Io sono dell’idea che più che blaterare di esportare la democrazia altrove (bevendoci come allocchi propagande illogiche e puntualmente smentite dalla realtà, peraltro), dovremmo proprio fare qualcosa per tenerci la nostra.
La malattia la conosciamo: da noi non c’è più nessuno che ricordi come si stava sotto il fascismo, tranne qualche bisnonno. Diamo quindi un mucchio di diritti per scontati e l’idea di perderli non ci spaventa nemmeno: non sappiamo cosa voglia dire vivere senza.
Basta guardare la Spagna, invece, dove la democrazia gode di ottima salute, la partecipazione politica pure e così via. Ed è che lì se lo ricordano tutti, com’è l’alternativa. Per questo gli piace tanto, essere un paese democratico. Hanno ancora la freschezza, l’entusiasmo di goderselo.
Sanno, insomma, che il bello della democrazia è che: 1) tutela chi non la pensa come la maggioranza e 2) che protegge dagli abusi di potere.
E’ questa, la cosa bella.
Qui in Egitto, per esempio, il problema è che chi ha il potere, appunto, ha un attimo di tendenza ad abusarne.
C’è Mohamed, per esempio, che dice che ciò che l’ha davvero spaventato, alla manifestazione di sabato, non sono state le botte ma il fatto che arrestassero gente: i pessimi quarti d’ora che passi una volta che ti hanno arrestato, la tortura, il fatto che poi ti tengano schedato per sempre.
Ché poi è un curioso paese, questo: mica la si nasconde, ‘sta storia della tortura. Leggevo tempo fa la storia di una che era in carcere per avere ucciso il marito, e l’articolo raccontava che aveva confessato quando avevano cominciato a torturarle il figlio. Era su Egypt Today di un po’ di mesi fa: ho cercato l’articolo in rete ma non lo trovo, mannaggia.
La stampa ne parla, insomma, ed è che non si può nemmeno dire fino in fondo che qui non ci sia libertà, specie se si compara l’Egitto ad altri paesi del cosiddetto Terzo Mondo. Non si può dire nemmeno che ce ne sia, d’altra parte.
E’ tutto un po’ arbitrario, mettiamola così.
E’ regola tra gli stranieri, per esempio, non fare molto affidamento sulla polizia, se succede qualcosa. Tipo: se una tizia invita uno a casa e poi questo la deruba, è più facile che venga biasimata per i suoi liberi costumi che aiutata a recuperare i suoi beni. E, insomma, non sai mai con chi hai a che fare e tutte queste cose qui.
Niente di strano: quando io cominciai a frequentare la Spagna, lì c’era ancora la polizia tirata su da Franco e ricordo con orrore la volta che andai a denunciare la scomparsa dei miei gioiellini da ragazzina e il poliziotto, che non aveva voglia di lavorare, prima cercò di mandarmi a spasso dicendo: “Peggio per te, la prossima volta starai più attenta” e poi, di fronte alle mie insistenze a sporgere denuncia, mi trasformò in accusata, mi prese il passaporto etc.
Las Palmas di Gran Canaria, 1982. Prima della storica vittoria del PSOE.
Chi se lo scorda più, fu orribile.
Sono quindi andata dalla polizia, ieri, colma di giustificato scetticismo e preoccupata cautela.
Succede che ho un ignoto rompiballe che è entrato in possesso del mio numero di cellulare, e mi continua a fare squilli da più di un mese. Di giorno, di notte, alle 3, 4, 5 del mattino.
Dieci, venti, trenta squilli al giorno. Du’ palle, davvero.
E di notte ormai sono obbligata a spegnere il cellulare ma, santo cielo, io ho una figlia lontana e voglio essere reperibile 24 ore al giorno. Non mi piace spegnere il cellulare.
Ho pazientato per oltre un mese, insomma, e alla fine mi sono rotta le balle e ho detto: “Al diavolo!”. E ho fatto un salto alla stazione di polizia che è vicino alla mia piscina per vedere se potevano fare qualcosa.
(Sì, lo ammetto: ero anche curiosa di darci una sbirciata da vicino, a ‘sta dark side di cui tanto si sente parlare.)
