel bene e nel male.
Lo rivedo in marcia, il bizzarro fenomeno delle metamorfosi allo specchio, in precisissimi momenti ancora molto timidi: indossando certe cose anziché altre, pensando certe cose al posto di altre e – il punto è questo – nell’eterna quanto fondamentale certezza di essere accolta dalla vittima predestinata, se decidi di piacergli.
Determinata a fare la salamandra di mestiere, questa blog si abbronza, è appena tornata dal mare e, tanto per cominciare, ha già perso 3 chili e mezzo senza manco accorgersene.
Come diceva la tale: “Forse ringiovanirei/e comunque ne uscirei.” Sagge parole.

Questo blog cambierà server pur mantenendo – spero – lo stesso indirizzo.
Ramingo e un po’ acciaccato, ha chiesto asilo al Neri.
E lui: “Sì, uhm, ma lo sai che è la seconda volta che me lo chiedi, vero?”
“Sì, lo so…”

La prima volta fu a novembre. Lui, gentilissimo, si caricò il blog, fece pulizia sul server per liberare spazio, incappò in un bug e si vide sparire tutti gli altri blog, alcuni dei quali furono letteralmente inghiottiti dalle tenebre.
E, mentre lui smadonnava per rimettere a posto il disastro, io ero là che avevo fatto pace col webmaster e “Uhm, mi imbarazza un po’ dirtelo, ma avrei pensato di non trasferirmi più. Perdonami…”
Tremendo.

Vedremo, insomma.
Io ricordo, di divorzi precedenti, lo spartirsi libri, suppellettili, foto e ricordi, e quelle eterne trattative per i quattrini.
L’amore ai tempi di internet prevede che ci si spartisca i domini, invece.
E devo dire che mi sento un po’ come una Marta Marzotto della rete, mettendo il cognome di casa sul piatto della separazione: “www.ilcircolo.net, vorrei tenerlo io”.
(La Marzotto si organizzava meglio, non ditemelo. Lo so.)

Il blog, dicevo.
E’ in un periodo stanchino e non c’è da stupirsene.
Perché ho da fare, intanto. Una va in piscina, va a Basata, va al diavolo, comunque esce o ha gente in casa e, insomma, tanto ferma non vuole stare. E per scrivere bisogna star seduti.
E perché mi dovrò resettare, temo: ho cominciato a scrivere in rete sei anni fa perché avevo voglia di parlare di un uomo e non volevo ammorbare le amiche (ringraziami, Cri!) e, insomma, è andata così.
Poi ho parlato anche d’altro, certo. Ma questa cosa era sempre sullo sfondo, checcidevofare.
Non ho mai esercitato una scrittura “da single”, qualunque cosa ciò voglia dire, e mi chiedo cosa ne verrà fuori: sono anche intrigata, a dirla tutta, e però non qui, comunque.
Su un altro server, magari.

Ma poi: tenerlo o no, ‘sto blog?
Mentre me lo chiedevo, mi sono ritrovata nella seguente situazione: ero in cucina con Alda, che è venuta al Cairo a fare fotografie e mi leggeva, prima di venire, e così siamo andate al mare insieme e, dicevo, era qui in casa a darmi una mano a cucinare, ché avevo una cena.
Cucinavo assieme a una mia “lettrice”, dunque, quando suonano alla porta ed era il portiere con un pacco per me.
Erano due libri. Perché avevo parlato di commercio globale con Aladin, tempo fa, e allora lui ha preso e mi ha mandato un libro sul tema. E pure un altro.
E io sono rimasta lì come una scema, con ‘sti due libri in mano, ed ero contenta di avere un blog, dell’esistenza dei blogger e pure dell’esistenza dei lettori di blog, ché cucinare con Alda è stato divertente e andarci al mare pure, benché io sia in un periodo un po’ lagnoso, ma pazienza.
Alda e i due libri, e la mia faccia da scema.
Mi è parso che il blog fosse uscito dallo schermo per materializzarsi nel mio soggiorno.
Grazie, Aladin. :***

Poi, a cena, c’era il collega (come chiamarlo? Camillo. Lo chiamerò Camillo.) e c’era Alessandra.
E Alessandra: “E così vi siete lasciati, tu e il tuo compagno”.
E Camillo: “Lasciati? Ma come, lasciati?”
E Alessandra: “Ma sì, l’ha scritto sul blog.”
E Camillo: “Sì, l’ho letto, ma pensavo a una lite, mica a una separazione!”
E Alessandra: “Ma no, si capiva!”
E Camillo: “Ma si capiva cosa?? No che non si capiva!”
Uomini e donne hanno sensibilità diverse, è noto.

E comunque l’intreccio blog-vita è curioso, ecco, ed io ero lì ad arricchire il post in questione con lagne aggiuntive e in diretta e meditavo sullo sdoppiamento di personalità, ché non è che sia proprio il mio blog, io, e queste zone di confine mi fanno sentire come se fossi di un materiale strano, una specie di Paperoga che esce dalle pagine di Topolino e si va a fare un giro in città.

Però, insomma, ho pensato che il blog lo tengo.
Se trova casa, ovvio.
Magari mi distrarrò, ogni tanto, e scriverò di meno perché vorrei vivere parecchio. Ma poi lo so già che torno, ché la voglia di raccontare ce l’ho sempre e, come sei anni fa, una si asterrebbe dall’ammorbare malcapitati in carne e ossa. Va sul blog e racconta là.
E magari, per un pochino, qui si andrà sul diaresco e sull’intimismo impudico, più che altro, ed è che si è un po’ accartocciato sul proprio ombelico, Haramlik, e fino a quando non avrà fatto i conti per bene con i dispiaceri propri, è improbabile che possa dire qualcosa di sensato su quelli del mondo.

I dispiaceri del mondo, poi: ti arrivano messaggini sul cellulare e sono avvisi dalle varie ambasciate che ti raccomandano di evitare i luoghi affollati, di non andare nei supermercati etc.
“Tu hai paura?” Mah.
Qualcuno si è fatto prudente. So di genitori egiziani che non fanno più uscire i figli, per paura di attentati. La maggior parte degli stranieri se ne frega alquanto, mi pare: in fondo noi abbiamo avuto le BR, gli spagnoli hanno ETA. Non sono buoni motivi per chiudersi in casa.
E poi, senti, chissenefrega. Se succede, amen, e sennò benissimo.
Se poi succede e sopravvivo, ci faccio un post.
Una ha un blog per questo, direi.

Intanto pare che nella mia cittadina in Alto Egitto abbiano arrestato 300 persone e che parecchi siano in fuga nelle campagne.
Brutti tempi.
E, sotto la paciosa normalità di sempre, si avverte una piccola tensione che prima non c’era. Non la colgono tutti. Pepe la coglie, per esempio. Io la sento. Ma nessuno saprebbe dire dove è, esattamente.
Bah.

Io, intanto, ho raggiunto il momento in cui mi servirebbe uno stipendio vero, ché quello egiziano non mi basta più.
Ho fatto domanda di supplenza per due paesi dell’Africa, quindi. Tra qualche settimana dovrei sapere qualcosa, inshallah.
Forse me ne andrò, quindi.
O forse rimarrò, non ne ho idea.

Non ho la più pallida idea, insomma, di cosa ne sarà di questo blog né della sottoscritta.
Quando lo saprò, ne farò sicuramente un post.