Come ormai è prassi, dal Medio Oriente arrivano manifestazioni di volontà popolare che poco c’entrano con ciò che la gente, secondo il nostro augusto parere, dovrebbe desiderare.

Ricevo da “Apriti Sesamo” e inoltro, dunque:

Ahmadinejad e’ il nuovo presidente dell’Iran.

Il progetto dei conservatori pragmatici riuniti attorno a Rafsanjani di ‘svuotare’ il fronte riformista e di intercettarne i voti per tornare al governo e avviare una politica pragmatica (la cd. ‘via cinese’ o ‘ sistema giapponese’) per mantenere le strutture formali del regime islamico liberalizzando la vita quotidiana e l’economia, e avvicinandosi ulteriormente all’Europa e agli altri paesi regionali e’ fallito.

Evidentemente, abbiamo tutti quanti sottostimato sia il disagio economico-sociale – catturato dal populismo di Ahmadinejjad – sia l’odio della popolazione verso un rappresentante della classe politica post rivoluzionaria, considerata autoreferenziale e corrotta, come il vecchio Rafsanjani.

Paradossalmente, il nuovo presidente laico dell’Iran e’ un ultra-conservatore religioso, eletto da un paese ormai in larga parte ‘post islamico’.

Vi mando un paio di articoli da Iranmania, uno sulla sua vittoria elettorale, l’altro contenente alcuni discorsi di Ahmadinejad.

Qui e qui.
E il commento di Aljazeera qui.

Quello che io penso è che, da queste parti, la gente vuole votare per chi dichiara di volere combattere la corruzione e distribuire le risorse in modo più equo, fondamentalmente.
In Egitto succede (succederebbe se si potesse, dico) la stessa cosa, che a me piaccia o no.
E che quando noi proiettiamo sulla gente di qui quelli che potrebbero i nostri desideri, invece, siamo soliti prendere delle cantonate.