Curioso paese davvero, ed ha ragione Miguel quando scrive: “Le guardie questa volta sono l’intera, sterminata folla dei figli dei contadini dell’Alto Egitto, con i loro volti ingenui e sorridenti, le loro divise strappate, con ancora sulle spalle i segni della frusta, tengono tra le mani la frusta del nuovo Faraone.”
Bambini con le divise bianche che ti stringono il cuore, e non perdono la voglia di sorridere nemmeno dopo 10 ore sotto al sole cocente, e mi capita di prelevare soldi al bancomat mentre loro, davanti a me, controllano la banca, e prelevo in un colpo il loro stipendio di uno o due anni, magari, e loro mi salutano gentilissimi e ridenti e io me ne vado vergognandomi.
Ma poi c’è la polizia vera, gli ufficiali, quelli che parlano inglese e sono palestrati e dice Julia che gli fanno il casting, prima di arruolarli, e sono preoccupanti. Più che preoccupanti. Non vorresti mai fare nulla di male per non finirgli tra le grinfie, ché tra l’altro lo vedi proprio, che il loro mestiere gli piace.
E, insomma, sono entrata, mi sono fatta portare da un ufficiale e gli ho esposto il mio caso.
E poi gliel’ho esposto di nuovo.
E poi ancora.
E intanto il mio passaporto era sparito da una mano all’altra e non lo vedevo più.
E poi mi hanno fatto aspettare in una stanza affollatissima e, dopo un bel po’ che aspettavo, ho detto: “Ok, basta.”
Non che fossi preoccupata: noi miti prof non abbiamo particolari motivi di preoccupazione, in questi casi.
Però me li immaginavo, mentre pensavano: “Questa straniera, sicuramente di facilissimi costumi, che prima avrà provocato e poi si lamenta: mo’ la stanchiamo a sangue e le passa la voglia di romperci le balle con le conseguenze del suo dare numeri di telefono in giro.”
Mi è parsa un po’ su questa linea, la situazione, ecco.
Ho tirato fuori il cellulare e, in quel momento, è entrato l’ufficiale per parlare con qualcuno all’altro capo della stanza, non con me.
“Senta, stavo pensando…” gli ho detto.
E lui: “Che dice? Non la sento!” Era a tre metri.
E io: “Può venire qui, allora?”
E lui, con un sorrisetto: “No.”
E la prof che è in me ha sollevato un tranquillissimo sopracciglio da prof, ché ormai queste reazioni ce le ho nel sangue, e lui forse ha sentito di avere esagerato perché è venuto.
Ed io gli ho detto: “Le dicevo che stavo pensando che forse è il caso che io chiami anche il comandante Tal dei Tali della mia cittadina in Alto Egitto, che mi conosce bene e forse può aiutare a fare qualcosa.”
E gli ho mostrato il mio cellulare, e in memoria c’era il numero del cellulare del comandante Tal dei Tali. Mica paglia.
Ed è che proteggono le loro prof, là in Alto Egitto, e lui era più tranquillo se lo avevamo, io e la collega.
E’ stato mostrare questo numero e assistere alla metamorfosi: il passaporto è ricomparso un minuto dopo, sono state avanzate tranquillizzanti ipotesi sul fatto che potesse essere qualche studente bocciato, il molestatore telefonico, e mi è stato spiegato che esiste una Polizia Telefonica a cui rivolgersi, e come andarci, e pure l’indirizzo in arabo da mostrare al taxista e, insomma, di colpo ero in una stazione di polizia di Stoccolma, più o meno.
Ho detto: “Se è uno studente non voglio che abbia problemi.” Eccheccavoli, mica bello avere problemi qui.
“No, solo una tirata d’orecchi, giusto?” Capiva tutto, l’ufficiale.
“Esatto.”
Poi me ne sono andata in piscina, invece. Altro che Polizia Telefonica.
A misurare tutti i baratri che ci sono tra un gradino e l’altro della scala sociale, quando i limiti del potere non sono definiti in modo ferreo dalla legge. A immaginare le migliaia e migliaia di destini di cui non si sa più nulla, nei paesi dove l’Occidente invia la gente che deve essere torturata.
E, certo, è un piccolo episodio stupido, però pensavo ai Patriot Act nostrani e pensavo che siamo degli incoscienti, in Italia.
Che non ci rendiamo conto.
Che niente vale la perdita della sicurezza per eccellenza, quella di fronte al potere. Del bello della democrazia.
