
Downtown quasi deserta, oggi, non fosse stato per le migliaia di poliziotti che c’erano.
Midan Tahrir è una piazza grandissima con una grandissima aiuola in mezzo, o qualcosa di simile. Be’: attorno all’aiuola, oggi, erano disposti una cinquantina di poliziotti, quelli in nero col casco che si usano nelle manifestazioni, ed erano lì schierati in mezzo al nulla, come a posare per una cartolina.
“Perché c’è tanta polizia, oggi?”, ho chiesto nel negozio. “Perché siamo in Egitto”, mi ha risposto il negoziante con un’alzata di spalle.
In piazza Talat Harb, poco più su, c’era da avere paura: saranno stati centinaia, i poliziotti col casco. Davanti a Groppi’s, una cinquantina ad ogni lato dell’entrata. Groppi’s è una sala da tè.
“Ma che succede, mica ci sarà il Raiss a bere il tè?” E il taxista ha riso, ma non c’è molto da ridere.
E altre centinaia di poliziotti davanti al Sindacato dei Giornalisti.
Metteva tristezza, il centro, e angoscia.
Quello che è successo lo trovate raccontato qui.
E’ anche un bel blog, From Cairo with love, e mi sento di consigliarlo a chi è interessato ai blogger egiziani in inglese.
La foto, che illustra la giornata di ieri a Downtown, l’ho presa qui.
Io tenderei a non parlare delle cose che non so o che non mi sono chiare, e Kefaya è una di queste. A quanto pare non sono la sola ad avere le idee poco chiare su chi sono e cosa vogliono: come dice Mohamed, “Pare che devi andare a una manifestazione, se vuoi parlare con loro.”
E sono manifestazioni minuscole; è la cosa che più mi ha colpito delle foto, molto più delle botte. E’ che erano proprio pochissimi.
Coraggiosi, comunque. Non c’è dubbio.
Ma io aspetterei, prima di lasciarmi andare ad entusiastici saluti alla “nuova opposizione egiziana”. Al momento sembrano talmente slegati dal paese reale che, davvero, mi sembrano più degli UFO che altro. Non perché qui non ci sia, un’opposizione coraggiosa. C’è eccome, ne sono piene le carceri. Ma è che sono così borghesi, questi, e così intellettuali, così élite… una li immaginerebbe a Roma, che ne so. A perdere le elezioni perché troppo d’élite, anche a Roma.
E poi, guarda: non è tanto il fatto che una ventina di manifestanti prendano botte, quello che mi colpisce: sai quante botte si possono prendere in Italia, volendo?
Mi colpisce l’enorme, immenso spiegamento di forze che c’è dopo, che c’era oggi. Talmente sproporzionato, talmente cupo. Talmente “dimostrativo”, che a Tahrir dovevi attraversare la strada passando tra le barriere messe dalla polizia in corrispondenza delle strisce, non potevi attraversarla fuori dalle barriere.
Se però andavi all’incrocio 100 metri più su, attraversavi dove volevi.
Ma che senso ha?
Ma vabbe’, vedremo.
Certo che me ne vado nel più interessante dei momenti, porca miseria.
Alla TV egiziana non se ne è parlato, delle botte di ieri. Me lo hanno detto: io non ho più il decoder e non posso più guardare la TV.
In compenso, Al Jazeera c’era, ha filmato tutto e ha trasmesso tutto in TV. In una delle foto, ci sono i manifestanti che guardano Al Jazeera nei locali del Sindacato dei Giornalisti.
E io gliela strofinerei sul laido muso a quelli che, dal “libero Occidente”, si permettono di giudicare il lavoro di Al Jazeera, ‘sta foto.
Imparino a fare – o a pretendere, secondo i casi – giornalismo serio, prima di parlare.

Infine: poco fa c’è stato un terremoto, ma stavolta bello serio.
Prima ho sentito come un friccicorio alla sedia e ho pensato che forse era la centrifuga della lavatrice, ma che però la lavatrice era spenta. Allora un aereo che faceva tremare il palazzo, forse, ma era un friccicorio, non riesco a spiegarlo con nessun’altra parola e, alla fine, mentre ero ancora lì a riflettere, la sedia ha cominciato decisamente a sobbalzare e mi ha tolto dai dubbi.
Era un terremoto coi fiocchi, altro che friccicorio.
Tanto sobbalzare mi ha fatto schizzare in piedi, poi verso la finestra per vedere se c’era gente in fuga.
Solo che non c’era nessuno. Con ‘sto caldo, poi.
E’ passato giusto uno col carretto coi fichi d’India, e pareva sereno.
C’è pure il fatto che, accidenti, è agosto e la mia palazzina è vuota.
“Chissà se crolla?”, mi sono detta, e già mi immaginavo come unica terremotata di Dokki mentre il resto del quartiere era in vacanza.
Poi ho avuto l’idea geniale: un sms al webmaster!
“Il terremoto! Dove sei?”
E dove voglio che sia, è a Bolzano.
Si è messo online, mi ha dato della terremotata ed è finita lì.
Io, comunque, sono contraria a scendere in strada in questi casi: un po’ perché il palazzo ti può comunque crollare in testa, e molto perché vivo al quarto piano e non ho l’ascensore.
Poi mi ha chiamato un’amica da Alessandria (ehi, ciao!) e mi ha detto che l’avevano detto anche in TV, che stavolta la scossa era stata fortina. 4,5 della scala Richter, pare.
Quando la sedia sobbalza forte, quindi, vuol dire che sei a 4,5. Ho imparato una cosa nuova.

Ciao Lia, complimenti per il tuo sangue freddo. Immagino il terremoto, stando al 18° piano del Ramses Hilton. ( Per fortuna che quando ho soggiornato io , la terra era calma).
In bocca al lupo per il trasloco.
Per qualsiasi cosa, se posso aiutarti, chiedi ok?
Abbraccione
C’entra fino a un certo punto, ma insomma c’è un’intervistina a Yussuf Chahine sul manifesto di qualche giorno fà:
http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/26-Luglio-2005/art40.html
ciao
Sì, l’avevo letta su questo blog:
http://ulivovelletri.splinder.com/1122439815#5375061
Pensavo di linkarla. Grazie per averlo fatto tu. :)
Ha ha ha! Se sobbalza forte la sedia vuol dire che sei a 4,5.
D’ora in poi credo che il centro terremoti d’Egitto chiamerà te per sapere l’intensità della scosse.
Già m’immagino:
D- signora ma s’è mossa tanto la sedia? e il frigo?
Lia- la sedia non ha sobbalzato ma mi s’è spostato lo yogurt nel frigo. anche se forse quello è perché è scaduto e vive ormai di vita propria.
:-)