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L’altra sera ero a una festa in cui, come a volte accade, non c’era un eterossessuale manco a pagarlo. Oddio: “a pagarlo” forse c’era, ché il senso pratico di molti giovanotti li rende aperti a più di una possibilità. Però non ci si sentiva desiderate, ecco.
“La prossima volta vengo direttamente in pigiama.” mi diceva l’elegantissima quanto sconsolata amica. “Tanto, chi vuoi che si accorga della differenza?”

E’ un’esperienza che già formava parte delle mie abitudini quando vivevo alle Canarie: entri in un bar o in una discoteca e tutti gli uomini si voltano. Per guardare il tuo accompagnatore.
La cosa immalinconisce un po’, diciamocelo.

Ed è che essere minoranza non è facile e, per giunta, la socialità ha una sua componente sessuale che fa sì che – non c’è “ma” che tenga – se inviti delle signore alla tua festa devi invitare anche qualche maschio eterosessuale, altrimenti noi ci si annoia e finisce che ci si ubriaca un po’ indispettite in un angolino, tutte lì a scambiarci amare considerazioni sull’inutilità di scollature e gonne nuove.
Che poi vengono fuori interessanti considerazioni, nelle chiacchiere tra signore immalinconite: “Quando ero più giovane non mi sognavo nemmeno di sfoggiare queste scollature”, mi confida un’argentina con due tette tonde che sembrano meloncini bianchi e gliele guardo io, visto che altrimenti andrebbero sprecate. “Poi mi sono detta che non sarebbero durate per sempre, ‘ste tette, e che portarle un po’ a spasso prima dell’addio era doveroso.” E il coro: “Anche tu?? Anch’io, io ho iniziato a scollarmi sul serio dopo i 35!”
Non ci avevo mai fatto caso, ma in effetti c’è del vero: le ventenni si scollano meno, tendono più a mettere in risalto il sedere. Noi si va in giro contente e tettute, invece, ed è che i punti forti fanno a turno, nella vita di una.

Ho avuto modo di osservare, a proposito di fashion, che la moda gaia prevede camicie aperte fino all’ombelico, qui nella Big Mango d’Africa, meglio se senza maniche.
Pure i fanciulli vanno fieri dei propri pettorali, insomma, e del resto ne hanno ben donde. Il fatto che li propongano con tanta generosità denota uno spirito di condivisione che va apprezzato e incoraggiato, ché l’occhio non vive di sole piramidi e l’Egitto ha molto da offrire a chi non è insensibile alle cose belle. E pazienza se è un ‘guardare e non toccare’. Meglio, anzi: nessuno meglio di questo blog sa per esperienza che i veri guai, nella vita di una, cominciano dal ‘toccare’ in poi. E quelli che già abbiamo ci bastano, ecco.

Osservavo, infine, che l’Egitto è pieno di gente che si ritrova ad essere proprio troppo ricca. Troppo.
Dico “troppo” perché l’essere umano ha bisogno di complicarsi la vita, e il fatto di disporre di situazioni economiche medie implica una serie di piccole scomodità, rinunce, contrattempi e sacrifici che, diciamoci la verità, intrattengono.
Avere tantissimi soldi elimina questa fonte di intrattenimento e uno è costretto a cercarsene di diverse.

C’era questa signora, per esempio, che non guida ma si è comprata una macchina con tanto di autista, che qui costa assai poco, ma la macchina è sempre dal meccanico assieme all’autista (che, sospetto, deve essere il cugino del meccanico) e quindi lei si muove in taxi.
Un taxi speciale, però, ovvero quello di fiducia della sua ambasciata.
“Sai, qui prendere un taxi qualsiasi è impossibile…”
La guardo sbalordita: “Come, impossibile? E perché?”
“Ma come, perché? Perché i taxisti danno problemi, e poi magari becchi un taxi con le pulci! Non dirmi che tu prendi i taxi normali!” E mi scruta severa, forse per assicurarsi che non abbia portato qualche pulce alla festa.

La povera signora, insomma, è costretta a prendere elaborati appuntamenti prima di ogni suo spostamento, quindi, ché il taxista di fiducia della sua ambasciata ha per cliente tutta l’ambasciata, appunto, e mica vanno tutti negli stessi posti.
Ed era lì che crollava di sonno e cercava di farsi venire a prendere e si saranno telefonati dieci volte, lei e ‘sto taxista, ed è stata costretta ad aspettare non so quanto e soffriva, proprio, ché erano le due di notte e doveva aspettare e se ne stava lì prigioniera ed io la guardavo attonita, ché non mi verrebbe mai in mente di ricorrere a sistemi tanto elaborati per spostarmi da una zona all’altra quando al Cairo ci sono più taxi che persone, e ti basta alzare una mano per fermarne uno, a qualsiasi ora del giorno e della notte.
La gente è strana.

Tornando ai gay, invece, leggevo che la manifestazione di Madrid è andata benissimo e ne sono contenta.
Anche una buona fetta della nostra comunità spagnola era a Chueca col cuore, e nei giorni scorsi era circolato per email un po’ di materiale per esortare la gente a partecipare, ché quest’anno si trattava di rispondere a un’alleanza destra-chiesa che ha infastidito molta gente.
Io, poi, trovo che la Spagna sia parecchio riposante: lì la destra fa la destra, la sinistra fa la sinistra e quelli che sono a favore dei diritti dei gay sono anche contro la guerra e refrattari al razzismo, e viceversa.
E’ una questione di igiene mentale, secondo me.