Al molestatore telefonico, gli ho mandato un sms: “Oggi pomeriggio consegnerò il tuo numero alla polizia: mi hai stufato e ho intenzione di darti parecchi problemi.”
(Bum!)
Ho finalmente dormito di nuovo con il cellulare acceso, stanotte.
Non ha più chiamato.

Lo ammetto: mi hai fatto venire i brividi; e credo anche a molti altri. Ma hai fatto bene a farlo…
Anche a me sono ventui i brividi, Lia.
E ancor più ora che ho letto questo:
http://www.cambridge-news.co.uk/news/region_wide/2005/07/11/83e33146-09af-4421-b2f4-1779a86926f9.lpf
Sono le parole di un testimone sopravvisuto alla strage di Londra del 7 luglio. Il suo nome è Bruce Lait e dice quanto segue:
“Il poliziotto mi disse: guarda il buco, lì è scoppiata la bomba.” IL METALLO ERA SPINTO VERSO L’ALTO COME SE LA BOMBA FOSSE STATA SOTTO IL TRENO. A quanto pare dicono che la bomba era in una borsa, ma mon ricordo nessuno nel punto in cui c’era la bomba, e nemmeno una borsa.”
(“The policeman said ‘mind that hole, that’s where the bomb was’. The metal was pushed upwards as if the bomb was underneath the train. They seem to think the bomb was left in a bag, but I don’t remember anybody being where the bomb was, or any bag,” he said.)
Sarebbe utile diffondere questa notizia il più possibile, a mio parere, infatti ho visto che è pochissimo citata nei siti in italiano, in francese e in spagnolo, mentre circola moltissimo in inglese.
La cosa più spaventosa è che non si tratta di congetture fantasiose, ma dell’intervista ufficiale a un testimone ricoverato in ospedale dopo gli attentati e anche visitato dalla Regina.
Si, condivido. Come emigrata in Svizzera tra l’altro ho avuto piccolissimi (in confronto a quel che può succedere altrove) incontri con gli abusi di potere delle istituzioni (perché giovane e nullatenente, oltre che italiana) che mi hanno fatto sentire come classismo sia molto più realie di quanto si creda, ovunque.
(sono felice, per la prima volta in due anni il box commenti si ricorda di me!)
Cara Lia, anche a me fa impressione leggere quanto scrivi. Una pallida idea di come si viva in paesi senza le libertà che noi diamo per scontate me la sono fatta nei giorni del G8 di Genova. Io vivo nel centro storico, in piena zona rossa (il corteo delle auto blu passava proprio sotto le mie finestre) e per giorni per andare al lavoro o tornare a casa ho dovuto esibire i documenti e accettare che mi controllassero la borsa. La sera prima della grande apertura dei lavori mi sono pure piombati in casa tre agenti che, all’apparenza molto cortesi, mi fatto domande su domande mentre uno di loro guardava dappertutto sbirciando persino le coste dei libri. E’ stata un’esperienza sgradevole che mi ha fatto sentire veramente a disagio quasi come se avessi fatto qualcosa di male, non è strano? Il sabato dei disordini ero anch’io in strada, come tanti, semplice spettatrice. In tutto quel casino l’unico momento di vera paura è stato quando ho incrociato lo sguardo di un poliziotto che agitando lo sfollagente mi ha urlato di levarmi dai piedi. Sono finita a un passo da piazza Alimonda pochi istanti dopo che Giuliani venisse ucciso. Ancora oggi non mi capacito di quanto è successo dopo, alla Diaz, a Bolzaneto, voglio dire siamo in Italia, giusto? Ragazzi torturati dai poliziotti… qui, capisci? non in un paese lontano di cui leggiamo solo sui giornali.
Oggi sono più preoccupata delle cosidette misure antiterrorismo che del terrorismo stesso. Vedo le nostre libertà in pericolo, eccome. E io sono italiana e me la caverò, ma già da un po’ la vita degli immigrati di qui ti assicuro è diventata una merda. Conosco ragazzi marocchini che sono stati trascinati in questura per controllare i documenti e sono stati tenuti in stato di fermo senza poter avvertire nessuno per ore e ore. Uno degli studenti di una mia amica, un diciassettenne marocchino, quando ha perso il permesso di soggiorno, che devono sempre portarsi dietro in originale, è andato completamente nel panico convinto che al prossimo controllo documenti lo avrebbero portato in uno di quei lager inventati dalla Bossi/Fini per poi rispedirlo in Marocco senza che potesse avvertire nessuno. E in Italia ci vive da quando ha 6 anni é qui che ormai ha la sua vita e i suoi affetti. Se non fosse stato per la mia amica che praticamente lo ha adottato e che lo ha accompagnato a fare la denuncia di smarrimento e poi a rifare i documenti, credo che da solo non avrebbe trovato il coraggio di andare in questura.
