cremina.jpg

Un giorno io sarò nonna, inshallah, e lui sarà step-nonno o nonnigno, o abuelastro, una cosa così.
E racconteremo ai nipoti di quella volta che lui venne al Cairo con la sua valigia colma di doni per assicurarmi mesi e mesi di confort (nell’immagine, un omaggio ai suoi due tubi di crema per le mani senza cui lui sa che non so vivere, in questo paese che ha tutto ma gli manca la cosmetica) e tutto quell’evitare l’argomento di quando ci saremmo poi rivisti, ché la parola “Natale” faceva spavento, e tutte quelle cose lì.
E racconteremo di quando poi ripartì portandosi in valigia il mio decoder, la sciarpona di lana e i maglioni invernali, un quadretto, la pergamena della laurea e, insomma, un po’ di cose per portarci avanti col trasloco, e io che gli dico: “Ma ci vediamo tra tre settimane!” ed erano due anni che non ci sognavamo nemmeno, di darci un appuntamento così a breve scadenza e, santo cielo, due settimane prima non lo avremmo immaginato nemmeno tra i fumi dell’alcool, che potesse succedere.

E meno male che c’eri, Pap, ché non so come sarei sopravvissuta senza i richiami alla razionalità, i fazzoletti e gli abbracci asciuga-lacrime, la pazienza e il farmi ridere (“Ritratto di prof appena passata di ruolo”, davanti a me accasciata sul divano che singhiozzo), il tuo stravolgimento tanto simile al mio e la frittura di pesce davanti a cui abbiamo cercato di raccapezzarci, e i discorsi che volevo sentire ma che non mi sarei mai saputa fare e il tuo prendere seriamente in considerazione, assieme a me, la possibilità che io mi portassi il materasso a Milano. Per poi dirmi che forse non è il caso, ok. Però l’hai preso in considerazione perché mi capisci, e comunque non è ancora detto che non me lo porti.
E i progetti.
Quelli.

E adesso sono qua che aspetto gli sms rassicuranti e guardo il divano senza più lui che si prende il getto dell’aria condizionata e la parete senza più i quadretti, e penso che guarda tu come sono le cose, che strano.
E poi questa mia fissa eterna, che quando lui parte a me viene paura a stare in casa da sola e mi chiudo a doppia mandata e sto attenta ai rumori e sobbalzo. Che capirei a Milano, ma qua bisogna essere nevrotiche sul serio, per essere soggette a ‘sti fenomeni.

E una ha sentimenti talmenti disordinati, tra l’Egitto e Bozen, che ha rinunciato a raccapezzarsi ormai da tempo. E però stasera ringrazia il cielo per quel “ci vediamo tra tre settimane” ché, se non ci fosse stata l’opportunità di dirlo, sarebbe stata una serata da schifo come poche, questa.