
E’ noto che quando una prof di lingue si trasferisce all’estero, essa si trasforma automaticamente in prof madrelingua.
Del resto, è il bello del trasferirsi all’estero, ché si suppone che “tu” sia il tuo lavoro e, anzi, più vai lontano e più il mondo è interessato a pagarti pur di farsi raccontare, nella tua lingua, chi diamine sei e come diamine è il posto da cui provieni.
Tu parli, racconti e spieghi, e loro ti pagano.
Poco, ma ti pagano.
Senonché succede che non mi capita di lavorarci, con l’Italia d’Egitto.
Che poi, a proposito di Italia, proprio l’altro giorno c’era una che mi ha detto: “No, non ti racconto la tal cosa perché tu hai un blog.”
E sono arrivata alla conclusione che dietro ogni italiano d’Egitto potrebbe nascondersi un lettore di questa paginetta, e il pensiero ha dell’inquietante, ché l’Italia d’Egitto mi ispirerebbe colore a tonnellate ma, ahimé, dentro ogni individuo pittoresco che incontri – e, non vorrei dire, ma i nostri connazionali sono spesso pittoreschi assai – batte un cuoricino in carne e ossa e una non vuole ferire sensibilità o prendersi sganassoni, quindi facciamo che io e gli italiani d’Egitto divorziamo, su questo blog, e del resto non è che siamo sposatissimi nemmeno fuori.
Però è un peccato, accidenti.
Io, la storia del corso-fantasma di qualche mese fa, per esempio, la racconterei tanto volentieri.
Mi verrebbe un post bellissimo, mannaggia.
No, ok, no.
Faccio la brava, non dirmi niente.
Dicevamo.
Io non lavoro con gli italiani, dicevo. Lavoro per lo Stato egiziano e, da stasera, faccio la prof madrelingua anche altrove: in un altro Istituto di Cultura, in un’altra lingua.
Bizzarro.
E quindi ho passato il pomeriggio a dire: “Perchè noi… perché nel mio paese… perché la vostra lingua comparata con la nostra… perché le nostre feste comparate con le vostre…” eccetera.
Solo che non era la mia lingua.
Né il mio paese.
Né le mie feste.
A una vengono le crisi d’identità, così.
Si finisce dallo psicoanalista, così.
E i colleghi, poi: “Ma ciao! Ma cosa ci fai, qua?”
“Insegno, ho il corso tale.”
“Ah! Ma tu sei italiana, no?”
“Sì. E allora?”
“No, niente, mi pareva di ricordarlo…”
E ci guardiamo un po’ in cagnesco o, meglio, io li guardo in cagnesco e loro battono in ritirata, ché già mi pare sufficiente che il mio passaporto non me ne procuri, di lavoro: se poi me ne deve anche togliere, è il colmo.
Al prossimo che mi dice “italiana” gli infilo il conto del mio affitto mensile in un occhio, e vediamo se lo ripete.
E, insomma, volevo dire questo: io, al momento, sono in Egitto a fare la prof madrelingua di una lingua non mia.
Santo cielo.
(La si potrebbe anche vedere in un altro modo, volendo. Ma poi non potrei più divertirmi nella contemplazione della bizzarria del fato, e chissenefrega di raccontarsi in modo più professionalmente appetibile e autogratificante quando c’è un fato intero da prendere in giro per quanto è bizzarro e, diciamolo, a modo suo pure abbastanza creativo nel farmi succedere le cose, non posso dir di no.)

Lia, mi pare una ganzata che tu faccia l’insegnate di madrelingua di un’altra lingua. Cavolo che bello, ? lo spagnolo? Mi metti sempre di buon umore, quando leggo le tue vicende di vita quotidiana!
Le tue foto (flickr) sono pi? “semplici” dei tuoi post! :-) Secondo me sei pi? tu l? che qua.
Un abbraccio,
angelocesare
Se ci mandi l’indirizzo ti spediamo una copia di J. Semprun, L’?criture ou la vie, dove si parla a lungo, in un’atmosfera piacevolmente multilingue, di questa mancanza forzata delle radici che salva l’intellettuale sommergendolo al tempo stesso.
Pero’ promettici di non rifare tanto presto la Rottermaier: lo sai che ti amiamo, Lia, e ci sanguina il cuore nel vederti difendere i cyberpisquani in nome di nonsisach?. Il tipo sar? anche antipatico, ma ci? ragggggione, aho’. Non farti pi? fregare in nome della solidariet?. Tanto, link o non link, le voci corrono uguale.
Lia, hai seguito ultimamente i blog(s) di Miguel, Sherif e Dacia?
Hai visto che pervicacia ha l’emulatore di Fallaci?
Ha proprio uno stile identico.
Ci manchi tu nella discussione o ha provato ha diffondere ovvieta’ anche sul tuo blog?
Stefano
Gatta: s?, ? lo spax. Sempre sia lodato. Ti confesso che vedermi offrire un lavoro decentemente retribuito, una volta tanto, ha messo di buon umore anche me. :)
AngeloCesare: sai che penso io? Che in fondo non te ne fai mica tanto una ragione, di questo fatto che in fondo ti sono simpatica. :D. Un abbraccio anche a te.
AS: io lo sapevo, che mi avresti fustigato. :)
(Comunque Gaspar non ? un cyberpisquano. E il tizio aveva ‘sto modo di fare da istruttore del Tennis Club di Avellino che, francamente, trovo insopportabile da quando ero piccola. Una ha i suoi traumi.)
Stefano: altri Fallaciani no, piet?! Mi pare di ricordare che ho passato al napalm qualche commento di ‘sto tizio, ed ? che mica ho la pazienza di Miguel, Sherif e Dacia, io.
Gaspar no, Guru si’.
sei la persona pi? intimamente postmoderna che conosco. se di conoscenza si pu? parlare. o di postmodernismo, for that matters.
So’ flessibile, so’.
Ciao, Livefast.