Cara Lia, hai proprio ragione: meglio se cerchiamo di conservare la ns. di democrazia altro che esportarla!
Anche io ho pensato a Genova 2001 quando hanno incominciato a straparlare di leggi speciali per affrontare il terrorismo.
Non so se è solo una mia impressione ma la Sinistra ci si è buttata a capofitto ad invocarle e non capisco se per motivi elettorali (rassicurare il popolino bue) o per cosa altro. Perché – allora – oltre a Genova, Governo di Destra, bisogna ricordarsi che c’è stata anche Napoli e Ministro era Bianco ed il Governo era di Sinistra.
La Commissione Europea, Baroso & Co, anche se un po’ a rilento (vedi vacanze) in barba al voto No dei francesi ed olandesi va avanti
Dove?
Per non dimenticare: l’Inghilterra é a capo dell’UE per 6 mesi.
Di cosa è successo il 7 di Luglio non si sente, si legge, una parola ma guarda caso spunta di nuovo Al Qaeda. Mica così per caso arrivano i rinforzi!
Su Televideo sta scritto:
05/08/2005 12:54
Dal Mondo
BLAIR: “RIVEDERE LEGGE SU DIRITTI UMANI”
Il premier britannico, Blair, ha annunciato che contro il terrorismo potrebbe essere cambiata la legge sui diritti umani, Human Rights Act.
http://www.televideo.rai.it/televideo/pub/pagina.jsp?pagina=151
Financial Times ha pubblicato un articolo sulla nuova strategia degli Stati Uniti contro terrorismo “US shifts anti-terror policy” e contemporaneamente Bush ha nominano Bolton ambasciatore la UN. [Qui un sito con una “versione abbreviata” e un commento puntuale ma divertente, http://lawnorder.dailykos.com/storyonly/2005/8/1/64623/25190%5D
Sembrava che stesero giocando con le parole: da GWOT, the “global war on terror”, a SAVE, the “struggle [or some say “strategy”] against violent extremism” e poco altro.
Ma … notare il passaggio dalla “missione” per la “decapitazione di Al Qaeda” come impostazione dopo 11/9 ad oggi dove “naturalmente, il nemico si è adattato” “è una nuova parte di nuova equazione”.
???
Se “Bush asks Berlusconi to smash the Anti-Imperialist Camp” http://iraqwar.mirror-world.ru/article/59035
Il Ministero dell’Interno individua, nel suo rapporto, che il pericolo per il nostro Paese viene da «scritti e sortite di taglio strategico». Per l’eversione interna è il Fai (Federazione Anarchica Informale, da non confondere con gli anarchici, sono quelli delle bombe per Prodi a Natale) il più pericoloso. http://www.tgcom.it/cronaca/articoli/articolo269311.shtml
e su Libero trovi ” Ai kamikaze meglio sparare alla testa ” Non esitare a sparare, mirando alla testa, contro i sospetti. Anche per primi. È questa la raccomandazione che l’Associazione internazionale dei capi di Polizia ( Iacp, che sta per International association of chiefs of police) – organizzazione fondata… http://www.ergaomnes.net/frame.asp?link=3112
La Clementina Forleo (il giudice che per un suo diverbio con una pattuglia di agenti che aveva fermato un immigrato a Milano) è fra i pochi fuori dal coro e così si è beccata un ispezione dal Ministro Castelli. Ma forse anche i giudici che si sono occupati del rapimento Abu Omar “Arresti per gli agenti Cia: sono pericolosi”
http://www.unita.it/index.asp?SEZIONE_COD=HP&TOPIC_TIPO=&TOPIC_ID=43834
Cara Lia, la conferenza stampa di Blair, oggi, in risposta al video di Al-Zawahiri, è preoccupante esattamente in questo senso.